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WhatsApp: chat di gruppo - Credit: iStock
APP E PRIVACY 23 febbraio 2020

WhatsApp: chat di gruppo "accessibili" da Google

di Federico Bandirali

Sul motore di ricerca indicizzati i link d’invito a migliaia di gruppi “privati”

I gruppi WhatsApp, di solito, sono aperti a un numero ristretto di persone “invitate” ad unirvisi dagli amministratori.

Anche se, in certe circostanze, questi possono generare un link d’invito e lasciare che glia altri membri del gruppo lo condividano anche all’esterno, “allargando” la chat di gruppo. Fino a qui tutto normale e, in generale, consueto, non fosse che si Google pare siano stati indicizzati, e quindi diventati disponibili nelle ricerche, gli “inviti” a decine di migliaia di gruppi.

 

A scovare la falla di sicurezza il reporter Jordan Wildon, che avrebbe trovato non pochi link d’invito ai gruppi WhatsApp “indicizzati” sul motore di ricerca, rendendo possibile intrufolarsi nei gruppi passando da Google senza problemi. E, in effetti, anche dopo una verifica con la striga di ricerca “site:” e poi chat dell’app, il motore di ricerca ci ha restituito un numero inquietante di link d’accesso a chat di gruppo dell’applicazione di messaggistica più usata al Mondo.

 

Il lungo elenco di risultati, è una lista interminabile di “inviti” nei quali, come logico, numericamente la fanno da padrone quelli “ristretti”, ma non mancano certo gruppi di dimensioni importanti con tempi che spaziano dalla cucina alla pornografia toccando tutto l’immaginabile e forse anche qualcosa in più.

 

Menlo Park, visto il problema, non ha potuto esimersi dal commentare, e al solito lo ha fatto con una dichiarazione pubblica il cui intento è solo ridurre la portata del fenomeno, anche se i fatti dicono altro: “Gli amministratori dei gruppi di WhatsApp possono invitare qualsiasi utente di WhatsApp a unirsi a quel gruppo condividendo un link che hanno generato” afferma l’azienda.

 

Aggiungendo “come tutti i contenuti condivisi in canali pubblici ricercabili, i link di invito che sono pubblicati su Internet possono essere trovati da altri utenti di WhatsApp. I collegamenti che gli utenti desiderano condividere privatamente con persone che conoscono, e di cui si fidano, non dovrebbero essere pubblicati su un sito Web accessibile pubblicamente”.

 

Dando dunque la “colpa” ad utenti distratti. Ma, visti i precedenti della controllante Facbook in tema di privacy, il sospetto che le dichiarazioni siano di facciata è netto e, dopo la prova “con mano” su Google, più che fondato. Anche per i temi trattati da alcuni dei gruppi “reperibili”, che sono palesemente “da secretare” onde evitare problemi legali. Fatto che rende inesorabilmente “vuota” la spiegazione di WhatsApp.

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