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Vaiolo delle scimmie: cosa sappiamo

- Credit: Pixabay

SALUTE19 maggio 2022

Vaiolo delle scimmie: cosa sappiamo

di Michela Cannovale

Identificato anche in Italia. L'Iss ha costituito una task force per studiare il virus

Il vaiolo delle scimmie è arrivato anche in Italia. Dopo essere stato isolato nel Regno Unito, in Spagna e in Portogallo, il primo caso del patogeno, noto anche come Monkeypox virus, è stato trovato anche presso l'Istituto Spallanzani di Roma, che ha fatto sapere che il paziente è "un giovane adulto di ritorno da un soggiorno alle isole Canarie che si era presentato al Pronto soccorso dell’Umberto I". L'istituto capitolino ha reso noto che sono contemporaneamente in fase di accertamento altri due casi.

 

Ecco cosa sappiamo finora sul vaiolo delle scimmie:

 

- I sintomi sono simili a quelli di una sindrome simil-influenzale, con gonfiore dei linfonodi ed eruzioni cutanee sul viso e sul corpo. La maggior parte dei pazienti guarisce entro 14-21 giorni, ma la patologia può essere anche fatale. In Africa il vaiolo delle scimmie è fatale in circa il 10% delle persone che contraggono la malattia. La mortalità per il vaiolo umano era di circa il 30% dei casi prima cha la malattia fosse eliminata. Il periodo d'incubazione è 6-13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni. 

 

- Gli uomini possono contrarre il vaiolo delle scimmie attraverso un morso o il contatto diretto con sangue, liquidi organici o lesioni di un animale infetto. La malattia potrebbe anche diffondersi da uomo a uomo, tuttavia è molto meno contagiosa del vaiolo umano. Il contagio uomo-uomo può avvenire attraverso le goccioline di saliva, il contatto con le lesioni e i liquidi biologici infetti, quindi anche attraverso i rapporti sessuali. 

 

- Fino ad oggi in Europa sono stati registrati una ventina di casi, mentre sono una decina i casi sospetti in Massachussets e in Canada.

 

- L'Organizzazione mondiale della sanità non raccomanda, per il momento "alcuna restrizione per i viaggi e gli scambi commerciali con il Regno Unito sulla base delle informazioni disponibili in questo momento". 

 

- Per l'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha costituito una task force composta da esperti del settore, "la malattia si risolve spontaneamente in una o due settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche. Possono essere somministrati degli antivirali quando necessario. È possibile che le persone non vaccinate contro il vaiolo (immunoprofilassi abolita in Italia nel 1981) siano a maggior rischio di infezione con il monkeypox per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del virus del vaiolo con il monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi"

 

- Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha detto: "Ora è un problema europeo e globale, dobbiamo fare molto bene il tracciamento e far sì che si fermi il focolaio. Chi è vaccinato per il vaiolo dovrebbe essere coperto, ma questa vaccinazione dal 1974 in poi non è stata fatta. Una parte importante della popolazione non ha il vaccino del vaiolo e potrebbe essere scoperta". 

 

- Parlando delle possibili terapie, Bassetti ha aggiunto: "Non c’è una cura specifica per il vaiolo, in genere queste forme si autolimitano, hanno una durata e poi si risolvono. I rischi sono quelli di un’infezione intra-umana, ovvero che ci possa essere trasmissione a più persone".

 

- Sempre a proposito di terapie, il microbiologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti ha sottolineato: "Se il vaiolo delle scimmie viene diagnosticato precocemente, è possibile utilizzare una terapia per tenerlo sotto controllo. Il problema vero è che nessun medico ha mai visto il vaiolo umano e tanto meno quello delle scimmie e questo provoca spesso un problema di ritardata diagnosi". E ha precisato: "Non è una malattia nuova e chi la presenta così racconta una bufala clamorosa: è endemica in Congo, abbiamo avuto un cluster nel 2003 negli Stati Uniti e in Sudamerica ci sono stati diversi casi negli anni scorsi. L’unica cosa anomala al momento è l’elevato numero di casi Inghilterra e in Spagna".