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Google e Apple: pronto il sistema tracciamento, Immuni “si avvicina” - Credit: iStock
FASE 2 21 maggio 2020

Google e Apple: pronto il sistema tracciamento, Immuni “si avvicina”

di Federico Bandirali

I due colossi statunitensi hanno fatto la loro parte, ora tocca ai singoli paesi

Google e Apple, dopo essersi alleate per creare una piattaforma comune per le app di contact tracing lo scorso 10 aprile e aver rilasciato le API ala fine dello stesso mese mettendole a disposizione degli sviluppatori delle applicazioni dei vari Stati, nella mattinata di mercoledì 20 aprile (pomeriggio italiano) hanno annunciato di aver rilasciato la tecnologia che ora passa “nelle mani delle autorità sanitarie di tutto il mondo, con cui abbiamo lavorato e che decideranno come usarla” per tracciare i contatti dei positivi al Covid-19.

 

Aggiornamenti dei sistemi operativi a breve

Che, tradotto, significa che i due sistemi operativi (iOS e Android), riceveranno nei prossimi giorni l’aggiornamento degli stessi sviluppato appositamente per il contact tracing in modo far “dialogare” i diversi smartphone, con i due colossi statunitensi che, nel corso di una conference call, hanno anche chiarito come adesso i diversi governi sono nelle condizioni di lanciare a breve le app, inclusa ovviamente l’italiana “Immuni”.

 

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Con la piattaforma pronta si avvicina il lancio di “Immuni”

La piattaforma nata da questa “strana” alleanza (ma sinonimo di affidabilità) tra acerrimi rivali a livello commerciale, verrà utilizzata da altri 21 Paesi oltre all’Italia, con l’annuncio a decretare che l’app Immuni verrà effettivamente lanciata entro la fine di maggio o, al più tardi, nei primi giorni di giugno.

 

Confermate le specifiche del sistema, con notifiche di esposizione potenziale al contagio, “dialogo” tra smartphone attraverso la connessione Bluetooth LE (Low Energy, ovvero meno “pesante” per la batteria), adesione volontaria e anonima sempre “nel massimo rispetto della privacy”.

 

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Apple e Google: lavoro intenso per raggiungere l’obiettivo

Nel comunicato diffuso congiuntamente da Mountain View e Cupertino, le due società affermano di aver collaborato per creare “la tecnologia di notifica di esposizione al contagio, che consentirà alle app delle autorità sanitarie di funzionare in modo più accurato, affidabile ed efficace sia su telefoni Android che iPhone”

 

I due colossi statunitensi, inoltre, hanno sottolineato che “nelle ultime settimane le nostre due società hanno lavorato insieme ad autorità sanitarie, scienziati, organizzazioni per lla tutela della privacy e leader dei governi di tutto il mondo in modo da raccogliere contributi preziosi e indicazioni.

 

La notifica di esposizione ha come obiettivo specifico l’avviso tempestivo (di un contatto a rischio, n.d.r), fondamentale per rallentare la diffusione del virus, che può trasmettersi senza che chi lo contrae presenti sintomi”. 

 

Autorizzazioni e discrezionalità

Detto degli aspetti salienti sulle “regole” del sistema e sul come si connetteranno gli smartphone dialogando con codici anonimi, Big-G e la Mela hanno precisato che saranno gli utenti a scegliere di attivare le notifiche di esposizione, con la possibilità di disattivarle a piacimento.

 

Ovviamente la geolocalizzazione non è parte del sistema, la segnalazione al sistema di essere risultati positivi al coronavirus SARS-CoV-2 “a discrezione” degli utenti, con le notifiche di esposizione al virus sempre “nelle mani” degli utenti e attive solo sul device utilizzato.

Raccomandazioni già inviate ai 22 governi in questione.

 

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La piattaforma - come da premesse - è da ritenersi ad uso esclusivo delle autorità sanitarie locali e non può essere utilizzata per scopi di lucro, mentre le due big tech “spegneranno” il sistema nei luoghi in cui non sarà più necessario.

 

Per poi aggiungere che “le notifiche di esposizione non sostituiscono il tracciamento tradizionale dei contatti, ma mirano ad aumentare tali sforzi”, con un chiaro riferimento ad una nuova professione: il contact tracer.

 

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I prossimi sviluppi

Ora, ovviamente, tutto passa nelle mani dei singoli Stati, e quando le varie app saranno scaricabili -  Immuni come altre – una volta avviate sarà direttamente il sistema operativo ad aprire una finestra nella quale “chiederà” se l’utente intende attivare (o non farlo) le “Covid-19 Exposure notification”.

 

In volta attivata, inizierà quindi lo “scambio” incessante di codici numerici (anonimi e cambiati ogni 30 minuti) tra device mobili, a patto che i soggetti che li possiedono abbiano installato e attivato le app di contact tracing.

 

Cosa succede in caso di contagio

Qualora emerga che si è contratto il Covid-19, se si vorrà “comunicarlo” nell’app bisognerà dare una sorta di autorizzazione anonima per avvertire le persone con cui si hanno avuti contatti pericolosi nei 14 giorni precedenti.

 

A quel punto, in un mondo ideale che purtroppo cozza con la realtà in molte regioni, dovrebbe scattare il tampone. Ad ogni modo, in caso di positività gli utenti riceveranno anche un codice identificativo univoco con indicata la data di rilevamento: in quel momento l’app chiederà agli utenti se sono certi o meno di voler condividere l’esito del test con tutte le persone che possono aver contagiato in prima persona inconsapevolmente.

 

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E per chi riceve la notifica di “rischio”

Fatto ciò, sui device degli utenti con cui il nuovo positivo ha avuto contatti "a rischio" apparirà una notifica di “possibile esposizione” al coronavirus SARS-CoV-2.

L’utente, aprendola, riceverà informazioni su data del contatto pericoloso e su chi ha ufficializzato il contagio della persona positiva. Qui finisce il lavoro di Cupertino e Mountain View, che passano il testimone alle app dei singoli Stati e alle loro strutture sanitarie.

 

E, al momento, la procedura successiva è quantomeno nebulosa, senza nessuna indicazione su ciò che dovrà fare un utente potenzialmente esposto. Compito che toccherà, evidentemente, ad altri. Con una base a dir poco "solida" dalla loro.

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