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Basket, finale scudetto 2021 Milano-Virtus: le pagelle di gara 2 Alexandar Djordjevic e Kyle Weems - Credit: LM/Michele Nucci / IPA / Fotogramma
BASKET LBA SERIE A FINALE SCUDETTO 2021 8 giugno 2021

Basket, finale scudetto 2021 Milano-Virtus: le pagelle di gara 2

di Federico Bandirali

Teodosic dipinge, Hines arranca contro la coppia Gambel-Hunter. E Djordjevic stende Messina nel duello tra coach

Con la seconda vittoria esterna sul campo dell’Olimpia Milano in gara 2 di finale scudetto del campionato di basket, la Virtus Bologna si appresta a portare la serie al meglio delle 7 tra le mura amiche forte di due successi difficili da pronosticare ma meritatissimi per quanto mostrato sul parquet del Forum dalla truppa di coach Sasha Djordjevic.

In attesa del terzo atto alla Segafredo Arena (mercoledì 9 giugno alle 20.45), è tempo di dare i voti ai protagonisti – in positivo come in negativo – del successo virtussino e della nuova caporetto meneghina.

Olimpia Milano: 4

Punter: 5,5

L’ex col dente avvelenato si squaglia man mano nonostante chiuda in doppia cifra. Letture offensive sconosciute ai più, forzature e il nulla o quasi in difesa. Così diventa deleterio per Milano, e non è esattamente quanto visto sia in Eurolega che in stagione regolare.

Leday: 5

Di testa è presente, ma la mano è assai sbilenca. Mette canestri pesanti per tenere accese le speranze dell’Olimpia, poi crolla senza incidere.

Moraschini: 4

Gli italiani dell’Olimpia pagano pegno, lui non fa nulla per ribaltare la sentenza. Messina gli concede 8’ sul parquet, nei quali Bologna abusa di lui in tutti i modi. Più che un mattoncino alla causa sembra portare uno scalpello per i rivali, senza quantomeno lasciarlo a loro disposizione nel finale. Inutilmente.

Rodriguez: 7

Se Milano resta in vita per tre quarti di gara, il merito è in larghissima parte del play spagnolo. Che però crolla trascinando con sé i compagni nelle fasi cruciali, e vede Teodosic disegnare magie a lui precluse solo dall’essere sulle ginocchia. Colpe poche, ma l’Armani deve trovare alternative se vuole provare a ribaltare la serie e centrare l’impresa.

Biligha: 6

Non mette punti a referto, ma a rimbalzo e in termini di agonismo riesce a contrastare Gamble e Hunter meglio di Hines. Senza però aver i mezzi tecnici per metterli addirittura sotto.

Delaney: 4

Il tabellino non è pessimo come in gara 1, la prestazione nel complesso sì. Fa più danni della grandine, difende per modo di dire ed è pure nervoso. Di più è difficile, e dietro all’infortunio all’anca annunciato nel pomeriggio di mercoledì 8 giugno potrebbe esserci quello che molti chiedono. Ovvero un posto in tribuna, con uno tra Roll, Micov e Tarczewski a entrare nei 12.

Shields: 5,5

Dopo gara 1 si rianima ed è il top scorer biancorosso, salvo accumulare errori e amenità nei momenti in cui il pallone sembra una palla medica. Il danese è stato una delle chiavi in positivo della stagione milanese, ma nell’atto finale sta tradendo le attese.

Brooks: 5

11’ sul parquet e nessuno se ne accorge. Corpo avulso alla squadra e con la valigia pronta, dovrebbe essere l’uomo che grazie al passaporto italiano dà qualcosa in più a Milano, ma l’involuzione rispetto ai tempi di Sassari è costante. Impalpabile.

Hines: 4

Il vero motivo delle sconfitte meneghine è lui. Centro dominante a livello di Eurolega per anni (9 Final Four, quattro successi), dopo la sfortunata avventura di Colonia non sembra più lui. I lunghi felsinei lo dominano, ci prova d’esperienza ma nemmeno quella basta. Se non svolta, Milano che ha già poche chance, ne avrà ancor meno.

