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L'app Immuni ha contenuto 2 focolai, ma i download restano pochi Logo app Immuni - Credit: Sito ufficiale Immuni
APP 6 agosto 2020

L'app Immuni ha contenuto 2 focolai, ma i download restano pochi

di Federico Bandirali

Solo 4,6 milioni. Pisano: “Informare sui benefici e comunicare meglio: il governo insisterà”

L’app Immuni, che per il momento non riesce a far breccia negli smartphone degli italiani come da intenzioni del governo, è stata scaricata 4,6 milioni di volte (dato del 2 agosto con incremento di 300 mila download rispetto all’ultima rilevazione), che a logica e in assenza di riscontri ufficiali vuole dire che circa 4 milioni di persone la utilizzano.

Eppure, nonostante l’esiguità dei numeri, come sottolineato dalla ministra dell’Innovazione Paola Pisano, in un intervento ad Agorà su Rai3, e necessario “cercare di spingere l'app, e il governo continuerà a insistere”.

 

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Anche perché, come annunciato dalla ministra, grazie a Immuni sono stati contenuti due focolai, pertanto “è importante che i cittadini”, oltre a rispettare le regole di prevenzione del contagio, “scarichino e utilizzino” l’app per il contact tracing.

 

Pisano ha accennato alle troppe informazioni “false” diffuse sull’app, riprendendo l’opinione dell’Oms secondo cui la qualità e la precisione dell’informazione potrebbero essere il “volano” per arrivare ad un numero soddisfacente di download, in Italia come nel resto del mondo.

 

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L’applicazione per il tracciamento dei contatti a rischio contagio da coronavirus SARS-Cov-2 “è stata citata” anche dalla prestigiosa e rinomata rivista scientifica Nature in un recente articolo “come uno dei sistemi per riuscire a limitare una seconda ondata e, anzi, per cercare di non avere proprio una seconda ondata” di contagi, ha evidenziato la ministra.

 

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Ponendo l’accento sul fatto che grazie a Immuni “sono stati identificati e fermati due focolai” sino ad ora, “63 persone che sono risultate positive al tampone” avessero installato l’app, e questo ha consentito di “inviare le notifiche” di rischio ad oltre 100 utenti (110 per essere precisi).

 

Delle 63 persone positive al tampone che hanno “avvisato” l’app e i contatti a rischio così distribuite: 21 a giugno, mese del lancio di Immuni, 38 a luglio e 4 nei primi due giorni di agosto, che si preannuncia come mese importante per l’app visto l’incremento delle segnalazioni, che lascia pensare ad un dato più rilevante a fine mese. 

 

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Rispetto alla campagna di comunicazione, deficitaria, “noi continueremo a insistere per favorire la diffusione dell'app”, ha chiarito Pisano. Prendo atto di come sull’app siano uscite “molte informazioni contrastanti, informazioni spesso non vere, perché l'app è volontaria e non geolocalizza, non registra dati personali del cittadino ma solo codici alfanumerici”, ed è quindi una tra le più sicure in circolazione rispetto alla privacy.

 

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In quest'ottica, ha proseguito la titolare del dicastero dell’Innovazione, “è fondamentale che i cittadini sappiano come funziona Immuni”, prendendo consapevolezza di come sia uno strumento tecnologico davvero “utile per proteggere” i singoli individui e l’intera comunità.

 

Rammentando infine come “il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la cerimonia del ‘ventaglio’ ha sottolineato come, dovendo continuare a convivere con il virus, dobbiamo a continuare a proteggerci”.

 

 Evidentemente è prematuro tirare le somme affermando che l’app ha fallito o è stata un successo, considerando che 4,6 milioni di download in due mesi per un’applicazione sono tanti, ancor di più se si pensa che è stata sviluppata gratuitamente dalla società milanese Bending Spoons.

 

Un bilancio definitivo si potrà stilare solo nei prossimi mesi, mentre al momento la valutazione sull’utilità di Immuni resta affidata ai singoli cittadini, che per farlo dovrebbero comunque scaricarla decidendo poi se, a loro avviso, è utile o meno, scegliendo di mantenere sullo smarphone o se disinstallarla.

 

Il non farlo a priori, invece, è un rischio, e per questo è necessario che si passi da una comunicazione molto “istituzionale” ad una più “accattivante” e ricca di informazioni dettagliate, in modo tale da convincere gli italiani a utilizzarla, sperando di arrivare al fatidico 60% della popolazione. Eventualità  che renderebbe Immuni efficace come supporto alle attività di tracciamento dei contagi in caso di seconda ondata, sebbene sia un’eventualità che nessuno si auspica.

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