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Competenze digitali tra i giovani: italiani terzultimi in Europa - Credit: Antonio Guillem / iStock
TECNOLOGIA 27 luglio 2020

Competenze digitali tra i giovani: italiani terzultimi in Europa

di Federico Bandirali

Solo Romania e Bulgaria peggio nella fascia d’età 16-24 anni

A scuole chiuse e in attesa di capire quando e come riapriranno a causa della pandemia da coronavirus SARS-CoV-2, la didattica a distanza con le soluzioni digitali è diventata quasi, e si spera per poco ancora, abitudine e contestualmente necessità.

 

Un problema per l’Italia, che stando ai dati riferiti al 2019 registra un tasso di competenze digitali per i ragazzi nel range di età 16-24 anni tra i peggiori dell’area Ue.

Infatti, con i giovani costretti a lavorare o studiare da remoto causa pandemia, Eurostat certifica che non si tratta di una buona notizia per il nostro Paese, dove meno di due terzi dei ragazzi in questione hanno competenze di “alfabetizzazione” digitale essenziali o avanzate.

 

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Numeri drammatici se confrontati con tutto il resto dell’Unione Europea, dove l’80% dei giovani sa districarsi in rete con competenze superiori a quelle dei ragazzi italiani.

In cima alla lista del report, infatti, si trovano Croazia, Lituania, Estonia e Paesi Bassi, dove il tasso di alfabetizzazione digitale supera abbondantemente il 90% a fronte del misero 56% nostrano.

E, in caso di seconda ondata della pandemia, queste diseguaglianze sono quasi certamente destinate a peggiorare.

 

Il quadro, della situazione, peraltro, non migliora se si allarga la fascia d’età considerata estendendola dai 16 ai 74 anni, con un misero 56% di italiani che hanno competenze digitali adeguate (+24% rispetto agli under 24, fermi al 32%), Percentuale che sale al 65% includendo chi è già, per età, attivo nel mercato del lavoro: un dato che colloca l’Italia tra i Paesi ancora più colpiti dal digital divide tra i ragazzi, con le sole Romania (56%) e Bulgaria (58°%) ad inseguire.

 

Un problema a cui è necessario ovviare nel più breve tempo possibile, investendo denaro e altre risorse per colmare un gap che, in futuro, potrebbe “costare” davvero tanto – economicamente e come prospettive lavorative dei singoli – al nostro Paese.

 

Anche perché tra gli adulti che teoricamente potrebbero aiutare i ragazzi (siano essi figli o nipoti)  le cose non vanno molto meglio: nell’area Ue - riferendosi al 2019 - il 64% di quelli conviventi con adolescenti e bambini al di sotto dei 16 anni ha competenze digitali di base, mentre in Italia sono solo il 45%,

Inoltre, un terzo degli interpellati ha ammesso di avere scarse competenze informatiche in generale. 

 

Numeri impietosi se confrontati con quelli delle nazioni digitalmente evolute (Paesi scandinavi, baltici, balcanici e Germania), con Romania (34%) e Bulgaria (32%) a “regalarci”, ancora una volta, la magra consolazione del terzultimo posto nella graduatoria.

 

Le competenze digitali in questione sono riferite ad ambiti specifici stabiliti nel 2015 dalla Commissione europea insieme ai vari istituti di statistica dei 27 Paesi Ue (ISTAT per l’Italia, e allora erano 28 nazioni visto che la Brexit era solo una possibilità, poi concretizzatasi il 31 gennaio 2020), al fine di elaborare un nuovo metodo statistico per “valutare” le conoscenze che le persone dichiarano di avere e la loro capacità di muoversi su Internet in quattro macro-aree,

 

Le quattro aree del “Quadro delle competenze digitali” (Digital Competence Framework)

Che, nello specifico, sono relative a questi quattro ambiti:

 

- La capacità di identificare, trovare, archiviare organizzare e elaborare informazioni, inclusa la capacità di valutare se utili e rilevanti rispetto agli obiettivi prefissati.

 

- L’attitudine alla risoluzione dei problemi tecnici (problem solving), migliorando sia le proprie competenze nel tempo che quelle degli altri.

 

- L’abilità nel comunicare in ambienti digitali, condividere le risorse con gli appositi strumenti in Rete, collaborare con app e software ed essere parte integrante delle comunità su Internet

 

- Il saper creare contenuti testuali e multimediali, rielaborare quelli già pubblicati e condivisi e, oltre alla creatività digitale, l’essere a conoscenza e in grado di applicare le norme relative a copyright e proprietà intellettuali.

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