Datome: 5

In gara 1 almeno aveva messo punti a referto, nel secondo episodio nemmeno quelli. Preso per decidere nei momenti cruciali, sta facendo l’esatto opposto anche per i consueti problemi fisici. Illude con la tripla che apre il match, poi soffre sia Ricci che Weems e Messina gli preferisce altri.

Messina: 4

Se il 20/60 dal campo di gara 1 era una parziale giustificazione per l’ex allenatore della Virtus, l’averlo ripetuto incassando lo 0-2 nella serie non depone a favore del coach catanese. La stagione è stata egregia, ma la conduzione tecnica della finale scudetto resta quantomeno rivedibile. Due game plan sbagliati, giocatori non in fiducia e la sensazione che qualcosa si sia rotto senza sapere cosa. Gli stranieri fuori per turnover scalpitano, ma le risposte devono arrivare dagli italiani. E Cinciarini, con questo Delaney, non può scaldare il pino per 80’ filati.

 

Virtus Bologna: 8,5

Belinelli: 6,5

Parte bene, spara a salve dalla lunga e non solo, ma nel momento del bisogno risponde presente con 4 punti fondamentali nello sprint finale della Virtus. E con questo Teodosic, onestamente, può anche permettersi il lusso di giocare così.

Pajola: 6,5

I non appassionati si saranno accorti che il marchio di fabbrica è energia sommata a difesa. Eppure quando dopo Markovic spara la tripla del 63-70 Bologna chiude i conti. L’età è dalla sua, il margine tanto, ma già così fa la differenza.

Alibegovic: 6,5

Le statistiche dicono che con lui in campo la Virtus va sotto, ma i 5 punti nel quarto conclusivo sono ossigeno puro nel momento del bisogno nonché preambolo allo strappo finale.

Markovic: 7

Anonimo per tutta la partita, spara la tripla che rompe l’equilibrio poi stoppa Punter con tanto di rubata e serve Pajola per il colpo del ko. L’esperienza è anche questa, e al play serbo non fa certo difetto.

Ricci: 8

In difesa ci dà, nei primi 20’ vede il canestro grande come una vasca da bagno prima di dedicarsi al lavoro oscuro e lasciare il palcoscenico ad altri. Facendo comunque cose importanti per annientare Milano.

Adams: ne

Hunter: 6

Non luccicano le statistiche, ma mette sotto di energia e garra un cliente difficile come Hines alzando un muro a difesa del proprio canestro. In attacco non viene nemmeno cercato, ma non è quello il suo compito di serata.

Weems: 7,5

Non è il leader silente di gara 1, ma resa decisivo. Nella prima metà di gara si carica sulle spalle l’attacco, poi mette due canestri preziosi aiutato dalla dea bendata come solo gli audaci. E in difesa è il solito muro.

Teodosic: 9

Le 7 perse gli costano il massimo dei voti, il resto è poesia pura con sceneggiatura, regia e ruolo da protagonista tutti inglobati nell’asso serbo. MVP di serata, è sbarcato a Bologna per vincere lo scudetto e sta conducendo i suoi in quella direzione dopo lo stop forzato nel 2020. Difficile trovare aggettivi per descriverne il talento sconfinato, evidente anche davanti al nulla opposto da Milano in difesa. Dirige l’orchestra di Djordjevic in campo, e non tradisce lo spartito scritto dal suo maestro in panchina.

Gamble: 7

La Virtus domina nel verniciato anche grazie a lui. Un po’ come Hunter, oscura l’area ai milanesi e lascia ad altri fare le cose difficili in attacco. Semplicemente perché non serve.

Abass: 5

Stecca dopo gara 1, ma la sua serata incolore passa in secondo piano viste quelle di grazia altrui. Non ha nella costanza il suo punto forte, ma un altro squillo nella serie potrebbe essere fatale per la sua ex squadra.

Djordjevic: 9

Quello che sta facendo la Virtus è merito principalmente suo, con Messina messo alle corde come un pugile suonato in gara 2. Vero che nei primi due episodi in trasferta la pressione era sulle spalle altrui, ma ora avanti 2-0 non ne accuserà molta nemmeno Bologna. Anzi. Anche se è vero che il 2/18 dal campo milanese nel quarto conclusivo non è solo merito suo, rispetto a gara 1 non sbaglia nulla nella partita a scacchi contro un suo storico e vincente predecessore.

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