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Haiti a 12 anni dal terremoto

- Credit: Ufficio stampa Focsiv

Mondo02 maggio 2022

Haiti a 12 anni dal terremoto

di Alessandro Cadorin

I paradossi di un Paese diviso tra crisi e insicurezze

 

Sono passati 12 anni dal terribile terremoto da 6.1 gradi della Scala Richter, ma Haiti resta un Paese che riesce sempre a sorprendere. Quando nel 2020 furono accertati i primi due casi di positività al Covid-19 si era subito temuto il peggio: il diffondersi del virus in uno dei paesi più poveri del mondo, con un sistema sanitario disastroso già fragile in condizioni “normali”, poteva essere una catastrofe umanitaria.
 

All’inizio della pandemia, si contavano solo 680 posti letto per i pazienti contagiati dal Covid nel sistema pubblico, dei quali solo pochi dotati di respiratori mentre non erano disponibili i dati relativi al settore privato, i cui costi elevati rendevano comunque i ricoveri inaccessibili ai più.

 

A questa fragilità del sistema sanitario si aggiungeva la concreta difficoltà di far rispettare il distanziamento sociale e l’isolamento in quarantena: case di dimensioni ridotte e sovraffollate, mercati pubblici sempre strabordanti di persone che, pur di sopravvivere, sono costrette a vendere e comprare prodotti in strada.

 

Ciò nonostante, dal 2020 al 2022 il numero di casi confermati di Covid ad Haiti è di circa 27mila positivi e 780 morti, registrati su una popolazione di oltre 11 milioni di abitanti.

Uno scenario non così catastrofico come precedentemente ipotizzato, mentre la vicina Repubblica Dominicana, al contrario, soffre pesantemente il diffondersi della pandemia. Questo rispecchia la grande differenza tra i due Paesi: ad Haiti il turismo non è sviluppato, e quindi la popolazione ha molti meno contatti con l’esterno, e le abitazioni, spesso fatiscenti, sono arieggiate senza l’ausilio di aria condizionata. Tutto questo può aver limitato la diffusione del virus.

 

Sicuramente il numero di tamponi effettuati è molto basso. L’accesso è abitualmente per la classe media benestante e già sensibilizzata. Riconoscere e misurare i casi di Covid e i decessi causati è molto difficile, ed è evidente che i dati rispecchiano solo in parte la realtà.

 

Gli effetti negativi a livello sociale ed economico hanno compromesso ulteriormente la situazione di un Paese ricaduto già dal 2018 nell’instabilità politica e nell’insicurezza, stritolato da una crescente ineguaglianza e dall’aggravarsi della povertà.

 

Negli ultimi anni la svalutazione della gourdes (la moneta locale) sul dollaro americano (la valuta di riferimento per gli scambi commerciale) è stata continua, tanto da causare un’inflazione disastrosa con conseguenze sul reddito familiare sia della già ristretta classe media e ancor di più sull’esteso ceto popolare.

 

Senza considerare i continui e mai sopiti scontri tra gang criminali, interrotti solo per pochi mesi durante le disposizioni anti-Covid. Scontri che intrecciano e riflettono gli interessi delle diverse fazioni politiche. A pagarne le spese, come sempre, sono i più vulnerabili ed anche chi si impegna nella cooperazione e nel sociale.

 

Qualche esempio: a Gros Morne, nel Dipartimento dell’Artibonite, due operatori sanitari dell’Ospedale HAM, sostenuto da Caritas Italiana e Cei, sono stati rapiti e solo dopo qualche settimana liberati.

A Delmas 31, zona complessa di Port au Prince - dove opera con grande coraggio Suor Luisa Dell’Orto con il Centro educativo e comunitario Kay Chal -, dopo l’uccisione di un poliziotto, che si era opposto al tentativo di dominio delle gang nel quartiere, la comunità è insorta, tenendo a distanza la minaccia delle bande.

Così, con la stessa tenacia e resistenza, la Congregazione dei Petits Frères Sainte Thérèse de l'Enfant Jésus operano a fianco dei contadini, i paysans, nelle zone remote del paese. Ed è proprio a loro e a Caritas Haiti che si rivolgono i due interventi di Focsiv e Caritas: da un lato si favorisce il lavoro, con la costruzione di una “Banca delle sementi”, che potrà consentire la fornitura ai piccoli agricoltori degli strumenti per la loro autonomia, e dall’altro si risponde all’emergenza cibo e all’acuirsi dell’insicurezza alimentare fornendo, grazie alla Caritas locale, un sostegno alimentare a 700 famiglie vulnerabili.

 

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Alessandro Cadorin è il responsabile di Caritas Italiana ad Haiti.

Se volete sapere come sostenere Focsiv e Caritas, potete visitare il sito insiemepergliultimi.it.