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YouTube e il ritorno alla moderazione “umana” dei contenuti - Credit: @cardmapr / Unsplash
TECNOLOGIA 22 settembre 2020

YouTube e il ritorno alla moderazione “umana” dei contenuti

di Federico Bandirali

Per via dell’eccessiva “censura” degli algoritmi, che ha raddoppiato il video rimossi da inizio pandemia

YouTube ha deciso di far tornare al lavoro i moderatori “umani”, in pausa per via della pandemia, dopo aver rilevato come i filtri dell’Intelligenza Artificiale non sono riusciti a distinguere con precisione i contenuti da rimuovere per violazione della policy da quelli “consentiti” esercitando una forma di censura eccessiva.

A marzo, infatti, la piattaforma aveva comunicato che si sarebbe affidata ai sistemi di apprendimento automatico per segnalare e rimuovere i contenuti “non a norma” su temi delicati come l’incitamento all’odio e la disinformazione a causa della pandemia da coronavirus.

 

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Una soluzione che, come comunicato dalla società di proprietà di Google nelle scorse settimane, ha portato ad un aumento significativo di rimozioni errate di video e commenti.

 

Nello specifico, tra aprile e giugno 2020 sono stati rimossi circa 11 milioni di video, ovvero il doppio di quanto accade normalmente in un trimestre. Di questi, quasi 320.000 mila sono stati oggetto di ricorso, e quasi la metà sono già stati ripristinati.

 

Numeri comunque esorbitanti e inusuali, che hanno evidenziato l’eccesso di zelo da parte dei sistemi di IA e dei relativi algoritmi nell’identificare e eliminare contenuti potenzialmente dannosi, e comunque non in linea con gli standard di moderazione di YouTube.

 

Come ha detto il chief product officer di YouTube, Neal Mohan, al Financial Times, “una delle decisioni che abbiamo preso all’inizio della pandemia, sapevamo già che in questo modo la precisione sarebbe venuta meno, ma per assicurarci che gli utenti fossero protetti abbiamo scelto di adottare questa soluzione seppur consapevoli che avrebbe potuto comportare errori”.

 

Nella sostanza, dunque, Mohan ha ammesso il fallimento della moderazione automatica, proprio mentre tutti i social sono sempre più oggetto di pressioni per arginare la diffusione di informazioni fuorvianti, fake news e contenuti che istigano all’odio.

Un’evidenza davanti alla quale tutte le piattaforme hanno affermato che, attraverso algoritmi e filtri automatici, avrebbero aiutato a venire a capo del problema su larga scala.

 

Di volta in volta, tuttavia, esperti di intelligenza artificiale e moderazione hanno espresso scetticismo su queste affermazioni. Giudicare se un video con teorie complottiste contiene sottili accenni a convinzioni razziste può essere una sfida per un essere umano, e i computer non hanno la capacità di contestualizzare e ‘leggere tra le righe’ come le persone.

 

I sistemi automatizzati possono individuare le violazioni delle norme più evidenti, il che è senza dubbio utile, ma gli esseri umani sono ancora necessari per giudicare contenuti più “sottili”.

 

Anche con decisioni più semplici, le macchine possono comunque fare confusione. Ma, come dichiarato da Mohan al FT, non sono del tutto inutili o inefficienti: “Oltre il 50% di quegli 11 milioni di video sono stati rimossi senza una singola visualizzazione da un utente YouTube effettivo e oltre l'80% è stato rimosso con meno di 10 visualizzazioni. Questo è il vantaggio che assicurano i sistemi di moderazione automatici”.

 

Anche se, e pare evidente, a volte sconfinano nella censura e, per controbilanciare questi errori, è sempre necessario che oltre agli algoritmi vi sia una supervisione “umana” in grado di verificare l’operato dei sistemi di Intelligenza Artificiale.

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