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Usa: il piano di Trump per controllare i social in nome della sicurezza
INTERNET E SICUREZZA 12 agosto 2019

Usa: il piano di Trump per controllare i social in nome della sicurezza

di Federico Bandirali

Regole pro domo sua e controllo "generalizzato": il "Grande Fratello" in versione Tycoon

Donald Trump fa sul serio, e dopo averlo annunciato, inizia a far trapelare come intende “combattere” i social network.

Mosse che vengono presentate come “difesa della sicurezza nazionale”, ma che, in realtà, preparano a puntino il terreno in vista delle presidenziali del 2020.

Web "anti-repubblicano"

Il Tycoon ha dato mandato al suo braccio destro per la comunicazione online, Bard Pascale (l’uomo che decise di collaborare con Cambridge Analytica nel 2016), di “punire” i social, colpevoli di contrastare “i conservatori repubblicani” a favore dei “contenuti” democratici. Un’accusa senza prove, per la quale Trump si è speso affermando che vi sono “terribili pregiudizi” nei suoi confronti. Quali siano, però, non è dato sapere, visto che non è stato fatto nemmeno un esempio concreto.

 

Secondo quanto riportano diverse testate statunitensi la Federal Communications Commission (FCC) avrà il compito, arduo, di recepire le volontà del Tycoon e farle rientrare nel perimetro del consentito dal quadro legislativo vigente.

Il principio di responsabilità

Il primo ostacolo da superare è la legge che garantisce alle piattaforme la non punibilità rispetto a contenuti di proprietà di terze parti. Un principio corretto, perché le responsabilità sono individuali, e i vari social hanno già filtri rispetto ai contenuti. Valido nel mondo reale come in quello virtuale.

 

Il problema risiede nel fatto che le piattaforme stabiliscono le regole del gioco autonomamente, mentre Trump vorrebbe imporre le "sue" regole rispetto alle discussioni “politiche”. E anche la richiesta dell’FBI alle piattaforme social di fornire i dati sensibili degli utenti rientra in questo ambiziosissimo progetto.

Regole ok, ma a che scopo?

Progetto che accoglie, mistificandole, le richieste avanzate del CEO di Facebook Mark Zuckerberg a fine marzo. Zuckerberg chiedeva l’aiuto di governi e istituzioni per evitare la diffusione di “contenuti pericolosi”. Di certo, quando esplicitò questa necessità, non aveva le stesse idee di Trump.

 

Che ha “approfittato” delle stragi “suprematiste” di Dayton e El Paso per ribadire, nel suo discorso alla nazione, come i colossi del web debbano “sviluppare strumenti capaci di scovare gli stragisti prima che colpiscano”. Una definizione generica, che non metterebbe nel mirino solo le minacce per la sicurezza, ma anche la libertà d’opinione e di espressione, violando deliberatamente la privacy di milioni di persone. Celandosi dietro al generico termine “sicurezza”.

 

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Arriva il "Grande Fratello" Trump

L’intento è quindi chiaro: sfruttare le lacune dei colossi del web (Google, Youtube, Twitter ecc.) in termini di moderazione per prenderne il controllo. Una regolamentazione più stretta, invero, è quanto si auspicano gli stessi attori del web. Che il primo ad imporle sia proprio Trump, ovvero uno dei tanti politici che ha infranto più volte le policy dei social con contenuti “pericolosi” senza farsi troppi problemi, suscita perplessità.

 

Il Grande Fratello che controlla tutto e tutti è uno spettro misterioso agitato più volte, che ora potrebbe trovare un volto e fattezze umane: quelle di Donald Trump. Non troppo diverse da quelle, immaginarie, presentate da George Orwell nel visionario e profetico romanzo “1984”.

 

© credito: White House / IPA / Fotogramma

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