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Amazon potrebbe posticipare il “Prime Day” a settembre - Credit: iStock
E-COMMERCE 23 maggio 2020

Amazon potrebbe posticipare il “Prime Day” a settembre

di Federico Bandirali

La giornata delle “promozioni” destinata a slittare per i problemi nelle consegne dovuti alla pandemia

Amazon, stando a quanto riporta il Wall Street Journal, potrebbe posticipare il “Prime Day”, ovvero “l’evento promozionale” per definizione del colosso dell’e-commerce, a settembre.

Motivo? Banalmente la pandemia ha innescato una dinamica per cui gli ordini online sono cresciuti a dismisura, cogliendo impreparata la società di Jeff Bezos che si sta pian piano attrezzando per evadere tutti gli ordini.

 

Il “Prime Day”, che solitamente è calendarizzato nel cuore dell’estate, rappresenta una sorta di “mucca da mungere” visto che, solo nel 2019, ha spostato circa sette miliardi di dollari dai conti in banca degli utenti a quello del colosso di Seattle, che evidentemente non intende perdere un cent per disguidi nelle consegne dei prodotti.

 

Questo perché, come e più di tutto il mondo dell’e-commerce, Amazon sta avendo grosse difficoltà nell’evadere gli ordini dei clienti con servizio di consegna a domicilio da inizio pandemia. A marzo, infatti, la società aveva annunciato che avrebbe dato “priorità temporanea” alla consegna di beni essenziali, dal materiale medico ai prodotti per la casa, in modo da riuscire a soddisfare gli utenti/clienti.

 

Tuttavia, anche a causa delle proteste dei dipendenti dei magazzini costretti a lavorare in condizioni di sicurezza rivedibili (eufemismo) per la protezione dal coronavirus SARS-Cov-2 e delle conseguenti proteste, le consegne hanno subito ritardi sempre maggiori.

 

Una situazione che ha obbligato Jeff Bezos a investire 4 miliardi in ragione degli effetti della pandemia. Cifra roboante, certo, ma risibile rispetto al fatturato del primo trimestre dei 2020, pari a 75,5 miliardi e che erode solo l’utile operativo del periodo in questione (4 miliardi, appunto).

 

Il tutto senza nemmeno sfiorare i ricavi successivi, aumentati con l’imposizione del lockdown in tutto il mondo o quasi, al punto che gli utili stimati a fine aprile hanno raggiunto i 25 miliardi di dollari totali. Ma, come un cane che non molla l’osso fino all'utlimo, il fatturato del Prime Day è essenziale per l’uomo più ricco del mondo, e già prima dell’indiscrezione del WSJ si ipotizzava un suo rinvio ad agosto.

 

Tornando al ridicolo della vicenda, secondo quanto riferito dalla Reuters il colosso dell’e-commerce prevede di perdere 100 milioni di dollari - quindi nulla o quasi se paragonato all’utile netto - perché ha prodotto troppi dispositivi che dovrebbe vendere a prezzo scontato per via dei ritardi.

 

Un non problema che, come tante altre piccole cose, evidenzia l’ingordigia di Bezos, evidentemente intenzionato a rifarsi a breve delle decine di miliardi sborsati per il divorzio con la sua ex-moglie. Ingordigia che nel 2019 aveva portato il Prime Day a sdoppiarsi pur non cambiando nome, spalmando le offerte in due giorni (il 15 e il 16 luglio) per arrivare al “più grande successo commerciale nella storia dell’azienda”.

 

Successo che, come chiarito da Amazon stessa, portò anche ad un aumento esponenziale nella creazione di nuovi account sulla piattaforma e di adesioni al servizio Prime. Elementi che chiariscono meglio di mille parole perché, adesso, l’evento è evidentemente destinato ad essere posticipato.

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