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In arrivo WhatsApp Pay, il sistema di pagamento via chat

- Credit: Rachit Tank / Unsplash

TECNOLOGIA01 febbraio 2020

In arrivo WhatsApp Pay, il sistema di pagamento via chat

di Federico Bandirali

Entro 6 mesi dovrebbe essere disponibile in diversi Paesi. Zuckerberg parla anche di elezioni e privacy

Dopo aver sperimentato su un milione di utenti indiani WhatsApp Payments, metodo per inviare e ricevere denaro direttamente dall’app di messaggistica “facile e veloce come l'invio di una foto”, Menlo Park afferma che il sistema - lanciato nel 2018 - verrà “implementato in diversi Paesi nei prossimi sei mesi”.

 

L’annuncio non arriva da fonti interne a Facebook, proprietaria dell’app, o da qualche scoop giornalistico, ma direttamente da Mark Zuckerberg. Che ha comunicato la novità durante la presentazione del bilancio di Facebook del 2019 (dal quale è emerso come, per incrementare i ricavi dopo un'inattesa flessione, la società punterà sulle app di messaggistica), ribadendo la fine della sperimentazione in un secondo momento con un post su Facebook.

 

Dopo aver confermato la crescita della base utenti di tutte le "sue" piattaforme, Zuckerberg ha chiarito come oltre 140 milioni di piccole e medie imprese utilizzino i servizi della sua società “per crescere”.

 

Come funziona Whatsapp Payments

WhatsApp Payments, tecnicamente, si basa sulla tecnologia UPI (Unified Payment Interface) Peer to Peer, una piattaforma di pagamento che lavora in tempo reale per facilitare le transazioni interbancarie. Permettendo, una volta collegato l’account WhatsApp a una carta di credito o a un conto corrente bancario, di inviare e ricevere denaro tra privati cittadini e pagare gli acquisti online sui siti che supportano il sistema.

 

Interferenze elettorali: passi avanti rispetto al 2016

Il CEO di Facebook, che ha solo accennato all’implementazione del servizio di pagamento via WhatsApp, si e quindi soffermato sui progressi delle piattaforme di proprietà rispetto alle interferenze elettorali. Ammettendo come nel 2016, l’anno dell’elezione di Donald Trump e del referendum sulla Brexit, la società fosse “rimasta indietro”.

 

Ora, a suo avviso, dopo uno sforzo per “proteggere” le elezioni e la democrazia i sistemi di Menlo Park sono “più avanzati di quelli di qualsiasi altra azienda, e spesso avvisiamo le forze dell'ordine e l’intelligence in merito alle minacce che identifichiamo”.

 

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Menlo Park e i nuovi standard relativi alla privacy

Anche rispetto alla privacy Zuckerberg ha confermato che la società si sta focalizzando su un nuovo standard per il settore, “superando ciò che oggi è richiesto dalla legge” con “più di 1000 ingegneri” al lavoro per sviluppare nuove soluzioni.

 

La risposta alla crisi di reputazione, ad ogni modo, richiederà tempo, ma Zuckerberg desidera “costruire una nuova immagine rispetto alla privacy che pareggi quella, assodata, “nella realizzazione di servizi utili e stabili”.

 

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“Regole chiare” su privacy e interferenze nei processi democratici

Il CEO di Facebook ha affermato di aspettarsi il supporto delle autorità di tutto il mondo due temi chiave, poiché quando si affrontano problemi sociali evidentemente rilevanti “le aziende private non dovrebbero fissare le regole autonomamente”.

 

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Per poi aggiungere come i criteri per stabilire quali contenuti e pubblicità siano ammissibili sotto elezioni e quali “dannosi” siano un impegno gravoso. Partendo da questi presupposti, Zuckerberg chiede con insistenza una regolamentazione chiara e definita nei dettagli per il settore tecnologico, anche rispetto alla privacy.