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La morte di Bill Russell, il giocatore più vincente della storia Nba

Bill Russell- Credit: Sara De Boer / ipa-agency.net / Fotogramma

BASKET NBA31 luglio 2022

La morte di Bill Russell, il giocatore più vincente della storia Nba

di Federico Bandirali

Scomparso a 88 anni il leggendario centro dei Boston Celtics con i quali vinse 11 titoli giocando 12 Finals

Tra le tante cose associate alla mitologica figura di William Felton 'Bill' Russell, nato il 12 febbraio 1934 a Monroe (Louisiana), non pochi hanno pensato che il giocatore più vincente nella storia del basket NBA avesse ottenuto anche l'immortalità. Campione in campo, ben 11 volte come centro e perno della dinastia dei Boston Celtics (di cui 8 consecutivamente) e unico a non avere abbastanza dita per tutti gli anelli, attivista per i diritti civili, uomo d'affari a carriera terminata e icona di una pallacanestro che non c'è più.

 

Invece Bill Russell è morto, senza soffrire, all'età di 88 anni tenendo per mano la moglie Jeannine. A darne notizia l'account ufficiale della sua organizzazione, "TheBillRussell", con un testo che più che esaltare il giocatore che fu ha posto l'accento sull'aspetto umano e politico e sulle conseguenti eredità di tante battaglie per i diritti civili che 'hanno illuminato la sua vita'.

 

'Da quando decise di boicottare una partita nel 1961 per smascherare la discriminazione troppo a lungo tollerata, al guidare il primo camp di basket interazziale in Mississippi all'indomani dell'assassinio dell'attivista Medgar Evans, a decenni di attivismo che gli erano valsi la Medal of Freedom del presidente', recita poi il testo ricordando come Russell abbia ottenuto il riconoscimento più importante per uno statunitense, consegnatogli dall'allora presidente degli Stati UnitiBarack Obama.

 

 

Impegno nato quando ancora, stella assoluta dell'NBA, nel 1963 partecipò alla marcia a Washington per il lavoro e la libertà per poi sedersi in prima fila quando venne il momento di ascoltare il celebre discorso 'I have a dream' di Martin Luther King.

 

'Speriamo- hanno quindi scritto i familiari - che ciascuno di noi trovi un modo per agire e difendere i diritti nello stesso modo in cui lo fece Bill, senza compromessi e con dignità. Quella sarà l'ultima, davvero l'ultima vittoria per il nostro amato numero 6'.

 

A riprova di come Russell sia stato non solo un campione in campo, con un repertorio difensivo unico e carisma per guidare i Celtics nei loro anni migliori, dopo aver mostrato il proprio talento all'Università di San Francisco quando si conquistò in due discipline diverse la palma di miglior sportivo dell'ateneo.

 

Due volte selezionato tra i migliori giocatori degli Usa, altrettante campione dell'NCAA con 55 vittorie all'attivo, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Melbourne (Australia) nel 1956. Poi Boston Celtics per tredici stagioni, con dodici Finals disputate e 11 conquistate, di cui 8 consecutivamente dopo quella persa nel 1958 contro gli Hawks di St. Louis, quando con la serie in perfetta parità (2-2) Russell finì fuori dai giochi causa infortunio.

 

Dodici volte MVP dell'NBA, il lungo di Boston ha cambiato la lega professionistica di basket più famosa al mondo con difesa da antologia, diventando il primo stoppatore della storia, con 21.620 rimbalzi arpionati in 12 anni di carriera, ovvero 22.5 a partita con record di 51 in una singola partita.

 

Il tutto senza far mancare l'apporto offensivo, chiudendo la carriera a medie di 15.1 punti e 4.3 assist, che lo hanno reso il giocatore più forte di tutti i tempi insieme a Chamberlain e prima dell'arrivo in NBA di Michael Jordan.

 

Appesa la canotta al chiodo, Russell decise di sedersi in panchina iniziando subito a vincere, per poi diventare un commentatore televisivo e fare un'apparizione anche nella storica serie TV 'Miami Vice'. Capito che non è immortale, chi lo ha visto giocare potrà sempre vantarsene e questo, alla fine, è il ricordo più gratificante. Anche perché non riguarda solo il gioco ma anche la persona. Unica.