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Montecitorio, Camera dei deputati Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei deputati - Credit: iStock, Maxiphoto
ITALIA 8 ottobre 2019

Taglio dei parlamentari, cosa stabilisce la legge costituzionale

di Luigi Gavazzi

Approvata in quarta lettura da Montecitorio, ora il (possibile) referendum

Il disegno di legge costituzionale che prevede il taglio del numero dei parlamentari è stata approvata in via definitiva, in seconda lettura, dalla Camera.

La riforma riduce i deputati a 400  – rispetto ai 630 attuali – e i senatori a 200 rispetto ai 315 di oggi. A Montecitorio i voti a favore sono stati 553, 14 i contrari e due astenuti. Era necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, pari a 316 voti, ampiamente superata.

 

Hanno votato a favore, oltra al M5s che ha fatto di questa legge uno dei suoi più importanti punti programmatici, anche il Pd, Italia Viva e Leu, le forze politiche dell'attuale maggioranza; e Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia.


 

A Montecitorio si è dunque compiuto il quarto e ultimo voto delle Camere, secondo la procedura di revisione prevista all'articolo 138 della Costituzione.


 

LEGGI ANCHE: Riduzione del numero dei parlamentari: che cosa significa

Cosa prevede il ddl di costituzionale per il taglio dei parlamentari

Il disegno di legge modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Carta costituzionale.

Nello specifico, riduce il numero dei deputati da 630 a 400, compresi i deputati eletti nella circoscrizione Estero che sono ridotti da dodici a otto. 


 

Il numero dei senatori elettivi, invece, è ridotto da 315 a 200, compresi quelli della circoscrizione Estero che passano da sei a quattro. 

La legge modifica anche il numero minimo di senatori per Regione o provincia autonoma, che da sette passa a tre. Al Molise ne resterebbero due, alla Val d’Aosta uno. 


 

Per evitare che il numero dei senatori a vita diventi troppo elevato, è stata introdotta anche una modifica all’articolo 59 della Costituzione, stabilendo che il numero complessivo dei senatori di nomina presidenziale in carica non sia superiore a cinque. 


 

Tutte queste modifiche diventerebbero effettive dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della legge costituzionale.

 

Verso il referendum

Visto che la riforma sarà approvata a maggioranza assoluta (al Senato ha ottenuto 180 favorevoli, 50 contrari nella seconda lettura di luglio) e non dei due terzi, come prevede la Costituzione si potrà richiedere un referendum confermativo. A richiederla possono essere almeno un quinto dei membri di una Camera, 500mila elettori o cinque Consigli regionali. 


 

A quel punto la riforma dovrà essere rimessa al voto degli elettori, che possono bocciarla definitivamente come avvenne per esempio il 4 dicembre 2016 con il referendum costituzionale promosso dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Anche se questa riforma, grazie anche a una certa campagna demagogica che mette in discussione la democrazia rappresentativa, sembra essere molto più popolare di quella voluta dall'attuale leader di Italia Viva.

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