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Twitter inviterà a leggere davvero gli articoli prima del retweet - Credit: Jaap Arriens / IPA / Fotogramma
internet 12 giugno 2020

Twitter inviterà a leggere davvero gli articoli prima del retweet

di Federico Bandirali

Avvisi in test per ora solo negli Usa. Il social network in trincea contro la disinformazione 

La pandemia da coronavirus ha fatto tornare in auge Twitter, con crescita costante della base utenti e delle interazioni a discapito di Facebook.

Eppure, nonostante i numerosi sforzi, la piattaforma di microblogging guidata da Jack Dorsey – che ha anche “sdoganato” lo smart working “eterno” per i dipendenti che lo vorranno – si è trovata di fronte ad un problema atavico come e più di altri social: la diffusione di fake news e disinformazione rispetto al Covid-19.

 

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A quanto pare, sebbene in poco meno di un mese Twitter abbia introdotto una serie di misure per fermare il problematico fenomeno, tra cui la limitazione degli utenti che possono replicare a un tweet e le etichette per i contenuti disinformativi e "fuovianti" (mietendo subito una “vittima” illustre qual è il presidente statunitense Donald Trump che ha replicato dichiarando “guerra” ai social), il problema è lungi dall’essere risolto.

 

A riprova di ciò, l’ultima novità della piattaforma dei cinguettii punta proprio in questa direzione: cercare di eliminare contenuti “falsi” e fuorvianti, “ripulendo” come immediata conseguenza le conversazioni.

Per farlo, sebbene solo in fase di test ed esclusivamente in lingua inglese (e solo negli Usa), Jack Dorsey e i suoi hanno pensato a un nuovo stratagemma: verificare che gli utenti abbiano davvero letto gli articoli che stanno ritwittando, ovviamente prima che ciò accada davvero

.

La sperimentazione – avviata solo sull’app per smartphone Android – introduce infatti una sorta di avviso ogni volta che sul display compare il pulsante “retweet” con cui la piattaforma di microblogging chiede all’utente, senza troppi giri di parole, se ha davvero aperto e letto quanto intende condividere prima che lo faccia davvero.

 

Davanti al quesito, le opzioni sono diverse: far finta di nulla e condividere il contenuto – con o senza commento – anche se non si è letto alcunché; leggere realmente l’articolo qualora non lo si sia fatto in precedenza e poi decidere, oppure lasciar perdere e evitare di ritwittare.

 

Tutto molto bello, ma sull’efficacia permangono dubbi concreti. Se da un lato il principio è più o meno lo stesso per il quale WhatsApp ha limitato il numero di persone a cui si può inoltrare un messaggio contemporaneamente eliminando le cosiddette "catene di sant’Antonio" intrise di fake news, dall’altro l’impossibilità di Twitter di verificare davvero se si è letto il contenuto in questione - magari su carta stampata - per ovvi problemi di privacy, alla fine lascia decidere alla sensibilità e alle convinzioni (incluse quelle pindariche e cospirazioniste) dell’utente cosa fare.

 

Quest’ultimo, infatti, oltre al “suggerimento” non ha alcuna limitazione, e può continuare a condividere ciò che vuole senza bisogno di leggere davvero le informazioni in questione, ritenendole meritevoli di essere lette da altri se di suo gusto.

 

Come spiegato da Twitter, “è facile che articoli e link diventino virali: un vantaggio che a volte si trasforma in pericolo, soprattutto se le persone non hanno letto il contenuto che stanno diffondendo”. Ma è altrettanto facile che continuino a farlo se non sufficientemente motivati dal “suggerimento”.

 

La differenza con il limite nella condivisione deciso da WhatsApp è quindi evidente: la società di Mark Zuckerberg punta su una soluzione tecnica “oggettiva” per disincentivare la condivisione di fake news e contenuti “sospetti”;  quella di Jack Dorsey si affida alla lucidità intellettuale di ogni utente senza imporre nulla..

 

Inutile dire quale approccio sia più “umano” e quale più “efficiente” tra i due, nonostante le lodevoli e ammirevoli intenzioni di Twitter che punta chiaramente sul libero arbitrio e sulla consapevolezza dei propri utenti, senza imporre nulla con limitazioni "tecniche".

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