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Mark Zuckerberg Mark Zuckerberg - Credit: CNP / IPA / Fotogramma
TECNOLOGIA 24 ottobre 2019

Usa: Libra e presidenziali, il Congresso attacca Facebook e Zuckerberg

di Federico Bandirali

Audizione fiume e attacchi a 360°. Libra ora è "complessa e rischiosa"

Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, si è presentato davanti alla commissione servizi finanziaria della Camera statunitense mercoledì 23 ottobre, e non è stato certo un trionfo.

Come un bambino davanti agli insegnanti arrabbiati con lui, Zuck è stato attaccato per quasi cinque ore - non solo sulla criptovaluta Libra - e le sue risposte sono state quasi improvvisate, in netta contraddizione con la bozza di discorso che era arrivata nelle mani dei media alla vigilia dell’audizione.

Zuckerberg sotto assedio

Il presidente della Commissione, la democratica Maxine Waters, ha aperto la seduta accusando Facebook di aver “consentito le interferenze sulle elezioni, violato le leggi sui diritti civili” e, se la misura non fosse colma, ha proseguito parlando dello “ZuckBuck”, ovvero Libra, che vuole creare perché “forse pensa di essere al di sopra della legge". Il CEO di Menlo Park, solo apparentemente tranquillo, si è poi ritrovato a difendere la sua società su tutti i fronti possibili, dalla pubblicità politica alla pedopornografia.

La difesa di Libra

Se fino a quel momento Libra era una soluzione contro le diseguaglianze, ora è diventato un progetto “complesso e rischioso che potrebbe non funzionare”, con il cofondatore del social blu che ha proseguito definendo “datata” l’infrastruttura finanziaria statunitense, per poi dire che la "minaccia di una criptovaluta cinese" è uno dei principali motivi per dar vita alla sua criptovaluta.

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Salvo poi ammettere che Facebook “non è il messaggero ideale per Libra, abbiamo avuto diversi problemi negli ultimi anni e sono sicuro che molti speravano che fosse chiunque altro ma non noi a portare avanti questa idea”: evidente l’allusione ai problemi di reputazione di Menlo Park su privacy e amenità assortite. "Libra – ha quindi precisato - non aspira a essere una moneta sovrana, non vuole entrare nell’arena politica". Poi, per rassicurare il Congresso, ha chiarito che la società è pronta fare un passo indietro se le autorità americane non dovessero dare luce verde al progetto. Senza ottenere alcun riscontro positivo, anzi.

 

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Il “problema” presidenziali 2020

La questione, infatti, si è spostata sulle elezioni, con Zuckerberg ha rimarcare come i deep fake rappresentino una minaccia emergente in vista delle presidenziali Usa 2020, e che nonostante le recenti misure varate per “proteggerle””, Facebook dovrà fare i conti con questo fenomeno.

 

Spostando l’argomento sulla pubblicità politica Zuck ha ribadito come la sua piattaforma non effettuerà nessun tipo di fact checking, visto che “solo una percentuale molto piccola delle nostre attività deriva dalla pubblicità politica e non giustifica tale tipo di controversia”. Waters, evidentemente non soddisfatta della risposta, ha dapprima accusato Facebook di essere un “imponente tentativo di soppressione del voto a portata di click”, per poi dire a Zuck: “Lei afferma di promuovere la libertà di espressione, ma questo non suona come la verità”.

 

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L’impegno di Facebook contro la pedoporonografia

Davanti all'attacco della deputata repubblicana del Missouri, Ann Wagner, sulla pedopornografia, rispetto alla quale Menlo Park non farebbe abbastanza, l’ennesima difesa a spada tratta ma senza spiegazione: “Lavoriamo più di ogni altra società per identificare questo tipo di comportamento”.

 

Parole vuote davanti ad accuse precise, che hanno visto Zuckerberg letteralmente demolito nella sua seconda audizione in meno di 2 anni al Congresso, con le dichiarazioni su Libra che lasciano intuire come il progetto sia effettivamente a rischio, nonostante i numerosi proclami e la recente costituzione della società di gestione con sede legale in Svizzera. Con un’audizione che è andata come peggio non poteva, i guai per il cofondatore di Facebook sembrano non finire mai. E un motivo ci sarà…

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