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Zoom aggiungerà la crittografia end-to-end alle videochiamate

- Credit: iStock

APP01 giugno 2020

Zoom aggiungerà la crittografia end-to-end alle videochiamate

di Federico Bandirali

Meeting più sicuri per gli account a pagamento. Utenti “normali” a rischio esclusione

Zoom, l’app di videochiamate diventata popolarissima con l’arrivo della pandemia da coronavirus e ben note conseguenze in termini di restrizioni, si appresta a rafforzare la sicurezza nelle videocall dei propri clienti introducendo la crittografia end-to-end. Ma, sorpresa, almeno nella fase iniziale la novità interesserà solo i clienti che pagano - quindi imprese e istituzioni – e non tutti gli utenti della piattaforma. Invero, interpellato dall’agenzia stampa Reuters, un consulente per la sicurezza di Zoom è rimasto sul vago, affermando che non è ancora chiaro se almeno una parte degli account creati da persone “normali” e, quindi, senza fini di lucro, potranno beneficiare della maggior sicurezza nelle call.

 

Concetto ribadito da un portavoce della società al sito Usa The Verge con una mail, nella quale ha spiegato come l’approccio di Zoom alla crittografia in questione (utilizzata da quasi tutte le piattaforme di messaggistica), sia prevalentemente “un work in progress”.

Specificando che tutto, a partire dalla bozza di progettazione e sviluppo della crittografia end-to-end su Zoom per arrivare alle “discussioni” nel merito con la clientela per capire dove applicarla, sia da considerarsi in divenire.

 

Zoom, improvvisamente popolare a causa della pandemia da coronavirus SARS-CoV-2, evidentemente impreparata ha palesato in questi mesi una quantità enorme di problemi inerenti sicurezza e privacy, ponendovi man mano rimedio ma con tempi quasi biblici.

Peraltro, particolare non da poco, la crittografia end-to-end verrà aggiunta a tutte le videochiamate “a pagamento”, ma senza ovviamente interessare i clienti che utilizzano le tradizionali linee telefoniche.

 

Il problema, palesato dalla stessa Reuters dopo contatti con gli sviluppatori, è semplice: più “stringente” è la crittografia, meno sono le possibilità di “entrare” nelle chiamate da parte del team di sicurezza della società per supportare i clienti in tempo reale durante le chiamate.

Chiari problemi di gioventù di un’app che senza pandemia, lockdown vari e smart working, difficilmente sarebbe diventata così popolare in tempi brevissimi, arrivando a far registrare quasi trecentomila call al giorno solo nel mese di aprile.