TimGate
header.weather.state

Oggi 06 luglio 2022 - Aggiornato alle 03:00

 /    /    /  Libano, l’amaro sapore della vita nella Terra dei Cedri
Libano, l’amaro sapore della vita nella Terra dei Cedri

- Credit: Ufficio stampa Focsiv

Insieme per gli ultimi22 maggio 2022

Libano, l’amaro sapore della vita nella Terra dei Cedri

di Chiara Bottazzi

La crisi economica, politica e sociale.
Il racconto di Zeina, rifugiata siriana, e il programma Giovani per la pace 

Vi sono nel mondo Paesi che, secondo gli esperti internazionali, possono essere definiti terre di cerniera, ossia luoghi che possono essere il gancio di un possibile mondo migliore. Si sostiene che se in questi Paesi sussiste una pacifica convivenza allora questi possono assumere il loro ruolo: tener insieme, saldare e permettere che la pace sia salva, in caso contrario allora si precipita nell’uso della forza e della violenza.

Il Libano, la Terra dei Cedri, è uno di questi Paesi cerniera. Un territorio stretto tra Paesi devastati da anni di guerra, come nel caso della vicina Siria e dell’Iraq, e luoghi dove le tensioni etniche e religiose causano violenze, come nell’altrettanto vicina Terra Santa.
 

Un Paese che per anni, prima degli anni di guerra civile, è stato considerato la Svizzera del Medio Oriente e che oggi deve fare i conti con una crisi economica, fra le peggiori al mondo dal 1850. La Lira libanese in solo tre anni ha progressivamente perso il 90% del suo valore, impoverendo milioni di famiglie.

A fronte di questo i prezzi del cibo, del carburante, delle medicine continuano a crescere ad un ritmo allarmante.

Lo stipendio minimo di 675 mila Lire libanesi, che 3 anni fa valeva 450 dollari, oggi è ridotto al valore di solo 30 dollari. È diventato praticamente impossibile, per la gran maggioranza dei libanesi di ogni classe sociale, fare la spesa, cucinare, mandare i figli a scuola, vivere. 

 

A quella economica si aggiungono altre due crisi. La prima è quella del sistema politico: ne sono testimonianza le proteste popolari che hanno attraversato tutto il Paese tre anni orsono e che ancora, a fasi alterne, infiammano gli animi dei libanese.

Poi c’è la crisi sociale, che ha come protagonisti oltre tre milioni di poveri, dei quali la metà è costituita da libanesi che hanno perso il lavoro ed i risparmi di una vita. L’altra metà è rappresentata dai rifugiati palestinesi, iracheni e, soprattutto, siriani, arrivati qui a causa della guerra che dal 2011 devasta la Siria. La significativa presenza di siriani ha aumentato le tensioni sociali fra libanesi e rifugiati, in un Paese già fortemente instabile.

 

In questa difficile cornice si inserisce il programma Giovani per la pace promosso da Caritas Libano, una formazione teorica sulla cittadinanza attiva, la riconciliazione fra popolazione locale e quella rifugiata, in particolare siriana, e la progettazione sociale.

Un’iniziativa che permette ai giovani libanesi e siriani di vivere delle esperienze di servizio pratiche a favore delle famiglie con forte disagio economico, bambini, sfollati interni o rifugiati, disabili ed anziani.
 

Un esempio dell’azione concreta di solidarietà di questi giovani impegnati per la pace è stata la tragica esplosione del porto di Beirut che nel 2020 ha causato centinaia di vittime e oltre 300mila sfollati. Nelle ore immediatamente successive la deflagrazione circa 800 giovani, da ogni parte del Libano, sono giunti per prestare servizio alla popolazione coinvolta. 

 

Zeina, 22 anni, è arrivata in Libano nel 2016 scappando dalla guerra nel suo Paese, la Siria. Spiega come abbia provato un profondo dolore verso tutte quelle persone che hanno perso la vita, i loro cari, le loro abitazioni, la loro vita quotidiana. Conosce a fondo cosa significhi “perdere”. Lei stessa ha visto le stesse devastazioni, la stessa sofferenza nella sua terra d’origine. 

 

Zeina considera Beirut come la sua città. Nei giorni dell’esplosione del porto si è unita al team dei volontari del programma Giovani per la pace, con i quali lavorando 24 ore al giorno per ripulire le case ricoperte da macerie e per distribuire cibo e acqua alle tantissime persone coinvolte. 

 

Tuttavia ritiene che la buona volontà non basti. L’emergenza è dietro le spalle e di fatto le persone hanno ricevuto cure mediche, un alloggio e la città è stata ripulita dai detriti, ma non è sufficiente. Beirut e tutto il Libano, i libanesi ed anche i siriani che qui vivono, sono in una situazione di emergenza. 

 

Anche per questo il programma Giovani per la pace è così importante. È grazie a programmi di cittadinanza solidale, che includono attività come i campi estivi per bambini vulnerabili, la ristrutturazione di abitazioni di famiglie fragili, la riforestazione di aree desertiche del Paese ed anche la formazione teorica per i giovani volontari, con incontri sull’importanza della pace e della riconciliazione, che i ragazzi siriani e libanesi potranno costruire un mondo nuovo. 

La pace va oltre.

 

“Possiamo essere quella differenza capace di unire una società, divisa sia in Libano che in Siria, da troppo tempo.” Conclude Zeina.