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Le difficoltà di Facebook nel rimuovere un video complottista sul Covid - Credit: iStock
SOCIAL NETWORK 31 luglio 2020

Le difficoltà di Facebook nel rimuovere un video complottista sul Covid

di Federico Bandirali

Diventato virale e rilanciato da Trump e dal figlio, non è stato eliminato dal social nei tempi previsti

Facebook, seppur orgogliosa della completa moderazione e rimozione di contenuti disinformativi sulla pandemia e sul Covid-19 pubblicati sul social a partire dallo scorso marzo, si trova ora ad affrontare nuove accuse per non essere riuscita ad agire tempestivamente eliminando un video - diventato subito virale e pubblicato da Breitbart News lo scorso fine settimana - che promuove teorie cospirative sul coronavirus elencando una serie di trattamenti per Covid-19 “pericolosi” per la salute delle persone.

 

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Menlo Park, ammettendo che la rimozione del video in questione “ha richiesto più tempo del previsto”, ha contestualmente annunciato che indagherà sull’accaduto alla ricerca del perché di questo ritardo.

 

Prima che il social entrasse in azione, il video – nel quale soggetti non qualificati in alcun modo si rifiutavano di indossare mascherine promuovendo cure non certificate (tra cui l’ormai famigerata e controversa idrossiclorochina) - era stato condiviso più di 20 milioni di volte.

 

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Tra i primi a rilanciarlo, stranamente, il presidente Donald Trump e suo figlio Donald JR su Twitter.

Dopo essere diventato virale e quindi portato all’attenzione di vari sistemi di moderazione, Facebook e gli altri social network come Twitter e YouTube lo hanno rimosso e hanno iniziato a cercare di contenerne la diffusione, principalmente dovuta alla condivisione del post.

 

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“Abbiamo rimosso questo video perché contiene false affermazioni su cure e prevenzione della patologia Covid-19. Le persone che hanno reagito, commentato o condiviso questo video vedranno messaggi che li indirizzano verso informazioni autorevoli sul virus”, ha spiegato poi un portavoce di Menlo Park ai media statunitensi.

 

Aggiungendo che “ci sono volute diverse ore per individuare il video, e ora stiamo revisionando tutti i processi per comprendere i motivi per i quali il tutto ha richiesto più tempo del dovuto”. Facebook ha colto l’occasione per comunicare come, da aprile a giugno, sono stati rimossi 7 milioni di post con contenuti fuorvianti o smaccatamente falsi sul coronavirus.

 

Il giornalista del New York Times Kevin Roose, tra i primi a far scattare l'allarme quando il video stava diventando virale, ha ipotizzato che lo stesso sia rimasto online così a lungo perché pubblicato da Breitbart News, considerata da Facebook fonte autorevole ed equiparata ad essi più per sedare le proteste dei Conservatori - che spesso lamentano pregiudizi nei social media – che altro.

 

Il responsabile comunicazione di Facebook, Andy Stone, ha però immediatamente smentito l’ipotesi di Roose affermando che “quanto accaduto non aveva nulla a che fare con la validità della fonte, e non è così” che funziona la policy di Facebook sui contenuti informativi.

 

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