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Twitter: fake news sul coronavirus diffuse prevalentemente da robot - Credit: iStock
TECNOLOGIA E COVID-19 24 maggio 2020

Twitter: fake news sul coronavirus diffuse prevalentemente da robot

di Federico Bandirali

Lo rileva uno studio statunitense. “Sospetti” su Cina e Russia, ma mancano le prove

Non a caso la piattaforma fondata e guidata da Jack Dorsey è corsa recentemente ai ripari con nuove etichette per identificare ed evidenziare questo tipo di cinguetti. E tuttavia, ha anche stabilito che qualsiasi dichiarazione della Casa Bianca sul virus, a prescindere dalla validità scientifica spesso discutibile, non può essere bollata come disinformazione e mistificatoria.

 

- LEGGI ANCHE - Twitter: stop alle teorie cospirazioniste sul coronavirus

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Disinformazione sul Covid-19: Twitter non le elimina se la fonte è la Casa Bianca

Se si pensa alla geniale idea del presidente Donald Trump di iniettarsi soluzioni a base di candeggina e "illuminarsi" con raggi ultravioletti per disinfettare il corpo (e quindi curarlo) dal virus SARS-CoV-2, o alla dichiarazione del Tycoon secondo cui - come certifica il suo caso poiché ne assume una compressa al giorno (quindi un sottodosaggio) - l'idrossiclorochina sarebbe utile per prevenire il contagio da Covid-19.

 

Idrossiclorichina: Trump smentito da uno studio pubblicato su The Lancet

Un’ipotesi smentita definitivamente dalla scienza che, anzi, la ritiene dannosa come conferma uno studio pubblicato sulla rivista scientifica britannica The Lancet, tra le più autorevoli al mondo se non la più auotorevole, firmato dai un team di ricercatori britannici e "vidimato" da un commento dal Professor Christian Funck-Brentan della Sorbona di Parigi il quale, anzalizzando i dati, ha constatato come peggiori il decorso della malattia.

 

Fake News e Covid-19: colpa dei bot (in parte)

Ora, però, uno studio della Carnegie Mellon University prova a far chiarezza su come nella piattaforma di microblogging vengono diffuse fake news sull’argomento negli Usa e, sorpresa, i ricercatori hanno scoperto come quasi la metà dei profili Twitter usati per far circolare contenuti inattendibili sulla pandemia altro non siano che bot.

 

Ovvero semplici sistemi robotizzati usati appositamente per questo tipo di campagne di disinformazione sui social solitamente da Russia e Cina per interferire e “far passare” per verosimili “narrazioni” che di valido non hanno nulla con lo scopo di creare tensioni tra politica e cittadini o indirizzare le opinioni delle persone “martellandole” con fake news.

 

L’analisi, ancora da pubblicare, ha preso in esame oltre 200 milioni di cinguettii sul virus SARS-CoV-2 pubblicati a partire dal gennaio di questo “funesto” 2020, rilevando come il 45% del campione sia stato pubblicato o condiviso da account i cui “comportamenti”, dalla tempistica del tweet alla frequenza sino agli orari di pubblicazione, assomiglino molto a quelli dei bot e poco a quelli degli esseri umani.

 

Teorie cospirazioniste e amentià assorite: sospetti su Pechino e Mosca

A farla da padrone con più di 100 affermazioni chiaramente false “prodotte” e rilanciate dai profili fake, ovviamente, la principali teorie cospirazioniste come il legame tra reti 5G e pandemia, le responsabilità di Bill Gates che avrebbe creato e diffuso il nuovo coronavirus per non meglio precisati motivi e, immancabile in quasi tutti i Paesi, l’assurdo assunto secondo cui il Covid-19 è una sorta di influenza usata dai vari governi per privare i cittadini di diritti acquisiti sanciti da leggi e costituzioni varie.

 

A che pro, nell’ultimo caso, non è dato sapere, a meno di non partire dal presupposto che disoccupazione, crisi socio-economica, centinaia di migliaia di vittime in tutto il mondo e le drammatiche scene a cui abbiamo assistito, direttamente o attraverso i media, siano fake news clamorose.

 

La ricerca, però, ha un limite: l’incapacità di stabilire se dietro a questi account ci siano reti organizzate o singoli soggetti, e la loro origine geografica. Che è molto simile, forse troppo al sistema di propaganda usato da Pechino e Mosca, ma senza onerosi approfondimenti resta impossibile stabilire la provenienza dei contenuti disinformativi con certezza assoluta.

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