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Zoom introdurrà nuovi strumenti per la censura chiesti dalla Cina

- Credit: Allie Smith / Unsplash

APP13 giugno 2020

Zoom introdurrà nuovi strumenti per la censura chiesti dalla Cina

di Federico Bandirali

Dopo aver già rimosso account su richiesta di Pechino, ora inserirà dei blocchi geografici per i dissidenti

Zoom, la piattaforma per videochiamate cresciuta a dismisura durante la pandemia tra base utenti e conversazioni quotidiane (oltre 300 milioni), conferma la volontà di assecondare le richieste di censura presentate dal governo cinese. Così, dopo aver sospeso tre account creati a Hong Kong e negli Usa dietro specifica richiesta di Pechino, ha annunciato l’intenzione di introdurre nuove funzionalità dedicate alla censura, con blocchi degli account sulla base della loro posizione geografica.

 

Criticata per la rimozione dei tre account di dissidenti con chat che ospitavano conversazioni per commemorare i 31 anni dagli scontri di Piazza Tienanmen, la società ha replicato riabilitando gli account.

 

Ma, per non deludere la Cina e le sue velleità di censura, la decisione è stata presa dopo aver scelto di sviluppare una serie di funzionalità utili a bloccare in modo mirato e preventivo gli stessi.

 

La giustificazione? Presto detto, almeno stando al comunicato ufficiale nel merito: “Zoom svilupperà la tecnologia per rimuovere o bloccare i partecipanti alle videochat in base alla geolocalizzazione. Questo ci consentirà di soddisfare le richieste delle autorità locali quando ravvisano che l’attività sulla nostra piattaforma è illegale all’interno dei loro confini”.

 

Un annuncio che, evidentemente, accoglie i desiderata di Pechino e, oltre a far aumentare le preoccupazioni statunitensi per i legami “sospetti” della piattaforma (al pari di TikTok), sarà seguito da polemiche in un momento storico nel quale, a causa della pandemia, la Cina è finita nell’occhio del ciclone per aver fornito informazioni vaghe e volutamente incomplete al resto del mondo sulle modalità con cui è iniziata e poi stata gestita l’allora epidemia da coronavirus SARS-CoV-2.

 

Rispetto agli account sospesi per le commemorazioni (4 in tutto, anche se la società parla di soli 3 casi) sulla piattaforma del massacro di piazza Tienanmen, Zoom ha candidamente ammesso le ingerenze del governo cinese, da cui è stata contatta direttamente tra fine maggio e inizio giugno.

 

Spiegando come, visto l’alto numero di partecipanti dalla Cina continentale, nell'occassione abbia preferito sospendere gli account che avevano organizzato gli incontri online quale misura preventiva, evidentemente di censura.

 

E tuttavia, provando ad arrampicarsi sugli specchi pur di non riconoscere di sottostare alle indicazioni di Pechino, Zoom ha affermato che la sospensione degli account non sarebbe stata necessaria se ci fosse già stato il “blocco geografico”, lasciando che i dissidenti emigrati potessero ritrovarsi per le commemorazioni per impedire che lo facessero quelli ancora residenti nel Paese.

 

La società ha poi sfiorato il ridicolo dichiarando che in futuro “non consentirà alle richieste del governo cinese di avere un impatto su chiunque al di fuori della Cina continentale”, suscitando perplessità (eufemismo) tra gli attivisti per la democratizzazione reale del Paese.

 

Tra questi Wang Dang, parlando al Financial Times, ha semplicemente usato la logica (e scelto di utilizzare i servizi di videochat di Google) affermando: “Le aziende con una coscienza non dovrebbero accettare richieste da parte dei regimi”.

 

Rimostranze condivise, sempre con la stampa britannica, anche da Hong Kong, dove il sistema che determinava l’indipendenza da Pechino dal partito comunista Cinese, nonostante un anno di manifestazioni di piazza, è sempre più a rischio, e dove la censura su base geografica, di fatto, impedirà ai soggetti concretamente interessati da quanto sta accadendo di comunicare tra loro.

 

In buona sostanza, dunque, pur essendo una società americana Zoom, con queste mosse a dir poco ardite, si sta palesando come “debole” davanti ai forti, e con posizioni discutibili sulla censura di Stato che potrebbero, visto il continuo crescere di alternative, portare ad un ridimensionamento della piattaforma anche più rapido della crescita record degli ultimi mesi.

 

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E se migliaia di utenti dovessero decidere di boicottarla vista la sinistra tendenza ad assecondare "a comando" le richieste del regime di Xi-Jinping, la società non potrebbe avere nulla da ridire. Anzi…