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Instagram: vietato condividere foto altrui senza autorizzazione

- Credit: iStock

COPYRIGHT ONLINE08 giugno 2020

Instagram: vietato condividere foto altrui senza autorizzazione

di Federico Bandirali

Una causa negli Usa ha posto il problema. La policy del social: post non incorporabili da siti terzi

Instagram, riaffermando quanto contenuto dei termini di servizio del social dell’ecosistema Facebook, ha riportato alla ribalta delle cronache le questioni copyright e diritti d’autore. La società, infatti, ha ribadito che, secondo la policy della piattaforma, siti web e blog non sono autorizzati a incorporare negli articoli e in altri materiali di comunicazione i post con foto pubblicati sul social. Le “regole” di Instagram, infatti, implicano che per condividere i post in questione da parte di soggetti terzi, è necessario essere in possesso dei diritti necessari, ovvero il via libera dei titolari dei diritti d’autore.

 

Come spiegato da un portavoce di Menlo Park, ciò “include la garanzia che (i siti) dispongano di una licenza per condividere i contenuti per cui la stessa è richiesta per legge”.

 

Questo “aggiornamento” è diventato necessario dopo che il settimanale Newsweek lunedì 2 giugno è stato sconfitto in tribunale dal un fotografo professionista Elliot McGucken, con un giudice di New York a riaffermare quanto logico: per condividere – on e offline – foto professionali è necessario il benestare di chi ne detiene i diritti.

 

Premessa necessaria: tutte le foto pubblicate da giornali, siti, riviste e via dicendo sono protette dalle normative sul copyright e quindi utilizzabili solo dietro pagamento. Impossibile, dunque, rigettare il ricorso del fotografo, nonostante in precedenza un giudice aveva stabilito che Instagram aveva il diritto di concedere con una “licenza secondaria” le fotografie a siti che incorporano i post negli articoli, salvando in quel caso il sito Mashable da una possibile azione legale.

 

Situazione che muta quando è il proprietario dei diritti d’autore a pubblicare le foto sui social, accettando implicitamente i termini di licenza sul riutilizzo per il materiale in questione. Instagram ha subito chiarito al sito Ars Technica come, se qualcuno vuole incorporare (in gergo embeddare) una foto di un account di un altro utente, post inclusi, sul proprio sito dovrebbe avere un accordo con chi possiede la licenza sulla foto.

 

Che in taluni casi - anche e soprattutto per personaggi famosi - riguarda foto scattate da professionisti e poi condivise, mentre sui selfie la questione permessi sarebbe irrilevante e comunque da chiarire meglio eventualmente.

 

La nuova decisione del tribunale newyorchese, invero, non contraddice quella precedente favorevole a Mashable, ma il magistrato in questione -Katherine Failla – ha voluto evidenziare come non vi siano prove che Instagram abbia concesso una simile concessione.

 

Aprendo così il campo ad uno scenario che, per il mondo dell’informazione, potrebbe essere rivoluzionario e devastante, sebbene tra Europa e Usa non è affatto scontato che le indicazioni vengano recepite nella medesima maniera, lasciando trasparire tutti i limiti della questione che si presta, evidentemente, ad interpretazioni.

 

Instagram, peraltro, pare essersi già mossa per tutelare i fotografi, pur non specificando quale sezione delle condizioni d’utilizzo riguardi la cessione dei diritti implicita.

 

Nella sezione dedicata al copyright, tuttavia, il social scrive che gli utenti mantengono “il diritto di concedere l’autorizzazione per utilizzare i lavori protetti da copyright, nonché il diritto di impedire ad altre persone di utilizzarlo senza autorizzazione”.

 

Senza nemmeno accennare a possibili eccezioni per i contenuti incorporati, con la piattaforma che vieta di farlo con modalità che “violano qualsiasi diritto di qualsiasi persona”. Inclusi, ovviamente, i diritti sulle proprietà intellettuali.

 

Instagram ha dichiarato ad Ars Technica che sta “esplorando” nuove modalità per gli utenti consentendo loro di controllare e limitare l’incorporazione dei post su altri canali. Premettendo che, ad oggi, l’unico modo per i fotografi professionisti utile ad evitare la ripubblicazione illecita dei loro “prodotti” solo rendendo gli account (e quindi le foto) “privati”.

 

Soluzione che tale non è, perché chi cerca di mostrare il proprio lavoro sulla piattaforma vuole, evidentemente, rivolgersi ad una platea di utenti ampia, in modo da farsi pubblicità e aumentare il fatturato se la qualità delle foto è tale da consentirlo.

 

Tuttavia, in entrambi i pronunciamenti, entrambi i giudici hanno toccato il tema “test del server”, che sottintende come le foto incorporate non sono copie di foto senza licenza, indicando invece che quel contenuto è stato pubblicato da un altro sito (nel caso, Instagram). Particolare che, per ora, non vieta ai siti di utilizzare i contenuti multimediali del social, sebbene il test del server potrebbe non bastare qualora Newsweek dovesse decidere di utilizzarlo come argomento difensivo in tribunale.

 

La causa con Newsweek, che potrebbe utilizzare anche cavilli per spuntarla visto che secondo una legge statunitense non c’è un divieto categorico nell’incorporare un post sui social. Ma l’eliminazione di una tutela legale, ovviamente, renderebbe pericoloso e perseguibile incorporare contenuti da Instagram. E, ovviamente, da tutte gli social a cascata a meno di non concordare con i fotografi compensi per l’utilizzo delle foto: l’unica opzione realisticamente percorribile per evitare porblemi legali.