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Usa: TikTok
TECNOLOGIA E POLITICA 25 ottobre 2019

Usa: TikTok "possibile minaccia per la sicurezza nazionale"

di Federico Bandirali

Possibili interferenze cinesi. Ma in ballo c'è anche la leadership nel settore tecnologico

TikTok, l’app più virale del momento, continua a far parlare di sé, e non in positivo.

Dopo l’identificazione e la conseguente rimozione di alcuni profili collegati ai terroristi islamici dell’Isis, due senatori statunitensi, Chuck Schumer e Tom Cotton, hanno messo nel mirino l’applicazione per i video di proprietà cinese (ByteDance), chiedendo ai funzionari dei servizi segreti Usa di indagare su eventuali minacce per la sicurezza nazionale.

Contenuti delle app cinesi sotto esame

In una missiva inviata al direttore della National Intelligence, Joseph Maguire, e subito ripresa dal Washington Post, i due hanno chiesto alle autorità di indagare sul modo in cui TikTok raccoglie e utilizza i dati degli utenti, per determinare se vi siano interferenze da parte del governo cinese nei contenuti che l’app mostra agli utenti statunitensi.

 

Nell’estratto pubblicato dal WP i due senatori, dicendosi preoccupati per questa possibilità, chiedono ai servizi segreti “di valutare i rischi per la sicurezza nazionale che arrivano da TikTok e da altre piattaforme di contenuti con sede in Cina che operano negli Stati Uniti per poi riferire al Congresso quanto scoperto”.

 

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Le possibili "interferenze" cinesi

Una preoccupazione non nuova, cresciuta considerevolmente negli ultimi mesi visti i rapporti sempre più conflittuali tra Pechino e Washington, soprattutto in virtù della guerra commerciale in corso. E non è un caso che “falchi” come il senatore repubblicano Marco Rubio e Tom Cotton nei mesi scorsi avessero messo nel mirino Huawei e ZTE perché, a loro avviso, collegate al governo cinese.

 

Per poi spostare, nelle ultime settimane, la loro attenzione su TikTok, anche in ragione del successo che l’app sta riscuotendo tra i cittadini statunitensi (110 milioni di download) e non solo. A loro avviso Pechino potrebbe utilizzare i dati caricati dagli utenti per violarne la privacy. E, se non bastasse, secondo i senatori statunitensi la piattaforma sarebbe allineata al governo cinese al punto da assecondarne le richieste di censura, eliminando dai propri server video su temi controversi come le le proteste di piazza Tienanmen o quelle più recenti di Hong Kong.

La replica di TikTok

ByteDance, ovviamente, ha rispedito al mittente ogni accusa. La società ha spiegato come le informazioni caricate dagli utenti statunitensi sono tutte stoccate all'interno di server che si trovano negli Stati Uniti, e quindi non soggetti alle leggi cinesi.

 

Rispetto alla censura, poi, la società ha fatto sapere di non avere mai ricevuto richieste in questa direzione da Pechino, chiarendo che le avrebbe comunque ignorate poiché la divisione che si occupa della moderazione dei contenuti utilizza i criteri vigenti negli Usa, con l’app che non è nemmeno disponibile in Cina dove invece spopola l’alter ego di TikTok, Douyin, copia quasi perfetta dell’app che vediamo in occidente ma soggetta alle leggi cinesi.

Problemi di sicurezza o paura della concorrenza cinese?

Di certo la Cina sta velocemente diventando leader nel settore tecnologico, con TikTok che negli ultimi mesi sta demolendo la temibile concorrenza di Facebook. Al punto che lo stesso Mark Zuckerberg, nel corso della sua audizione fiume al Congresso, parlando della criptovaluta di Menlo Park “Libra”, ha agitato lo spettro cinese, che potrebbe anticipare il suo progetto e lanciare la prima valuta virtuale “globale”.

 

Diventa dunque complesso capire se le preoccupazioni riguardino davvero possibili interferenze di Pechino o se il timore sia perdere il ruolo di leader nel settore tecnologico che gli Usa hanno sempre avuto. Probabile che entrambi i fattori abbiano un peso in questo continuo lancio di accuse, ma appare evidente come non sia la paura l’arma giusta per contrastare il successo della Cina. Anche perché le pratiche scorrette sono una triste consuetudine anche e soprattutto per i colossi del web con sede negli Stati Uniti.

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