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Perché è meglio non farsi le diagnosi da soli con Google

- Credit: Prykhodov - iStock

SALUTE28 maggio 2020

Perché è meglio non farsi le diagnosi da soli con Google

di Federico Bandirali

2 volte su 3 ;le risposte ;sono sbagliate o ;addirittura pericolose, dice una ricerca

Nella realtà attuale - quando ci sentiamo male o avvertiamo dei sintomi strani siamo spesso portati a utilizzare Google per capire che cosa possa essere, anziché rivolgerci al medico di base. Tuttavia, come rilevato anche da uno studio Edith Cowan University pubblicato sul The Medical Journal of Australia – che ha preso in esame le varie “risposte” dei siti specializzati in salute e medicina - chiedere a internet di diagnosticare la malattia in base ai sintomi non è esattamente la soluzione migliore, anzi. La diagnosi esatta arriva nel 30% abbondante dei casi, mentre due volte su tre le “risposte” sono sbagliate se non addirittura pericolose.

 

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Per la ricerca sono stati esaminati 36 siti molto popolari, molti dei quali consultabili anche con apposita app, che fanno della diagnosi di patologie e di consigli sul triage il loro motivo di esistere. Per lo studio sono quindi state inserite 48 descrizioni di sintomi “comuni”, ovvero quelle che utilizzano le persone normali per cercare informazioni su Google.

 

E, sorpresa ma non troppo, i siti in questione hanno azzeccato la diagnosi al primo colpo solo il 36% delle volte. Un dato in linea, come evidenziato dai ricercatori, a quello rilevato da uno studio condotto dalla prestigiosa università di Harvard nel 2015, segno che Google è un ottimo motore di ricerca, ma non è un medico.

 

Michella Hill, a capo del team di ricerca, ha evidenziato che sebbene spesso vi sia la tentazione di “usare questi strumenti per trovare la causa dei propri sintomi. La realtà dura e cruda è che questi siti e app dovrebbero essere usati con cautela, perché non possono avere un quadro clinico generale del paziente e di conseguenza contestualizzare i sintomi”.

 

Come dire: tra un appuntamento dal medico di base e una ricerca su Google, rispetto a sintomi generici, la prima opzione non solo è preferibile, ma è anche l’unica per avere un quadro reale della situazione. A meno che non si voglia finire, come spesso accade, per diventare ipocondriaci.