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Myanmar: ecco perché i militari golpisti hanno bloccato Internet - Credit: Aung Kyaw Htet / SOPA Images/Sipa USA-Fotogramma
TECNOLOGIA 3 aprile 2021

Myanmar: ecco perché i militari golpisti hanno bloccato Internet

di Federico Bandirali

Zittire le proteste dopo il golpe eliminando tutti gli strumenti per organizzarle, “isolandosi" per...

Dopo la salita al potere armata da parte dell’esercito locale, dal Myanmar (ex Birmania) è un continuo susseguirsi di notizie preoccupanti, indicatori di come il golpe militare e le proteste che ne sono seguite rappresenteranno un problema anche in futuro.

Così, in ordine rigorosamente cronologico, dopo aver rimosso Aung San Suu Kyi con un colpo di stato a inzio febbraio 2021, l’esercito come riferito da Reuters ha imposto ai fornitori di servizi Internet di bloccare l’accesso alla Rete.

 

Una soluzione che segue il blocco dei social, delle mail e delle varie app di messaggistica nel Paese, usata evidentemente dal governo illegittimo per impedire ai cittadini di accedere alle informazioni indipendenti dopo averli zittiti in precedenza stroncando sul nascere i tentativi di organizzare proteste di massa peraltro “toccati” da questa mossa.

Libertà di parola e diritti, per l’esercito birmano, non sono temi da tutelare ma combattere come il dissenso.

 

- LEGGI ANCHE: Perché in Myanmar è stato bloccato l’accesso a Facebook

- E ANCHE: Il pugno di ferro dei militari su Myanmar

 

A fine marzo, il governo aveva “suggerito” ai giovani rivoltosi - senza lasciare spazio ad alternative – di non scendere più in piazza stante il pericolo di incrociare proiettili sparati ad altezza d’uomo, con un messaggio tra le righe ma inequivocabile nel suo significato.

 

Consiglio tistemente opportuno, visto che dal golpe in avanti sono stati uccisi più di 500 protestanti, mentre il resto del globo alle prese con la pandemia guarda senza intervenire nemmeno introducendo sanzioni (solo minacciate dall’ONU) o altre limitazioni per “raddrizzare” la barra dei militari al potere.

 

Una situazione che evidentemente fa precipitare giorno dopo giorno il Myanmar in una sempre più “profonda” ed efferata guerra civile. I bloccare informazioni e comunicazioni, testimonia di un contesto precipitato in un baratro dal quale, salvo decisioni altrui, il Paese non si risolleverà facilmente né tantomeno rapidamente.

 

Bloccare Internet, infatti, significa “disconnettere” il Myanmar dal resto del globo isolandolo, e l’obiettivo dei militari e proprio questo. In una fase storica in cui la pandemia è ancora da superare (effetti sociali inclusi che ne dilateranno la durata spostando, si spera, il focus dall’emergenza sanitaria), risulta difficile pensare a improvvisi cambi di scenario.

 

Ma sul lungo termine qualcuno interverrà per riportare la calma (pace è una parola grossa) nell’ex Birmania. Il quando è un mistero, ma davanti alla situazione del Paese restare passivi e come rendersi complici dei golpisti a scapito dei cittadini che in tutto ciò non hanno colpa alcuna se si esclude il non accettare lo status quo imposto dai militari “contrario” a qualsivoglia principio democratico.

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