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Perché in Myanmar è stato bloccato l’accesso a Facebook Aung San Suu Kyi - Credit: Loviny Christophe/ABACA / IPA / Fotogramma
INTERNET 6 febbraio 2021

Perché in Myanmar è stato bloccato l’accesso a Facebook

di Federico Bandirali

Decisione del governo golpista causa proteste degli utenti per il colpo di stato militare

Il governo "golpista" del Myanmar (l'ex Birmania) ha bloccato l’accesso a Facebook nel Paese dopo che gli utenti hanno utilizzato i servizi di Menlo Park per protestare contro il colpo di stato militare che lo ha portato a guidare il Paese a inizio febbraio 2021.

In una dichiarazione rilasciata al Wall Street Journal, la società guidata da Mark Zuckerberg ha confermato come agli operatori nel settore telecomunicazioni della Birmania sia stato effettivamente ordinato di bloccare i propri servizi. “Esortiamo le autorità a ripristinare la connettività in modo che le persone in Myanmar possano comunicare con familiari e amici e accedere a informazioni importanti”, la replica di Facebook, con il blocco che al momento dovrebbe “scadere” domenica 6 febbraio salvo probabilissime proroghe.

 

Il blocco, sempre secondo quanto riferito dal WSJ, è stato deciso perché diversi utenti hanno usato il social per protestare contro la destituzione di Aung San Suu Kyi, leader eletta democraticamente, e il successivo arresto che ha riguardato anche altri esponenti del partito.

 

Gli utenti birmani hanno adottato una forma di protesta social nemmeno troppo pesante, condividendo semplicemente foto di se stessi mentre sbattevano pentole e padelle per manifestare il dissenso verso i golpisiti oltre ad immagini con un saluto “a tre dita” - diventato gesto emblema della resistenza nel Paese.

 

Lo stop ha interessato tutto l’universo di Menlo Park (Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp) e tutti gli operatori, ad eccezione di quello statale. Facebook, peraltro, è parte integrante dell’ecosistema Internet del Myanmar. “Per la maggior parte dei 20 milioni di cittadini del Myanmar connessi a Internet, Facebook è Internet”, recita una relazione interna del social datata 2018, mentre Messenger rappresenta il canale di comunicazione principale per la maggior parte dei cittadini.

 

Si ritiene che circa la metà della popolazione del Paese abbia un account Facebook, circostanza che rende bene l’idea dell’impatto di una simile decisione. Peraltro, lo stretto legame tra la percezione di Internet nel Myanmar e l’ex social blu ha creato problemi anche in passato.

 

Nel 2018, Menlo Park ha ammesso di non aver fatto abbastanza “per impedire che la nostra piattaforma venisse utilizzata per fomentare la divisione e incitare alla violenza offline”, dopo le critiche ricevute per il ruolo rivestito dalla piattaforma nell'alimentare la violenza genocida in Birmania.

Il social è al lavoro su tutti i fronti per provare a venire a capo della questione, ma la scadenza del 7 febbraio per il blocco, secondo fonti ben informate citate dal quotidiano statunitense, è puramente indicativa e, con ogni probabilità, sarà prorogata più volte nelle settimane a venire.

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