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Immobile ha pensato di lasciare la Nazionale

- Credit: Figc media

calcio22 settembre 2022

Immobile ha pensato di lasciare la Nazionale

di Franco Porto

Cielo sereno o poco nuvoloso su gran parte del Paese

Unico italiano capace di vincere per quattro volte il titolo di capocannoniere della Serie A, Scarpa d'oro nel 2020 come altri due soli italiani prima di lui (Luca Toni e Francesco Totti), Campione d'Europa con la Nazionale, Ciro Immobile non ha bisogno di replicare ai suoi detrattori.

 

Per lui parlano i numeri, anzi i gol. Quindici reti in 55 partite con la maglia azzurra, con 8 centri è il miglior marcatore anche della gestione Mancini insieme a Belotti e Barella. Eppure c'è chi lo critica, imputandogli di non avere in Nazionale lo stesso feeling con la porta che ha con il club.

 

'Forse alla Lazio – spiega in conferenza stampa – ho più margini di errore e dà fastidio che ho vinto quattro classifiche marcatori e poi con la Nazionale ho fatto un po' meno. Il modulo c'entra poco, qualunque sia la scelta del mister va più che bene. Mi chiedo quasi tutti i giorni per quale motivo in Nazionale segno meno. A volte voler strafare ti porta a fare grosse cavolate. Per me questa maglia rappresenta tutto, finché l'Italia e il mister avranno bisogno di me sarò a disposizione'.

 

La delusione per la mancata qualificazione al Mondiale è ancora viva. E dopo la sconfitta nei play off con la Macedonia Immobile ha ammesso di aver pensato di lasciare la Nazionale, complici le tante, troppe critiche ricevute: 'Con il passare delle settimane ho capito che non potevano essere gli altri a decidere del mio cammino e, grazie anche al club, ho deciso che avevo ancora tanto da dare. Il Mondiale è lontano, l'età avanza certo, ma se la mia condizione sarà questa so che potrò dare ancora qualcosa. Non mi hanno dato tanto fastidio le critiche, ma essere accreditato come l'attaccante per la mancata qualificazione al Mondiale e non quello della vittoria dell'Europeo. Questa diversità di vedute non mi è piaciuta'.

 

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Giusto guardare al presente, al match di venerdì con l'Inghilterra, che se da una parte rievoca il trionfo di Wembley, dall'altra vede la Nazionale tornare nello stadio dove cinque anni fa sfumò la qualificazione al Mondiale russo: 'Visto il precedente personale di Italia-Svezia non abbiamo un buon ricordo. Mi aspetto una partita dura contro l'Inghilterra, una squadra fisica che gioca un buon calcio. Sarà per loro una delle ultime gare di preparazione al Mondiale, ma noi sappiamo di dover dare qualcosa alla nostra gente, che è delusa per la mancata qualificazione'.

 

'La Nazionale nei momenti difficili ha rappresentato un punto di unione per tutti, durante l'Europeo abbiamo visto come l'Italia si è unita. Da lì dobbiamo ripartire, gli italiani devono avere quel ricordo nelle loro menti e avere fiducia in noi. Questo è un punto di partenza importante, senza dimenticare le delusioni che inevitabilmente ti rafforzano'.

 

Nel futuro c'è spazio per due sogni, lo scudetto con la Lazio e il Mondiale americano: 'Da capitano non posso urlare vinceremo lo scudetto, ma ogni anno ho questo pensiero fisso quando inizio il ritiro. Non dico che la Lazio vincerà sicuramente lo scudetto, ma è una squadra in crescita. Il Mondiale in America è uno degli obiettivi che mi sono posto, sono abituato a non pormi limiti'.

 

Due giorni fa Roberto Mancini è tornato a sottolineare la carenza di attaccanti italiani. E non è un caso che nelle prime 13 posizioni della classifica dei marcatori della Serie A l'unico italiano sia proprio l'attaccante biancoceleste: 'Secondo me qualche attaccante interessante c'è, bisogna dar loro il tempo e il modo di esprimersi. Penso a Scamacca, Pellegri, Pinamonti. Raspadori ha fatto già l'Europeo con noi e lo valuto già un mezzo veterano. Gianluca ha deciso di andare in Premier, una scelta difficile e bisogna dargli tempo. Devono segnare con il club per poi avere fiducia anche in Nazionale. Io ho fatto la gavetta e i giovani di oggi devono iniziare a fare quello, io sono partito dal Sorrento e ho fatto tutta la trafila. Oggi vista la pressione sui giovani si velocizza questo percorso e non si dà tempo di crescere'.