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Android e iPhone: le regole per le app di contact tracing - Credit: iStock
TECNOLOGIA 6 maggio 2020

Android e iPhone: le regole per le app di contact tracing

di Federico Bandirali

Le notifiche scatteranno dopo 5 minuti “a rischio”. Immuni verso il lancio il 18 maggio

Apple e Google iniziano a definire le regole del per la piattaforma “open source” a cui attingeranno molti Paesi, Italia inclusa, per sviluppare le app di contact tracing.

Dopo aver rilasciato per gli sviluppatori delle varie istituzioni governative le API lo scorso 29 aprile, i due giganti della tecnologia, alleati nella lotta al Covid-19 dal 10 aprile, hanno infatti pubblicato anche il codice sorgente e “fogli illustrativi” di quello che, nei fatti, sarà il “loro” sistema di tracciamento dei contatti con persone positive.

 

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Dal materiale diffuso, si evince cosa ci sarà nelle schermate, sia per chi vuole (l’obbligo, per ora, non sussiste, ed è un grosso limite sebbene tuteli la privacy) “avvertire” il sistema di aver contratto il Covid-19, che per chi intende ricevere le notifiche di contatti potenzialmente pericolosi, con gli “alert” che scatteranno dopo una potenziale esposizione al virus SARS-CoV-2 di 5 minuti.

 

Fermo restando il principio della volontarietà, non si può fare a meno di notare che rispetto ai 15 minuti di cui si è lungamente parlato per Immuni, il potenziale rischio, secondo le due big tech, si concretizza in tempi assai più brevi.

 

Dopo la versione beta rilasciata a fine aprile delle API, il “pacchetto completo” arriverà esattamente il 15 di maggio e, in rapida sequenza le app di contact tracing che hanno scelto di utilizzare il sistema elaborato da Mountain View diventeranno operative.

 

Come anticipato su queste pagine, contrariamente a quanto affermato da diversi media e dallo stesso governo (che però ha optato per la cautela, non per teorie cospirazionistiche), appare evidente come la data del 18 maggio per il lancio di Immuni fosse ed sia realistica, e ad ogni modo se ci saranno ritardi saranno minimi.

 

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- E ANCHE - Immuni, le regole su privacy e utilizzo dell'app

 

Questo, ovviamente, potrebbe comportare un’ulteriore riduzione delle restrizioni più “corposa” nella seconda parte della Fase 2 rispetto a quanto preventivato, soprattutto se nel mentre si riuscirà anche ad “assoldare” i 6.000 contact tracer come nei piani del ministro della Sanità, Roberto Speranza.

 

- LEGGI ANCHE - Chi sono e cosa fanno i contact tracer, “investigatori” del Covid-19

 

Data per certa la volontarietà di aderire attivamente al progetto dei singoli cittadini (e qui entra in gioco il senso di responsabilità di ognuno), la successiva regolamentazione e i passaggi che ne seguiranno per chi utilizzerà Immuni (come tamponi in caso di “contatti pericolosi” e altre misure quali l’isolamento preventivo nell’attesa a causa del periodo d’incubazione) verranno definite – come esplicitato da Google e Apple, dai singoli Stati.

 

Nulla cambia rispetto al codice anonimo che identificherà gli smartphone e sul modello “decentralizzato” (ovvero sul telefono stesso) di raccolta dei dati, con la sola variante che anche la Germania alla fine ha optato per questo standard e che le “comunicazioni” tra device si avvarranno della connessione bluetooth, ma in versione LE (a basso consumo energetico – acronimo di low energy – che limita anche il range d’azione del Bluetooth).

 

I due colossi statunitensi hanno diramato un comunicato congiunto nel quale chiariscono come le varie app dovranno necessariamente raccogliere solo i dati strettamente necessari e utili per la “lotta” al Covid-19, senza che gli stessi possano essere usati per altre finalità)in Italia è già stato stabilito che sarà così per legge), mentre il codice sorgente reso disponibile sarà solo per una singola applicazione per nazione, onde evitare la frammentazione.

 

La Mela e Big-G, poi, disattiveranno le app localmente quando verrà richiesto, e in Italia nel decreto legge a firma del ministro della Giustizia Bonafede la raccolta dei dati e quindi l’uso di Immuni ha una scadenza fissata al 31 dicembre 2020, o comunque fino alla fine dell’emergenza sanitaria.

 

Inoltre, ma questo riguarda altre nazioni, Cupertino e Mountain View stanno ragionando sulla possibilità di creare un sistema di notifiche di potenziale rischio di contagio anche nei paesi senza applicazione, demandando ovviamente tale onere alle autorità sanitarie locali.

Ma la premessa per farlo è che gli utenti debbano quantomeno dare il consenso per l’utilizzo del Bluetooth.

 

Detto ciò, a questo punto è lecito sperare e presumere che quando la Fase 2 italiana entrerà nel “vivo”, ovvero il 18 maggio, il supporto tecnologico per tracciare i contatti a rischio e i contagi sia attivo, o in rampa di lancio.

 

A quel punto, evidentemente, la responsabilità di scaricarlo e di comportarsi in maniera consona, per non vanificareche  quanto "ottenuto" con il lungo lockdown (58 giorni) e i tanti sacrifici da parte di tutti, venga vanificato inopinatamente- Per funzionare efficacemente, infatti, Immuni dovrà essere usata volontariamente da almeno il 50% dei residenti in Italia, anche se salendo al 60 o 70% l'uilità sarebbe chiaramente maggiore.

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