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Coronavirus: l’app Immuni sarà disponibile a inizio giugno Screenshot attivazione Immuni - Credit: Ministero dell'Innovazione
FASE 2 25 maggio 2020

Coronavirus: l’app Immuni sarà disponibile a inizio giugno

di Federico Bandirali

Pubblicato anche il codice sorgente, ma mancano ancora i contact tracer

Dopo mille rinvii, annunci e, immancabili, polemiche, è quasi tutto pronto per il lancio dell’app Immuni, il sistema di contact tracing selezionato dal ministero dell’Innovazione lo scorso aprile e rimasto nel limbo a lungo, anche troppo, a causa della scelta di utilizzare la piattaforma di tracciamento frutto dell’alleanza tra Google e Apple sancita il 10 aprile scorso.

Ad annunciare il rilascio, nel corso di un’intervista a Radio 24 nella mattinata del 25 maggio, il viceministro alla salute Pierpaolo Sileri che ha affermato: “Immuni arriva in 10-15 giorni. Immagino che per la prima decade di giugno. È un tracing importantissimo che quando sarà attivo darà importanti diffusioni su tracciamento e diffusione della malattia”. Chiarendo implicitamente come l’app sarà disponibile verosimilmente nella seconda settimana di giugno.

 

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Pubblicati i codici sorgente di Immuni

In precedenza il 16 maggio, Luca Ferrari - tra i fondatori della società Bending Spoons incaricata di realizzare l’app – aveva condiviso su Github, piattaforma che mette a confronto gli sviluppatori di tutto il globo su singoli progetti, le specifiche tecniche di Immuni e il suo funzionamento.

 

Nella notte tra il 24 e il 25 maggio Bending Spoons ha fatto un passo in avanti pubblicando, sempre su Github, gli ultimi dettagli non ancora di pubblico dominio dell’app, ovvero i codici sorgente “open source”, dopo che il ministero dell’Innovazione aveva fatto altrettanto con una nota.

 

Nessuna novità: anonima e ad adesione volontaria

Il passaggio era per certi versi atteso dopo che sul finire della scorsa settimana Google e Apple avevano terminato la loro collaborazione mettendo a punto il sistema per far “dialogare”, attraverso la particolare connessione Bluetooth LE (a basso consumo energetico) iPhone e smartphone Android affidando la piattaforma alle autorità sanitarie dei 22 Stati che ne avevano fatto richiesta, aggiornando poi i rispettivi sistemi operativi con la nuova tecnologia che, ad ogni modo, senza app specifica non viene attivata.

 

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Sul funzionamento di Immuni nulla di nuovo: modello decentralizzato con dati archiviati su smartphone come imposto dai due colossi statunitensi, nessun tracciamento degli spostamenti con il GPS, anonimità, adesione volontaria e dati condivisibili solo previa autorizzazione di chi possiede il telefono, con notifiche di “rischio” diverse a seconda della tipologia di contatto e archiviazione dei dati condivisi attraverso il server centrale messo a disposizione da Sogei e da cancellare entro la fine del 2020.

 

Rispetto alla privacy, evidentemente tutelata, anche il Garante Antonello Soro nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare per la semplificazione, ha precisato che Immuni rispetta tutti i requisiti richiesti, anche se i nuovi documenti saranno oggetto di valutazione dell’autorità per vedere se presentano potenziali rischi.

 

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Il "problema" dei contact tracer annunicati e poi "spariti"

Nella giornata, abbastanza caotica per i problemi creati dai troppi assembramenti visti in tutta Italia durante il weekend, anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha parlato di Immuni:  Sala: “Possibile che ora si parli solo di questo termine bruttissimo che è movida e non si parli più della app, che poi da sola non serve a niente. Servono i tracciatori (ovvero i contact tracer), migliaia (sei stando alle decisioni del ministero della Salute) di persone che prendono ciò che Immuni segnala, lo decifrano e da ciò permettono di intervenire. All'estero ne stanno assumendo a migliaia, da noi non se ne parla”.

 

In effetti la vicenda dei 6.000 contact tracer e dell’assenza di strumenti adeguati per ripartire “in sicurezza” nella Fase 2 - al di là dell’app che non è la panacea di tutti i mali e ha subito ritardi per la saggia scelta di appoggiarsi al sistema creato da chi sviluppa i sistemi operativi degli smartphone -, è incomprensibile.

 

Menzionati da ministro Speranza non esattamente poche ore fa, i contact tracer sono spariti dai radar di tutti e, allo stato attuale, non risulta in corso nessun processo di selezione al quale dovrebbe seguirne uno di formazione abbastanza lungo. Eliminando così una delle “armi” utili a controllare capillarmente la diffusione del virus e ricostruirne “il percorso”.

 

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Google: "Tracciamento efficace anche se usato dal 20% dellla popolazione"

La buona notizia, invece, arriva direttamente da Big-G per voce del CEO Sundar Pichai. A lungo si è detto che, per essere efficace, Immuni dovrà essere scaricata e usata da, minimo, il 60% dei cittadini, con un target del 70% ritenuto “ottimale”.

Nei giorni, la percentuale è scesa, ma come dichiarato dal numero uno di Big-G e della holding controllante Alphabet in un’intervista a Wired, la piattaforma di contact tracing per il coronavirus “avrà un impatto positivo anche se solo il 10%-20% degli utenti lo userà. Più saranno, meglio funzionerà”, spiegando poi che non sono da escludere nuove collaborazioni con la rivale storica Apple in virtù della fruttuosa collaborazione con il suo omologo a Cupertino, Tim Cook.

 

Detto ciò, in assenza dei contact tracer e con la libera scelta di aggiornare o meno il proprio “status” se positivi al Covid-19 avvertendo gli altri utenti “a rischio”, pare evidente come almeno il 50% degli italiani, una volta disponibile, dovranno usare l’app Immuni. Il conto alla rovescia è iniziato, e la speranza che possa rappresentare un valido supporto nella Fase 2 deve necessariamente tramutarsi in realtà.

 

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