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Zoom “costretta” a migliorare privacy e sicurezza della piattaforma

- Credit: Pexels

APP10 novembre 2020

Zoom “costretta” a migliorare privacy e sicurezza della piattaforma

di Federico Bandirali

Dopo un accordo con l'autorità statunitense (FTC) relativo ad alcune imprecisioni nella descrizione del servizio

 

Zoom, il servizio per videochiamate e riunioni virtuali che deve il suo successo alla pandemia e alla conseguente applicazione dello smart working e della didattica a distanza, ha visto la privacy diventare un problema nel 2020, anche e soprattutto per via dell’inatteso incremento esponenziale degli utenti.

 

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La piattaforma, in questo senso, si è ora impegnata a implementare gli standard di sicurezza e ad essere più “trasparente” nella gestione dei dati, dopo un accordo con la Federal Trade Commission (FTC) statunitense nel merito.L'autorità Usa, infatti, nei mesi scorsi aveva rilevato una serie di pratiche ingannevoli e sleali da parte della società, determinando un “rischio la sicurezza degli utenti”.

 

Senza andare troppo a ritroso, la questione vede al centro la famigerata crittografia end-to-end, che la Zoom ha reso disponibile per tutti gli utenti a fine ottobre 2020. Tuttavia la piattaforma, già prima del lancio della nuova crittografia, sul sito Internet di riferimento sosteneva di utilizzare la predetta crittografia con un astruso giro di parole che, nei fatti, non corrispondeva al vero.

 

 

La FTC, dopo aver avviato a suo tempo le indagini, ha constatato come “in realtà Zoom manteneva le chiavi crittografiche che le permettevano l’accesso ai contenuti delle riunioni organizzate dagli utenti, garantendo così un livello di sicurezza inferiore rispetto a quanto promesso. Le affermazioni fuorvianti hanno dato agli utenti un senso di protezione non corrispondente al vero, in particolare a coloro che si sono affidati alla piattaforma per discutere temi sensibili come salute e informazioni finanziarie”.

 

Inoltre, Zoom ha dovuto rispondere ad altre accuse, tra cui l’archiviazione delle registrazioni delle videoconferenze non crittografate sui propri server per diversi mesi e problemi relativi al 2019 quando, invero, l’app era un oggetto misterioso per tutto il mondo.

 

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La FTC, nel comunicato emesso dopo l’accordo con Zoom, ha deciso di vietare la rappresentazione non aderente al vero delle funzionalità dell’app rispetto a privacy e sicurezza. In aggiunta, l’autorità e la piattaforma hanno concordato l’avvio di un programma ad hoc (noto come Vulnerability Management Program) per sviluppare soluzioni più efficienti a tutela della privacy degli utenti e dei dati condivisi usando la piattaforma.

 

Per Zoom, invero, tutti questi problemi sarebbero stati già risolti prima dell’accordo con la FTC, ma evidentemente l’autorità non ha tratto le medesime conclusioni determinando un nuovo processo di revisione che, se tutto fosse confermato, dovrebbe concludersi senza particolari problemi.