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Marte, tutto quello che c'è da sapere

- Credit: iStock

SPAZIO14 novembre 2019

Marte, tutto quello che c'è da sapere

di Pierfrancesco Catucci

C'è vita sul Pianeta rosso? C'è acqua? L'uomo ci arriverà mai?

Il nome è quello del dio romano della guerra, probabilmente per via del colore rosso dovuto alla forte presenza di ossidi di ferro nel suolo. A partire dal sole, Marte è il quarto pianeta del sistema solare, dopo Mercurio, Venere e la Terra ed è anche l’ultimo di tipo terrestre, ovvero composto prevalentemente di roccia e metalli.

 

Ha un diametro all’equatore di 6.804,9 km (la metà di quello della terra), è uno dei più piccoli del sistema solare ed è visibile a occhio nudo dalla terra. A dispetto di ciò, la sua massa è circa l’11% di quella terrestre, con un’accelerazione di gravità in superficie mediamente pari a un terzo di quella della terra: di conseguenza un ipotetico uomo di 80 kg (sulla terra), se si pesasse su Marte con una bilancia tarata sull’accelerazione di gravità terrestre, peserebbe meno di 30 kg.

 

La sua distanza dalla terra varia tra 100 e 56 milioni di km e per compiere un’orbita completa ha bisogno di 687 giorni terrestri (quasi due anni), mentre il giorno marziano ha una durata molto simile a quello terrestre (Marte impiega 24 ore e 37 minuti per ruotare intorno al proprio asse).

 

C'è vita su Marte?

La domanda è vecchia come il mondo ed è tornata attuale negli ultimi due decenni da quando, nel 1996, la rivista americana Science (una delle più prestigiose e autorevoli) annunciò la scoperta di prove dell’esistenza della vita su Marte grazie allo studio del meteorite ALH 84001 rinvenuto in Antartide. Emerse che fosse plausibile affermare che tra i 4 e i 3,6 miliardi di anni fa (quindi “poco” dopo la sua formazione) Marte avesse ospitato forme di vita simili ai nanobatteri presenti sulla terra.

 

Una tesi che non ha mai messo completamente d’accordo la comunità scientifica internazionale. Più recentemente, nel 2014, è arrivata la conferma della presenza di metano nell’atmosfera del pianeta grazie al rover marziano Curiosity che aveva rilevato anche tracce di molecole organiche (idrogeno, ossigeno e carbonio). Resta da capire se l’origine di quel metano (rilevato anche da studi più recenti, pubblicati ad aprile 2019) sia biologica o geologica.

 

E, a novembre 2019, la stessa Curiosity ha scoperto tracce d'ossigeno nell'atmosfera di Marte, che si sviluppano a cavallo tra la primavera e l'estate.

 

Le temperature che si registrano su Marte

A dispetto del colore rosso fuoco che lascerebbe pensare a temperature incandescenti, la maggiore lontananza di Marte dal sole ne fa un pianeta più freddo rispetto alla terra. Durante l’estate marziana, infatti, un umano avrebbe bisogno di coprirsi per bene visto che la temperatura media è di -14ºC. E in inverno si scende addirittura a -120ºC, nonostante le condizioni ambientali siano le più simili alla terra rispetto a qualunque altro pianeta del sistema solare.

 

L'acqua su Marte

A questo punto, per citare Antonio Lubrano, la domanda nasce spontanea: c’è acqua su Marte? La risposta è sì, ma non allo stato liquido a causa della pressione atmosferica bassissima. Ce n’è, invece, allo stato solido. Marte è ricchissimo di ghiaccio (buona parte del quale è formato da anidride carbonica allo stato solido): i poli ne sono ricoperti e lo strato di permafrost (superfici perennemente ghiacciate) è molto ampio, tanto che nel 2007 la Nasa spiegò che un ipotetico scioglimento totale delle calotte polari porterebbe a un’inondazione del pianeta che verrebbe sommerso completamente da 11 metri di acqua.

 

Gli scienziati, comunque, ritengono che importanti quantità di acqua allo stato liquido siano intrappolate sotto la spessa criosfera marziana. Ipotesi che parrebbe essere confermata da alcune valli e dai canali di fuoriuscita che si sarebbero formati nelle fasi iniziali della storia del pianeta ma che, allo stesso tempo, potrebbero anche essere stati generati dalla stagnazione di correnti laviche.

 

Il dibattito, comunque, è ancora aperto e, pur senza prove frutto di osservazione diretta, nel 2015 la Nasa annunciò di avere prove concrete della presenza di acqua salata allo stato liquido in superficie. Prove, invece, le fornì nei tre anni precedenti la sonda Mars Express grazie a cui si dimostrò la presenza di un’ampia distesa di acqua salata allo stato liquido sotto la calotta polare australe.

