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Amazon, Facebook, Google e Apple indagate dall'antitrust Usa

- Credit: iStock

INTERNET24 luglio 2019

Amazon, Facebook, Google e Apple indagate dall'antitrust Usa

di Federico Bandirali

Verifica delle pratiche attuate per "dominare" il mercato

La notizia era nell’aria, già nel giorno in cui la Federal Trade Commission (FTC) statunitense sanzionò Facebook con una “multa” record da 5 miliardi di dollari per violazione della privacy, rispetto alle quale Zuckerberg ha deciso di pagare,: il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine antitrust" sui colossi della tecnologia "Made in USA".

Giganti del web sotto pressione

Come riferisce il Wall Street Journal Amazon, Apple, Google e Facebook saranno messe sotto pressione dalle autorità, che con questa indagine intendono verificare se i colossi dell’Hi-Tech hanno usato pratiche illegaleìi per sbarazzarsi della concorrenza. Il tutto mentre lo stesso Dipartimento di Giustizia sta decidendo se convalidare la “”multa” patteggiata da Facebook con la FTC, in quello che si configura come un vero e proprio assaltoall'arma bianca contro i giganti del web.

Gli obiettivi dell’indagine

Il Dipartimento di Giustzia ha chiarito con una nota che l’indagine “mira ad accertare in che modo le maggiori piattaforme tecnologiche hanno raggiunto l’attuale posizione di forza nel mercato, verificando se hanno utilizzato pratiche scorrette con l’obiettivo di “far fuori” i competitor, ostacolando di conseguenza l’innovazione e, in generale, attuando politiche che hanno danneggiato i consumatori”. Controlli a 360°, che non lasciano per nulla tranquilli i colossi della Rete. Difatti, qualora venissero riscontrate violazioni antitrust, il Dipartimento di Giustizia chiederà di apportare le dovute correzioni. Sanzionando però anche quanto già fatto, ed è questo a tormentare i sogni di Zuckerberg, Bezos & co.

Mnuchin: “Amazon ha distrutto le vendite al dettaglio”

Iro dell’amministrazione Trump, Steven Mnuchin, intervistato dalla CNBC nel merito, non ha certo usato parole di miele, affermando che “Amazon ha distrutto l’industria delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti. Non ci sono dubbi sul fatto che limiti la concorrenza”. Parole che suonano come una sentenza, mentre le indagini devono ancora iniziare. Utili però a capire quale sia l’approccio del Dipartimento di Giustizia rispetto all’inchiesta. Soprattutto per Amazon, con Bezos "nemico" del Tycoon in quanto editore del Washington Post, indicato come "nemico" dal Tycoon.

Stop all’autoregolamentazione

L’indagine palesa anche il rinnovato interesse delle autorità rispetto a un settore che, secondo molti, si è sostanzialmente autoregolamentato, creando quindi regole “su misura” per massimizzare i profitti. Una sorta di giungla nella quale ognuno ha fatto ciò che era conveniente, in barba alle norme vigenti.

 

Per Washington è giunta l'ora di far finire la "festa" la festa, e si era già intuito proprio con la sanzione record patteggiata con Facebook. Col mirino pronto a spostarsi su Libra, la criptovaluta di Menlo Park già bollata come “pericolosa” dal G7 economico di Chantilly la scorsa settimana. Che, di fatto, è stata l’incipit per la controffensiva dell’amministrazione Trump: Libra ha scoperchiato il vaso di Pandora, e richiuderlo in tempi brevi non sembra un'opzione. Anzi.

 

Curioso anche notare chi resta fuori dall'indagine: Twitter. Sarà un caso, ma il social che è anche l'amico fidato del Tycoon, noto "cinguettatore seriale" (84 tweet al giorno che, stimando in 12 ore il tempo per dormire, mangiare e esercitare le sue funzioni, restituiscono una media di 7 tweet all'ora) dopo lo scandalo sui falsi profili non è più stato oggetto di polemiche.