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Perché la Turchia ha dichiarato guerra ai social network

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan- Credit: Depo Photos / ABACA / IPA / Fotogramma

tecnologia14 dicembre 2020

Perché la Turchia ha dichiarato guerra ai social network

di Federico Bandirali

Introdotta una legge per la censura di Stato. 3.1 milioni di dollari di multa ai social "ribelli"

In Turchia il governo ha modificato le leggi per i principali social network, introducendo un controverso obbligo per le società proprietarie di piattaforme con oltre un milione di utenti “unici” quotidiani che prevede la nomina di un rappresentante per le stesse – responsabile dei contenuti e della loro possibile rimozione se richiesta dalle autorità locali -, oltre a stabilire come i dati degli utenti debbano obbligatoriamente essere archiviati su server locali. Una riforma per quale si è speso in prima il “presidente” Recep Tayyip Erdogan, il quale nonostante goda di grande popolarità sui social da sempre ha criticato pesantemente le piattaforme social dal lontano 2013. Quando, utilizzandole, vennero organizzate le proteste contro il governo di Gezi Park. Norme che pongono non pochi dubbi circa la reale tutela della privacy.

 

A pochi mesi dal varo della legge, in vigore dal 1° ottobre 2020 e accolta come forma di censura con ong e opposizioni a definirla liberticida, i social non si sono però adeguati. Così, dopo una prima sanzione “soft”, Ankara ha deciso di sanzionare con una nuova multa da 3,1 milioni di euro che interessa Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, Periscope, TikTok, Pinterest, LinkdedIn e Dailymotion, ree di non essersi adeguate in quanto non hanno proceduto a nominare rappresentanti.

 

Se le diverse società dovessero decidere di ignorare ancora le normative, a inizio 2020 le stesse prevedono il divieto per i social di inserire pubblicità, con il passo successivo che consisterebbe entro la metà del prossimo anni a ridurre la “banda” per i social del 90%, facendoli di fatto sparire dal Paese.