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VIDEO L’origine dei Bitcoin
VIDEO PER CONOSCERE

L’origine dei Bitcoin

di Alexandro Dipalo

La persona che ha inventato i Bitcoin è ad oggi sconosciuta e risponde allo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Scopri di più

Dopo aver parlato di cosa sono le criptovalute e di come funzionano, parliamo della loro storia.

 

È molto interessante perché nonostante ad oggi sia molto semplice informarsi sull’argomento ed eventualmente cominciare a minare e vendere Bitcoin, si sa effettivamente molto poco su chi ci sia dietro la creazione della criptovaluta. 

La persona che ha inventato i Bitcoin è ad oggi sconosciuta e risponde allo pseudonimo di Satoshi Nakamoto

Satoshi Nakamoto

Si tratta di un nome inventato e non è ancora chiaro se la sua vera identità vada ricercata nel significato di questo alias di origine giapponese o se sia semplicemente una scelta stilistica.

 

Non si conosce il suo genere, la sua età e le teorie sono tantissime.

Ci sono state infatti diverse indagini, ma nessuna ha mai portato a dei risultati definitivi, specialmente perché dal 2010 Nakamoto è sparito dalla circolazione, se non per un messaggio inviato nel 2011.

2008: The Cryptography Mailing List

Andiamo con ordine però e partiamo dal 2008, anno in cui Nakamoto presenta su The Cryptography Mailing List, appunto una mailing list  dedicata alla crittografia, il suo progetto dei Bitcoin, la prima criptovaluta.

2009: prima versione del software

La prima versione del software per l’estrazione dei Bitcoin viene rilasciata nel 2009 e Nakamoto continua a lavorare al progetto in veste anonima, ma nel 2010 si ritira dalla scena dei Bitcoin.

Gavin Andresen

L’unico suo altro messaggio,  come già detto, arriverà nel 2011, dove affermerà di essere passato ad altri progetti, ma di essere tranquillo perché i Bitcoin sono in buone mani.

 

E di che mani sta parlando il nostro Nakamoto? Di quelle di Gavin Andresen, che viene fondamentalmente dichiarato suo “successore”. Andresen segue a lavorare al progetto Bitcoin e nel 2012 fonda la Bitcoin Foundation, una corporazione nata per ripristinare la reputazione dei Bitcoin dopo diversi scandali.

 

Nel 2014 anche Andresen si ritira dal ruolo di sviluppatore per concentrarsi a tempo pieno sulla fondazione, che però si scioglierà tra il 2015 e il 2016 per disaccordi riguardanti il futuro della stessa. 

 

A questo punto però vi potreste chiedere come sia possibile che l’identità del fondatore Nakamoto sia sconosciuta, visto che le informazioni su  individui come Andresen o sulla Bitcoin Foundation sono effettivamente pubbliche e consultabili

Le varie indagini sul fondatore

Ho accennato alle indagini che sono state fatte sul suo conto; è abbastanza  impossibile parlare di tutte perché sono davvero un sacco, ma possiamo  dare un’occhiata a quelle più famose e/o interessanti

 

All’inizio ci furono le inchieste del The New Yorker e del Fast Company, che portarono solo a delle prove circostanziali.

 

Successivamente il filosofo e sociologo Ted Nelson affermò che, secondo lui, la vera identità di Nakamoto fosse quella di Shinichi Mochizuki,  famoso matematico Giapponese

 

L’informatico svedese Stephan Thomas, invece, ipotizzo si trattasse di un inglese, questo per via dello di un’analisi degli orari nei quali Nakamoto  pubblicava all’interno del forum dedicato ai Bitcoin.

 

Nakamoto non pubblicava quasi mai tra le 5 e le 11 del mattino secondo l’ora di Greenwich e, oltre a questo, lo spelling di alcune parole che utilizzava era tipicamente british, da qui l’ipotesi dell’inglese. 

 

Uno dei casi più famosi fu quello di Leah McGrath Goodman, giornalista del Newsweek che indagò per diverso tempo, fino ad ottenere informazioni dal già citato Gavin Andresen e da Hal Finney, noto nell’ambiente per essere stato la prima persona a ricevere dei Bitcoin in una transazione avviata proprio da Nakamoto.

 

Goodman escluse dalla sua indagine Nick Szabo, inventore di un prototipo di criptovaluta precedente ai Bitcoin, chiamata Bitgold, che però non ebbe successo.

 

Szabo era in quel momento  un popolare candidato nella lotteria di nomi associati a Nakamoto, ma nella sua inchiesta del 2014 Goodman nominò Dorian Nakamoto. Al di là del cognome identico a quello del nostro uomo misterioso, vennero  presentate altre prove a testimonianza della sua “colpevolezza”, ma vennero tutte in un modo o nell’altro smentite anche se, ad oggi, la Goodman non si arrende e continua a sostenere la sua teoria.

 

Un’altra teoria bizzarra fu quella che vedeva interessato Craig Steven Wright, un imprenditore australiano. Questo caso è particolare perché nel  2015 la sua casa e il suo ufficio furono perquisiti dopo un’inchiesta della rivista Wired e del blog Gizmodo, ma non venne trovata alcuna prova.

 

Nel  2016, tuttavia, lo stesso Wright dichiara pubblicamente a diverse emittenti compresa la BBC di essere il vero Satoshi Nakamoto e fornisce  addirittura una prova, ossia un messaggio firmato con la chiave di crittografia legata alla prima transazione in Bitcoin, quella tra Nakamoto e Hal Finney. 

 

Il problema è che non solo questa firma è parecchio contestata, ma anche  se fosse valida, sarebbe legata al secondo blocco di Bitcoin, non al primo, quindi non corrisponderebbe alla famosa prima transazione.

 

Il 4 Maggio 2016 Wright ci riprova e promette di pubblicare altre prove, ma il giorno dopo cancella tutti i suoi post nel suo blog e lascia una nota in cui scusa per non avere più il coraggio di presentare le prove tanto attese.

 

Che dire, una storia ricca di intrighi e tradimenti che ad oggi non ha una vera risposta. Sarebbe molto romantico se la vera identità di Satoshi  Nakamoto rimanesse un mistero irrisolto, ma la tecnologia fa passi da gigante ogni giorno, quindi chissà, magari qualche prova veramente  definitiva prima o poi salterà fuori.

 

Da Alex è tutto, noi ci vediamo al prossimo video di Per Conoscere, ciao!

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