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Il social dei fan di Trump “Parler” è offline: ecco perché Palrer - Credit: Pavlo Gonchar / SOPA Images / IPA / Fotogramma
SOCIAL NETWORK 11 gennaio 2021

Il social dei fan di Trump “Parler” è offline: ecco perché

di Federico Bandirali

L’app della “libertà di parola” senza moderazione eliminata dai server Amazon

Dopo essere stato rimosso dagli Store di Apple e Google sabato 9 gennaio per i contenuti violenti e minacciosi che presentava, il social dei fan di Trump e dell’estrema destra statunitense noto per l’assenza di moderazione dei contenuti, ovvero Parler, è andato offline.

La piattaforma, palese alternativa a Twitter e da tempo apprezzata dai conservatori americani perché capace di offrire la massima libertà di parola possibile (anche oltre i limiti), è infatti stata rimossa da Amazon - che la ospitava sui propri server, e fino a quando non verranno trovate altre soluzioni (sempre ammesso che accada) resterà offline.

 

- LEGGI ANCHE: La crescita di Parler, social senza regole che piace ai fan Trump

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Il tutto dopo un weekend burrascoso nel quale, oltre allo stop di Cupertino e Big-G, anche il colosso dell’e-commerce ha aperto una sorta di indagine su Parler scovando 98 post che incitavano esplicitamente alla violenza, avvertendo la piattaforma che senza moderazione dei contenuti l’eliminazione dai server Amazon sarebbe scattata in breve tempo.

 

Secondo il sito specializzato nel monitoraggio di internet Down for Everyone Or Just for Me, questo è accaduto allo scoccare della mezzanotte tra domenica 10 e lunedì 11 gennaio dopo che la proprietà dell’app, una volta rinunciato a mediare con il gigante di Jeff Bezos, non ha trovato altri fornitori di servizi hosting ad accoglierla sui propri server.

 

L'amministratore delegato di Parler, John Matze, ha definito in un tweet la decisione come parte di un’offensiva coordinata dei “giganti della tecnologia per annientare la concorrenza sul mercato” dando la colpa al veloce e rapido successo ottenuto dal social, anche se i numeri dicono altro.

 

Il social, infatti, sostiene di avere 12 milioni di utenti sparsi per il globo dei quali 8 milioni solo negli Usa. Per fare un esempio, Trump prima della sospensione a vita da Twitter contava 89 milioni di follower. Numeri non paragonabili.

 

E tuttavia Matze - intervistato da Fox News - ha continuato a parlare di complotto denunciando come “tutti i fornitori, dai servizi di messaggi di testo, ai provider di posta elettronica, ai nostri avvocati, ci hanno abbandonato lo stesso giorno”. Aggiungendo come l’obiettivo sia provare a tornare “online il più in fretta possibile, ma abbiamo molti problemi: ogni fornitore con cui parliamo dice che non lavorerà con noi perché, se Apple e Google non approvano, non lo faranno neanche loro”.

 

In effetti, persa la possibilità di essere anche un app per smartphone, Parler in questa situazione non troverà mai un provider disposto ad ospitare la piattaforma sui propri server. Non tanto per uno strano complotto, quanto perché senza una “vetrina” simile il margine di profitto scenderebbe sotto lo zero.

 

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A meno che il social del “free speech”, viste le conseguenze della troppa libertà di parola dopo i fatti del Campidoglio dello scorso 6 gennaio non decida di cambiare pelle. Come? Introducendo una moderazione dei contenuti “soft” volta a elimiare solo i discorsi che incitano a violenza e odio, senza entrare nel merito dei contenuti “politici”.

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