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Perché sarà più difficile vendere prodotti contraffatti su Amazon - Credit: iStock
E-COMMERCE 26 giugno 2020

Perché sarà più difficile vendere prodotti contraffatti su Amazon

di Federico Bandirali

Un’apposita task-force individuerà e bloccherà chi vende imitazioni sulla piattaforma

La vendita di prodotti contraffatti online, da tempo, è un problema diffuso che interessa anche i principali portali di e-commerce come Amazon ed eBay.

Per questo, il colosso statunitense di Jeff Bezos da tempo impegnato nel provare ad eliminarne la vendita sulla piattaforma da parte dei rivenditori, ha deciso di passare al contrattacco creando una task-force dal nome altisonante (“Counterfeit Crimes Unit”): un team composto da “ex procuratori federali, investigatori esperti e analisti di dati” che lavoreranno per "passare all'offensiva" in modo proattivo contro i contraffattori, invece di reagire cercando semplicemente di identificare e bloccare la vendita di merce falsa.

 

Nelle intenzioni del colosso di Seattle, la nuova “unità contro la contraffazione” semplificherà l’avvio di azioni legali contro i contraffattori aiutando al contempo le aziende nelle indagini per tutelare il proprio brand oltre a collaborare con le forze dell’ordine per contrastare l’annoso fenomeno criminale.

 

La vendita prodotti falsi, infatti, rappresenta un problema non da poco per le piattaforme di e-commerce in generale, specialmente a causa di rivenditori terzi che, incessantemente, provano ad ingannare i potenziali clienti per incentivarli ad acquistare banali imitazioni con varie tecniche (tra tutte, la pià diffusa prevede sconti iverosimili).

 

Per questo motivo diverse aziende, tra cui la Nike, hanno deciso di non commercializzare più direttamente i propri prodotti direttamente sulla piattaforma di e-commerce più popolare al mondo, adducendo come motivazione che la presenza di rivenditori senza licenza e promotori delle loro merci acuisce il problema.

Che, ironia della sorte, interessa anche i prodotti a marchio Amazon.

 

L’escalation del fenomeno ha recentemente portato al coinvolgimento dell’amministrazione Trump per fronteggiare il problema, con l’inclusione di cinque siti stranieri presenti su Amazon in una sorta di black list della Casa Bianca dedicata al mercato della contraffazione e aggiornata annualmente.

 

In quella circostanza Jeff Bezos si difese parlando di “vendetta personale” del presidente statunitense contro di lui e Amazon, motivata dal fatto che Bezos è proprietario del Washington Post che non rientra certo tra i quotidiani “pro Trump” e, per questo, ha generato uno scontro tra i due che si protrae ormai da anni.

 

Nel comunicare l’istituzione della nuova task force, Amazon ha provato a portare un po’ di acqua al proprio mulino rendendo noto come, solo nel 2019, abbia speso più di cinquecento milioni di dollari impiegando circa ottomila dipendenti per eliminare frodi e contraffazioni dalla piattaforma, oltre ad aver bloccato 2,5 milioni di account sospetti ancor prima che iniziassero a vendere, eliminando ben sei miliardi di inserzioni ingannevoli.

 

Numeri rilevanti, ma la necessità di passare al contrattacco da parte del colosso di Seattle evidenzia come, in realtà, siano solo di una piccola fetta del prolifico e ricco mercato della contraffazione.

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