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I piani di Facebook per l’ambiente: emissioni zero entro il 2030 - Credit: Sticker Mule / Unsplash
TECNOLOGIA E AMBIENTE 16 settembre 2020

I piani di Facebook per l’ambiente: emissioni zero entro il 2030

di Federico Bandirali

Anche per i fornitori. Inoltre, Menlo Park ha lanciato un centro informazioni dedicato al clima

Dopo l’annuncio di Google nel merito, Facebook ha deciso di seguire l’esempio di Big-G per tutelare l’ambiente e cercare di fermare il cambiamento climatico, impegnandosi ad azzerare le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori che coinvolgono Menlo Park entro il 2030.

L’intenzione è ridurre i gas serra, acquistare energia da fonti rinnovabili e, in ultimo, eliminare le emissioni di anidride carbonica in tutte le attività globali entro la fine del 2020.

 

L’obiettivo di azzerare le emissioni “nette” - diventando dunque “carbon free” - è un buon inizio per “compensare” il consumo energetico globale del colosso di Mark Zuckerberg, con investimenti mirati in fonti rinnovabili ed ecosostenibili e in altre iniziative utili a “catturare” le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre.

 

Un primo passo che è logico preludio al raggiungimento dello scopo nel 2030, con emissioni zero non solo per il social ma anche per i fornitori e per i dipendenti costretti a viaggiare da una parte all’altra del globo per lavoro.

 

L’iniziativa colloca Facebook nel sempre più ampio gruppo di società tecnologiche impegnate contro il cambiamento climatico, con Apple che conta di arrivare ad emissioni nette pari a zero entro il 2030, Amzon nel 2040 e Google che, oltre a voler diventare “completamente carbon free” entro il 2030, dal 2007 compensa le emissioni di carbonio nell’atmosfera e punta ad eliminarle del tutto.

 

La produzione di CO2 di Facebook è diminuita ogni anno dal 2017 e la società non è in grado di pompare tanto inquinamento da gas serra quanto le aziende che producono gadget o hardware. I data center e gli uffici di Facebook hanno generato circa 251.000 tonnellate di gas serra lo scorso anno rispetto alle 616.000 del 2017, secondo il rapporto di sostenibilità redatto da Menlo Park.

 

Inoltre, Facebook ha lanciato il suo “Climate Science Information Center”, disponibile dal 15 settembre per gli utenti di Usa, Germania, Regno Unito e Francia, con l’intenzione di renderlo disponibile nel resto del mondo in futuro. Il centro informazioni assomiglia molto a quello lanciato da Facebook a marzo "dedicato" alla pandemia da coronavirus - inserito in cima al feed di notizie degli utenti -, e a quello per le presidenziali statunitensi del 3 novembre 2020 creato ad agosto.

 

Al suo interno si possono trovare informazioni “verificate” diffuse da fonti affidabili, tra cui il gruppo di scienziati che seguono il problema del cambiamento climatico per le Nazioni Unite e la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) statunitense.

 

Scienziati del clima, legislatori e ambientalisti hanno criticato più volte Facebook nell’ultimo anno per non essere riuscita a fermare la diffusione della disinformazione climatica sulle sue piattaforme (anche Instagram e WhatsApp). Tuttavia, Melo Park ha ribadito che solo le opinioni e i discorsi dei politici sono esentati dal controllo dei fatti: “I nostri fact-checker possono valutare e valutano i contenuti scientifici sul clima, senza fare distinzioni rispetto a chi le pubblica”.

 

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I nuovi impegni climatici di Facebook arrivano mentre gli incendi nella costa occidentale degli Stati Uniti battono record e "soffocano" la Silicon Valley. Il candidato Dem alle presidenziali, Joe Biden (che ha attacato il rivale Donald Trump sul clima causa abbandono dell'Accordo di Parigi deciso da Tycoon), e i governatori di California e Oregon hanno sottolineato come il cambiamento climatico abbia reso gli incendi più gravi, vasti e “difficili da spegnere” rispetto a quanto accadeva in passato.

 

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