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Perché in Italia si vota nelle scuole e non altrove - Credit: Roberto Brancolini / Fotogramma
ELEZIONI 20 settembre 2020

Perché in Italia si vota nelle scuole e non altrove

di Roberto Pianta

Vietato usare le caserme. Ma c'è chi prova con padiglioni fieristici e uffici

 

Per le elezioni regionali-comunali e per il referendum di settembre 2020, in 465 comuni italiani si vota in edifici diversi dalle scuole: come spiega il ministero dell'interno, in questi (pochi) comuni si è voluto individuare soluzioni alternative per evitare le chiusure sulla scuole, che già sono rimaste ferme per l'emergenza Covid-19 a lungo (dalla fine di febbraio all'inizio di settembre).

 

465 comuni, quindi, cioè non molti: sono il soltanto 9% del totale di città e paesi che vanno al voto fra il 20 e il 21 settembre, 5143.

E il totale dei comuni italiani è 7093.

 

Le scuole infatti - a causa del referendum costituzionale e delle elezioni del 20-21 settembre - restano chiuse almeno fino alla campanella della mattina di mercoledì 23 settembre.

 

In Italia da sempre si vota nelle scuole pubbliche perché sono considerate le strutture architettoniche più adatte: grandi aule, corridoi per l'attesa. Per legge non si può votare nelle caserme né nelle sede dei partiti, né in alcun luogo che appartenga a privati. 

 

Esistono numerose caserme dismesse, ma sono concentrate nel Nord-Est del paese - l'area che, dagli anni '50 agli '80, era considerata il più probabile fronte in caso di una terza guerra mondiale. 

 

Per i seggi si potrebbero usare altre strutture: per esempio i municipi, le anagrafi, gli uffici regionali, in generale i molti edifici amministrativi pubblici che di solito restano chiusi nel weekend. Eppure finora non è stato fatto, sacrificando le scuole.

 

Tuttavia ci sono due casi incoraggianti.
Per evitare i seggi nelle scuole, il comune di Pordenone ha allestito  tutti i seggi per il referendum non nelle scuole ma nei padiglioni fieristici.

E a Bergamo, città fra le più funestate dalla pandemia, più  40 mila elettori (circa la metà degli aventi diritto) votano non a scuola ma nel municipio o in altre piccole strutture comunali, come i circoli di ritrovo per la terza età.

 

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