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L’app Immuni è stata scaricata 4 milioni di volte - Credit: Sito ufficiale Immuni
APP 29 giugno 2020

L’app Immuni è stata scaricata 4 milioni di volte

di Federico Bandirali

Per gli sviluppatori numeri non ottimali. La ministra Pisano: “Tecnicamente funziona bene”

L’app Immuni nella settimana dal 20 al 27 giugno è passata da 3,3 a 4 milioni di download e per la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, “dal punto di vista tecnico funziona bene, ora tocca al ministero della Salute, con cui c’è stata armonia nella sua progettazione e nel successivo sviluppo, fare in modo che venga usata nella maniera migliore possibile”.

Intervenendo a SkyTg24 la ministra, oltre a fare il punto della situazione, ha anche chiarito che la scelta della piattaforma tecnologica per il contact tracing sviluppata da Apple e Google è stata tale affinché l'app “fosse il più inclusiva possibile, in grado di dare un beneficio alla maggior parte della popolazione".

 

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Soffermandosi sugli aspetti relativi alla privacy, tutelata al di là di ogni ragionevole dubbio, Pisano ha spiegato una volta di più che “tramite questa app non è possibile accedere all’identità del cittadino, abbiamo seguito i regolamenti” nel merito “a livello italiano ed europeo, oltre alle indicazioni del garante della Privacy”.

 

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Infine la titolare del dicastero dell’Innovazione ha affrontato il tema delle tante app create dalle varie regioni affermando: “È necessario che si utilizzi solo Immuni per proteggere al meglio le persone e fare in modo che ci sia un controllo unico dei dati, onde evitare che emergano nuovi focolai”.

 

Dopo le parole di Pisano, sempre ai microfoni di Sky è intervenuto Luca Ferrari, amministratore delegato della società milanese Bending Spoons che ha ricevuto l’incarico dal comitato di 74 esperti creato appositamente dal ministero dell'Innovazione lo scorso 10 aprile per realizzare e sviluppare gratuitamente un'app di contact tracing.

 

Spigando che, relativamente al numero di download “non avevamo precise aspettative. Per noi era una cosa piuttosto nuova, e l’Italia è stata tra le prime nazioni a dotarsi di un’app” per tracciare e identificare i contatti a rischio contagio.

 

Tuttavia, davanti alla reticenza degli italiani a scaricare Immuni, Ferrari non ha dubbi: “È cruciale che il maggior numero di persone la scarichi, 4 milioni di download sono pochi rispetto a quello che potrebbe servire in Italia”.

 

Parole che palesano come, in effetti, le tante polemiche sterili che ne hanno accompagnato il percorso sin dalle prime fasi abbiano sortito l’effetto indesiderato di dissuadere tanti dei 23 milioni di italiani i quali, secondo i sondaggi, a suo tempo si erano detti decisi a scaricare l’app una volta disponibile.

 

Sterili perché se da un lato la privacy - il problema principale per molti – è stata effettivamente tutelata (forse anche troppo), dall’altro il continuo “battere” su questo tasto da parte di esponenti di spicco delle opposizioni potrebbe rendere vana la realizzazione di Immuni.

 

Che, ad ogni modo, in questa fase successiva alla sperimentazione di una settimana in 4 regioni (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) iniziata l’8 giugno e alla successiva attivazione su scala nazionale dal 15 è ancora – come normale per tutte le app "nuove" – in fase di rodaggio.

 

Con parametri tecnici da stabilire in corso d’opera per evitare che, dopo l’evidente “tregua” della pandemia nel paese, in caso di eventuale seconda ondata Immuni possa davvero essere utile per evitare altri lockdown e circoscrivere rapidamente cluster e focolai.

 

Il problema è che per farlo, oltre a procedure chiare (e per ora non lo sono) successive alla ricezione delle notifiche di rischio formalizzate dal ministero della Salute, Immuni va scaricata e usata adesso dal maggior numero di persone possibile. Da incentivare, presumibilmente, anche con una campagna di comunicazione più incisiva rispetto a quella un po' "asettica" avviata a metà giugno.

 

Sempre in attesa del lancio della versione per device Huawei senza i servizi di Google Play (i modelli più recenti prodotti dal colosso di Shenzheni) nell’AppGalley, che sarà pronta a breve dopo il rilascio delle API da parte del colosso di Shenzhen e che, evidentemente, non ha facilitato le cose per Immuni.

 

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