 

 

Terremoto su Marte

A partire da novembre 2018, grazie all’atterraggio su Marte del lander InSight della Nasa, gli astronomi americani hanno cominciato a registrare una serie di suoni particolari. Si tratta di fenomeni sismici che provocano una serie di rumori che il 1º ottobre 2019 la Nasa ha pubblicato sul web.

 

Il veicolo spaziale Seis (Seismic experiment for interior structure) ha captato una serie di vibrazioni che gli scienziati stanno studiando per capire come le onde sismiche dei terremoti si propaghino nel pianeta. E, a partire dai risultati di questa ricerca, studiare a fondo la struttura interna di Marte.

 

Le prime vibrazioni sismiche sono state registrate ad aprile 2019 e da allora sarebbero un centinaio gli eventi rilevati nei sei mesi successivi. Due gli episodi più importanti: il primo registrato il 22 maggio di magnituro 3.7 circa (qui l’audio), il secondo il 25 luglio 2019 di magnitudo 3.3 (qui l’audio), dai quali si evincerebbe che la crosta marziana è una via di mezzo tra quella terrestre e quella lunare.

 

Le principali missioni su Marte

Da anni gli scienziati studiano la possibilità di mandare l’uomo in missione su Marte, ritenuto il passo successivo allo sbarco sulla luna del 1969, anche se servirebbero risorse ampiamente superiori a quelle della missione Apollo. Senza arrivare allo sbarco dell’uomo sul Pianeta rosso, al momento, secondo l’Esa (l’Agenzia spaziale europea) sono almeno 40 le missioni tentate, metà delle quali fallite.

 

I fallimenti sovietici e le foto americane

I primi a provarci, nel 1960, furono i sovietici che inviarono su Marte due sonde che, però, non riuscirono a raggiungere il pianeta. I tentativi falliti furono anche altri, fino a quando la Nasa, il 28 novembre 1964, lanciò la sonda Mariner 4 che raggiunse Marte il 14 luglio 1965 e inviò sulla terra le prime 22 foto ravvicinate del Pianeta rosso.

 

Il primo atterraggio e le prime foto a colori

L’Unione sovietica si rifece qualche anno più tardi con Mars 2 e Mars 3 che, nel 1971, trasportò due veicoli di atterraggio spaziale, uno dei quali toccò il suolo di Marte per 20 secondi, diventando il primo oggetto realizzato dall’uomo sulla superficie del pianeta. A metà degli anni ’70, poi, ancora gli americani, scattarono le prime foto a colori del 97% della superficie marziana grazie a Viking.

 

Una missione lunga 10 anni

Per le successive missioni bisognerà attendere due decenni con la Mars Global Surveyor lanciata dalla Nasa nel 1996, missione che avrebbe dovuto concludersi nel 2001 e che fu prolungata fino al 2006, fino a quando le comunicazioni con la sonda si interruppero. La missione consentì di studiare la superficie di Marte e l’atmosfera e fu la prima volta che si cominciò a parlare della possibilità di sorgenti di acqua liquida sulla superficie del pianeta.

 

Anche gli indiani

In quegli anni atterrò su Marte anche il Mars Pathfinder che, per diverse settimane, passeggiò sulla superficie marziana e analizzò le rocce. Poi, nel 2001, Mars Odyssey rilevò grandi quantità di idrogeno sotto la superficie. Nel 2007 la Phoenix Mars Lander confermò la presenza di acqua e fu seguita da una serie di altre missioni, tra cui una anche dell’agenzia spaziale indiana.

 

Il ruolo dell’Italia e dell’Europa

Anche l’Agenzia spaziale europea ha provato a esplorare Marte, con l’Agenzia spaziale italiana che ha investito per il 40% nella doppia missione ExoMars: nel 2016 la sonda TGO ha raggiunto l’orbita di Marte e ha cominciato a studiare la presenza di metano e altri gas nell’atmosfera. Nel 2020 si punta a far atterrare sul Pianeta rosso un rover che possa addirittura penetrare nel suolo per analizzarlo.

 

Tutti gli altri nel 2020

E il 2020 dovrebbe essere l’anno in cui anche la Cina e gli Emirati Arabi proveranno a raggiungere Marte, oltre a Stati Uniti e India che vogliono riprovarci.

 

L’uomo su Marte

Tutti vorrebbero provare a portare l’uomo sul Pianeta rosso, anche se gli unici che hanno detto di volerlo fare davvero (e spiegato come) sono state la Nasa e la SpaceX, di proprietà del miliardario Elon Musk, che ha fissato come obiettivo il 2024, molto prima della Nasa che ha invece indicato gli anni successivi al 2030.

 

Qualche curiosità su Marte

  • Marte si è formato 4,6 miliardi di anni fa;
  • Ha due satelliti naturali, Fobos e Deimos (di piccole dimensioni e dalla forma irregolare) il cui nome significa “paura” e “terrore”;
  • Marte ha anche una bandiera, disegnata dagli ingegneri Nasa e dal task force leader della Flashline Mars Arctic Research Station, Pascal Lee, e consiste in tre bande verticali rossa, verde e blu.