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Telegram, aperta un’indagine sui deepfake creati da bot - Credit: Christian Wiediger / Unspalsh
TECNOLOGIA 24 ottobre 2020

Telegram, aperta un’indagine sui deepfake creati da bot

di Federico Bandirali

Sulla piattaforma circolano immagini false di donne nude create da robot. Le indagini del Garante per la privacy

Il Garante per la Privacy iha avviato un’indagine sull’uso diffuso di bot (sistemi automatizzati) che generano e condividono false immagini di nudo sull'app di messaggistica russa Telegram in Italia.

La decisione fa seguito ad un’indagine della società di sicurezza Sensity, che nel luglio 2020  ha scoperto come fossero state generate e condivise sulla piattaforma creata dai fratelli Durov oltre 100.000 immagini contraffatte. I bot, infatti, possono generare finti nudi che hanno filigrane o che mostrano solo corpi parzialmente nudi, come esca per poi chiedere agli utenti di pagare per svelare l’immagine nella sua interezza.

 

Gli utenti potevano inviare una foto di una donna ad uno dei bot in questione , ricevendo in cambio una versione senza veli della stessa senza alcuna indicazione relativa alla modifica dell’immagine. E, secondo Sensity, un numero limitato di immagini, la maggior parte delle quali vengono estratte dagli account dei social media e quindi manipolate, sono di vittime “apparentemente minorenni”.

 

 

Sensity ha scoperto che i falsi nudi sono stati generati dal software DeepNude, emerso nel panorama di Internet lo scorso anno. Il suo creatore ha rimosso il sito web ritenendo che “la probabilità che le persone ne facciano un uso improprio è troppo alta”. Secondo Sensity, tuttavia, il software è stato decodificato ed è rimasto disponibile su diverse piattaforme illegali per la condivisione dei file.

 

“La facilità d’utilizzo di questo programma rende chiunque abbia una foto sul web potenzialmente vittima di deepfake”, ha affermato il Garante con un comunicato stampa diffuso venerdì 23 ottobre, nel quale l'autorità ha preannunciato ulteriori indagini nel merito.

 

L’intenzione è chiedere a Telegram di fornire informazioni per verificare se è conforme alle normative sulla protezione dei dati, stando alla nota, ma non è da escludere che l’ovvia risposta porti ad indagini più approfondite.

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