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Economia, perché la seconda ondata del Covid pesa meno della prima - Credit: mattia19/unsplash
indizi positivi 15 novembre 2020

Economia, perché la seconda ondata del Covid pesa meno della prima

di Luigi Gavazzi

Misure contenute dei governi. Aziende e società civile più preparate

La seconda ondata del Covid-19 in Italia, l’ondata di questo autunno, colpisce l’economia meno pesantemente della prima.

Non è ancora una sentenza, ma possiamo dire che gli indizi vanno in questa direzione.

Il sistema economico più preparato

Lo sottolinea Federico Fubini in un articolo sul Corriere della Sera del 12 novembre. Fubini sostiene che questa volta, forti dell’esperienza di primavera, la società e il sistema economico si sono fatti trovare più preparati.

 

 

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Imprese organizzate e governi più flessibili

“Milioni di imprese si sono strutturate meglio”, dice Fubini, “per aggirare alcuni ostacoli della crisi sanitaria”. Il lavoro a distanza è ora più organizzato ed efficiente. I governi hanno colpito con maggiore selettività, bloccando più le attività del tempo libero che quelle della produzione. Le scuole almeno in parte, sono rimaste aperte, così che per i genitori è per ora più facile lavorare, o direttamente sui luoghi di impiego o a casa. Le fabbriche e i cantieri continuano a operare.

Chi è fermo

Noi potremmo aggiungere che per certi versi questa maggiore flessibilità e il fatto che molti settori continuino a produrre normalmente ha reso più aspro e difficile da accettare per molti lavoratori la chiusura dei settori bloccati: cinema, teatro, musica, turismo. In altre parole: soffre, pesantemente soprattutto il settore dei servizi, e in particolare le piccole imprese, e i lavoratori autonomi impegnati in questo ambito.

Meno chiusure, più movimento

Fubini ci dice comunque che secondo l’indice dell’Università di Oxford, l’Italia è un terzo più aperta rispetto a marzo. Per questo non si vedono i “crolli apocalittici [dell’attività] di sei mesi fa”. Anche il rapporto quotidiano di Apple sulle tendenze della mobilità, che usa le informazioni dei satelliti relativi ai telefoni cellulari, indica differenze notevoli rispetto al lockdown di primavera. Nei primi giorni di marzo 2020 gli spostamenti delle persone si ridussero del 70% rispetto a quelle di gennaio. Ora il calo è del 35% rispetto al primo mese dell’anno. Tendenze simili, dice Fubini, si notano in tutta Europa. Le persone fanno poco altro ma lavorano (anche in questo caso dovremmo comunque chiederci quanto può resistere una tessuto sociale dove si lavora soltanto).

Calo d’autunno

L’Ufficio parlamentare di bilancio in ottobre aveva previsto, in caso di recrudescenza del virus, un calo dell’economia italiana fra il 3 e l’8% nell’ultimo trimestre dell’anno rispetto all’estate: pesante ma non paragonabile al –13% fra aprile e giugno rispetto al primo trimestre del 2020.

Misure efficaci

Ora, conclude, è importante che le misure adottate per frenare la diffusione del virus raggiungano gli effetti sperati. E il dato da tenere sempre d’occhio è l’occupazione delle terapie intensive negli ospedali, il tasso di crescita deve invertirsi nei prossimi giorni, altrimenti saranno necessarie ulteriori chiusure, che colpiranno anche l’economia.

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