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VIDEO Dati personali e dati sensibili
VIDEO PER CONOSCERE

Dati personali e dati sensibili

di Alexandro Dipalo

Vediamo la differenza tra dati personali e dati sensibili, e la loro importanza.

Abbiamo affrontato diverse volte il tema dei dati personali e dei dati sensibili e vi ho parlato di come evitare rischi rispetto alla vostra privacy quando navigate in rete e utilizzate i vostri social. 

C’è però una cosa su cui non mi sono mai effettivamente soffermato, qualcosa che in realtà è importante che sappiate.

Si parla sempre di proteggere i propri dati, di non lasciare in giro informazioni e quant’altro, ma cosa sono davvero questi dati personali e dati sensibili? Sono la stessa cosa? Come possono essere diffusi e utilizzati? 

Cominciamo da una risposta semplice: no, dati personali e dati sensibili non sono la stessa cosa, vediamo perché.

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali

Innanzitutto dobbiamo parlare di chi ha stabilito questa differenza, ossia dell’organo che si occupa di tutelare il trattamento di questi dati. Questo organo è il GPDP, ossia il Garante per la Protezione dei Dati Personali, un ente amministrativo che, appunto, assicura la tutela della privacy qui in Italia

Questo ente ha molte responsabilità, prima tra tutte garantire che i dati personali dei cittadini vengano trattati secondo le norme di legge. Si occupano anche di verificare tutte le segnalazioni e i reclami relativi ad un trattamento illegale e bloccare qualsiasi operazione che possa ledere alla salvaguardia della privacy

Devono anche tenere un registro di questi trattamenti, formulare regolamenti, proporre al Governo e al Parlamento eventuali modifiche ai provvedimenti normativi legati alla privacy… insomma, di lavoro ne hanno. 

Ora che sappiamo chi è l’autorità che regolamenta il trattamento dei dati personali e sensibili, vediamo che cosa dice rispetto alla differenza tra i due termini.

Differenza tra dati personali e dati sensibili

Secondo il GPDP, i dati personali sono le informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica e che possono fornire informazioni sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, ecc… 

Uso le loro parole esatte perché mi sembra che siano più che esplicative rispetto a quello di cui stiamo parlando, inoltre vengono fatte anche delle specificazioni che dividono questi dati personali in diversi sottogruppi.

Un esempio interessante è quello dei cosiddetti dati giudiziari, ossia relativi a tutti quei provvedimenti, appunto giudiziari, legati a una determinata persona, perciò condanne di vario livello, obblighi e divieti di soggiorno, scarcerazioni ecc… 

Quelli che a noi interessano, tuttavia, sono proprio i dati sensibili, che vengono identificati come informazioni che rivelano, e cito, l'origine razziale od etnica, le convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche, l'appartenenza sindacale, dati relativi alla salute o alla vita sessuale. Sono inoltre stati inclusi anche i dati genetici, i dati biometrici e quelli relativi all’orientamento sessuale

A questo punto quindi abbiamo una bella spiegazione che mostri la differenza tra dati personali e sensibili: i secondi sono una sottocategoria dei primi e in generale si tratta di dati che permettono l’identificazione di una persona in maniera diretta o indiretta.

Il valore dei dati

Per quanto tutti i dati siano importanti e vadano protetti, e su questo c’è poco da dire, quando si parla di “protezione della privacy” si fa riferimento principalmente ai dati sensibili, perché di solito sono quelli più privati ed economicamente interessanti. 

E questo potrebbe sorprendere qualcuno, perché sto parlando di economia? Perché tutti i nostri dati, e nello specifico quelli sensibili, hanno un valore, e spesso si parla di un valore economico.

Questo avviene perché i dati personali e sensibili possono essere utilizzati in diversi modi, magari per inviare pubblicità mirate una volta scoperte le abitudini di un certo numero di persone, magari, e qui si entra nei casi più brutti, per ricattare qualcuno o fargli del male sfruttando le informazioni ottenute, magari quelle relative alla salute o al suo orientamento sessuale. 

Si tratta di cose molto molto delicate, ed è per questo che, secondo il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (o RGPD) siglato dall’UE nel 2016, i dati sensibili non possono essere trattati se non con il consenso diretto dell’interessato.

Tra l’altro secondo il Regolamento questi si chiamano dati particolari, ma vengono utilizzati entrambi i termini e il principio è lo stesso, quindi tranquilli perché in questo caso si tratta praticamente di sinonimi. A questo punto direi che possiamo anche aprire una parentesi sul “trattamento” dei dati, che si sente dire di continuo ma è un termine un po’ vago.

Il trattamento dei dati

Sempre secondo il GPDP, dicesi “trattamento dei dati personali” qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l'ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali. 

Esempi di queste operazioni sono raccolta, registrazione, organizzazione, modifica, consultazione, e distruzione, più molti altri.

Il Regolamento dice quindi che tutte queste azioni non si possono compiere nel caso dei dati sensibili/particolari, a meno che la persona non esprima il consenso, ma non è sempre così.

Ci sono infatti determinati casi dove il trattamento dei dati sensibili è obbligatorio e, per questo motivo, non è necessario richiedere l’autorizzazione al trattamento. Queste situazioni sono speciali e di solito relative alla salute.

Vi faccio un esempio: se sto lavorando in ufficio e mi sento male per un motivo X, l’azienda per cui lavoro, deve poter informare i medici o comunque gli operatori sanitari delle mie condizioni di salute, in modo che possano aiutarmi. 

Differenza tra titolare e responsabile dei dati

Ho detto “azienda” non a caso, perché sono proprio le aziende e i singoli professionisti di diversi settori (come medici o avvocati) a dover fare attenzione ai dati sensibili, in quanto titolari.

“Titolare” è un’altra parola che si sente spesso, si tratta della persona, ente, impresa, ecc, che decide come trattare i dati e a che scopo.

I titolari sono diversi dai “responsabili”, che sono coloro a cui il titolare richiede di eseguire determinati compiti per suo conto, sempre relativi ai dati personali ovviamente.

Quindi, i titolari hanno una grossa responsabilità visto che devono trattare i dati dei loro clienti, dipendenti, soci e quant’altro secondo legge, in modo da non incappare in problemi per loro e per sé stessi. Infatti, nel momento in cui viene fatto un uso fuori norma dei dati personali ed è riconosciuto che la “colpa” è dell’ente titolare, si rischiano sanzioni belle pesanti anche per milioni di Euro. 

Per questo motivo è estremamente importante per le aziende informarsi fare molta attenzione a come gestiscono i loro dati, sia per una questione etica, sia puramente economica, e come vedete siamo tornati al discorso dei dati con un valore effettivamente monetario, è tutto un circolo. 

Per il momento è tutto, noi ci vediamo al prossimo video di Per Conoscere!

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