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Basterà Gmail per avviare videoconferenze su iPhone e Android

- Credit: iStock

APP17 giugno 2020

Basterà Gmail per avviare videoconferenze su iPhone e Android

di Federico Bandirali

Integrazione con l'app di posta elettronica: non sarà più necessario scaricare Meet per usarlo

Google conferma di puntare forte sull’app per videochiamate Meet con l’ennesimo passaggio per integrare il servizio con Gmail, aggiungendolo all’applicazione per la posta elettronica sia per dispositivi Android che per iPhone. In questo modo, tutti gli utenti mobile con un account Gmail non avranno più bisogno di scaricare l’app Google Meet per partecipare alle videoconferenze, con accesso direttamente dalla casella mail grazie ad un’apposita scheda nell’interfaccia grafica ben visibile nella parte inferiore del display.

Un'opzione, perché per chi non vorrà vedere la scheda dedicata a Meet potrà disattivare l’integrazione del servizio dal menu delle impostazioni.

 

Google, che ha ben due piattaforme di videochiamate (l’altra, gratuita, è Duo), ha pensato bene di rendere anche Meet (business oriented e con più funzionalità di Duo) gratuito per tutti dalla fine di aprile, e da quel momento è partita la corsa per integrare il servizio con quello dedicato alle email, con la novità in questione che, a breve, comparirà su tutti gli smartphone.

 

L’integrazione di Meet in Gmail - iniziata con l’introduzione di enormi pulsanti blu che compaiono tra le tante voci di Google Calendar - al pari della temporanea gratuità è l’ennesimo tentativo da parte di un competitor di raggiungere il successo di Zoom e spodestarla, visto che l’app di videoconferenze da inizio pandemia è cresciuta a dismisura sia per base utenti che per media di videochiamate al giorno (oltre 300 milioni), costringendo big tech a rincorrere.

 

Microsoft lo sta facendo con Teams, e al pari di Big-G scommette su una sorta di “assaggio” gratuito delle funzionalità della piattaforma dedicate al business per utenti “normali”, mentre Facebook ha "risposto" con le Stanze su Messenger che, invero, è un servizio più “intimo” e meno votato agli affari, esattamente come Duo di Google.

 

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Tentativi che non cadono certo nel vuoto “rubando” pian piano utenti a Zoom, che oltre a dover pagare lo scotto dell’improvvisa popolarità con problemi di sicurezza, nelle ultime settimane si è mostrata fin troppo accondiscendente davanti alle richieste del governo cinese, introducendo sommessamente strumenti di censura assecondando Pechino.