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Twitter: rimossi 32 mila profili falsi creati per diffondere fake news

- Credit: iStock

SOCIAL E DISINFORMAZIONE12 giugno 2020

Twitter: rimossi 32 mila profili falsi creati per diffondere fake news

di Federico Bandirali

Tre reti legate a Cina,Turchia e Russia usate per disinformare e fare propaganda filogovernativa

Sempre impegnata nel trovare soluzioni nuove per contrastare la diffusione di contenuti fuorvianti, disinformazione e fake news con nuovi strumenti, Twitter deve anche fare i conti con reti di account falsi che hanno scopo opposto. Una lotta che dura da tempo per la piattaforma di Jack Dorsey, obbligata ad affondare nuovamente il colpo per frenare disinformazione e propaganda sul social rimuovendo oltre 32 mila account falsi, creati e utilizzati da Cina, Russia e Turchia per diffondere contenuti con le predette caratteristiche.

 

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Non una sorpresa, certo, visto che la macchina della disinformazione (o controinformazione) del regime cinese si è messa in moto da tempo coinvolgendo anche alti funzionari di Stato e ambasciatori che agiscono con queste modalità impunemente.

 

Caso vuole che oltre la metà dei profili fasulli (23.750) eliminati da Twitter faccia parte di una rete con sede in Cina e contenuti “ripresi” e condivisi da altri 150mila account collegati, solo sulla piattaforma di microblogging.

 

Come spiegato dal social, la rete in questione veniva utilizzata con attività “coordinate e manipolatorie" utili a “diffondere narrazioni geopolitiche favorevoli al Partito comunista cinese (quindi a Pechino e al regime) e racconti ingannevoli sulle dinamiche politiche di Hong Kong”.

 

Non paga, ovviamente, la rete in questione diffondeva con impressionante velocità tweet e contenuti relativi alla pandemia e al coronavirus SARS-CoV-2, su Taiwan (entità politica distinta e opposta a Pechino) e sull’esiliato miliardario Guo Wengui.

 

Twitter, peraltro, ha collegato senza dubbio alcuno la nuova rete con una, sempre appoggiata (e presumibilmente creata) dal governo cinese, smantellata nel 2019 dalla piattaforma in collaborazione con Facebook e YouTube (Google).

 

Seconda per numero, a sorpresa, la rete di account fasulli di Ankara, con 7.340 profili intenti a costruire una narrazione di regime, appoggiando in tutto e per tutto la linea del presidente Erdogan e del partito AKP, a prescindere dall’argomento.

 

Meno rilevante, con poco più di mille unità, il network russo, ma con una particolarità aggiuntiva: il legame con il sito di propaganda filogovernativa Current Policy, con contenuti mirati ad esaltare il partito del presidentissimo Vladimir Putin (Russia Unita) e ad attaccare tutti i dissidenti politici e le “voci fuori dal coro”.

 

Una sorta di maxi-retata, dunque, che lascia intuire quanto siano ormai importanti i social e il loro controllo a livello geopolitico, e che evidentemente non è la prima e non sarà nemmeno l’ultima, anche perché tra pandemia e presidenziali Usa 2020 l’offensiva “online” di Cina e Russia non è nemmeno quotata dopo le memorabili interferenze sovietiche nelle presidenziali del 2016.