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Perché Twitter ha sospeso per sempre l’account di Trump

L'account Twitter di Trump dopo il ban a vita- Credit: Stanislav Kogiku / SOPA Images / IPA / Fotogramma

social network09 gennaio 2021

Perché Twitter ha sospeso per sempre l’account di Trump

di Federico Bandirali

Per il social concreto il “rischio di ulteriori incitazioni alla violenza”. Il Tycoon non gradisce...

Twitter ha deciso di chiudere definitivamente l’account del presidente statunitense uscente Donald Trump - cinguettatore seriale per antonomasia - con l'accusa di aver reiteratamente ignorato le regole del social incitando i suoi sostenitori a compiere atti violenti. “Dopo aver revisionato i più recenti tweet di @realDonaldTrump e averli contestualizzati, analizzando come vengono recepiti e interpretati su Twitter e fuori, abbiamo deciso di sospendere permanentemente l’account per evitare ulteriori incitamenti alla violenza” recita infatti la nota divulgata dalla società guidata da Jack Dorsey nella serata di venerdì 8 gennaio.

 

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Presa di posizione per certi versi inevitabile dopo il tentato assalto al Campidoglio del 6 gennaio, che oltre a causare 5 morti ha minato le basi di qualsiasi sistema democratico nel giorno della certificazione dell’elezione di Joe Biden. Twitter inizialmente aveva deciso di sospendere l’account di Trump per 12 ore, mentre Menlo Park era corsa immediatamente ai ripari scegliendo, come annunciato direttamente da Mark Zuckerberg, di sospendere gli account Facebook e Instagram del Tycoon “a tempo indeterminato”.

 

La piattaforma di microblogging, invece, era rimasta su posizioni più concilianti. Annunciando però che qualora Trump avesse continuato a ignorare le sue regole, l’ex presidente sarebbe stato bandito a vita da Twitter. Cosa che secondo la società è accaduta dopo la sospensione temporanea, portando così a quella permanente.

 

Trump, ovviamente, non ha preso bene la decisione e, sfruttando l’account ufficiale del presidente degli Stati Uniti @POTUS, ha accennato a una cospirazione per poi affondare il colpo contro Twitter e chiarire che l’idea è “cambiare sito” o realizzare una nuova piattaforma “autonoma”.

 

“Come dico da tempo – le parole del Tycoon - Twitter si è spinta ben oltre il vietare la libertà di parola e i suoi dipendenti si sono coordinati con i democratici e la sinistra radicale per rimuovere il mio account dalla loro piattaforma. Questo per mettere a tacere me, voi e i 75 milioni di americani che mi hanno votato”.

 

Twitter ha immediatamente rimosso i cinguettii in questione anche se pubblicati con l’account presidenziale @POTUS, chiarendo inoltre che se il Tycoon dovesse provare a creare un nuovo profilo non appena scoperto lo stesso verrebbe immediatamente sospeso.

 

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A spingere Twitter verso il ban di Trump anche gli impiegati della piattaforma, che dopo i fatti di Capitol Hill hanno scritto direttamente a Jack Dorsey una missiva con 350 firme chiedendo di avviare un’indagine per determinare il peso dei tweet di Trump rispetto a quanto accaduto il 6 gennaio.

 

Una soluzione che ha un significato particolare, visto che la cavalcata di Trump verso la presidenza nel 2016 era passata proprio dal Twitter, con l’account sempre più virale nel quadriennio alla Casa Bianca fino ad arrivare agli attuali 88 milioni di follower.

Tutti persi nel volgere di poche ore dopo aver scritto una delle pagine più buie nella storia della democrazia statunitense, nemmeno l'unica invero.

 

I seguaci del Tycoon, comunque, hanno avuto il privilegio di ricevere decine di notifiche quotidiane per tutti i messaggi social postati dell'ex presidente, oltre a quelle delle inteminabili sequenze di cinguettii per colorite invettive rivolte ad avversari politici o capi di Stato di Paesi ostili e delle tante gaffe.

Uno show interminabile con epilogo ampiamente pronosticabile, anche se non per una ragione estrema come invece accaduto.