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Jerry Sloan Jerry Sloan "versione giocatore" (1969) - Credit: Wikimedia Commons
BASKET NBA 22 maggio 2020

Nba in lutto per la morte di Jerry Sloan, leggendario coach dei Jazz

di Federico Bandirali

L'ex giocatore dei Bulls e e storico allenatore di Utah si è spento a 78 per complicazioni legate al Parkinson

Ennesimo lutto nel 2020 per l’Nba: nel pomeriggio italiano del 22 maggio è infatti morto Jerry Sloan, ex giocatore dei Bulls e poi diventato un simbolo degli Utah Jazz, sulla cui panchina è rimasto 23 anni (1998-2011) con due vittorie nella Western Conference (1997 e 1998), seguite da due sconfitte in finale contro i Chicago Bulls di Michael Jordan, Scottie Pippen e Dennis Rodman.

 

Sloan, 78 anni, è deceduto per complicazioni del suo già difficile quadro clinico, dopo che nel 2016 gli erano stati diagnosticati sia il morbo di Parkinson che la “demenza a corpi di Lewy”.

I più lo ricorderanno al timone dei Jazz della coppia Stockton-Malone, capace di contendere l’anello agli invincibili Chicago Bulls di Michael Jordan nella loro “seconda versione” dopo il ritiro e il rientro dell’ex numero 23.

 

 

Entrato nella Hall of Fame di Springfield nel 2009, Sloan ha centrato per 15 stagioni consecutive i playoff e, ironia della sorte, è stato un’icona proprio dei Bulls con la sua canotta numero 4 ritirata e gli inizi della carriera da coach proprio a Chicago.

Da allenatore, oltre ad essere il secondo di tutti i tempi per partite consecutive seduto sulla stessa panchina (1.809), vanta anche un altro secondo posto nella classifica dei coach che hanno vinto più partite alla guida della stessa franchigia (1.127), che diventano 1.221 in totale (solo regular season) collocandolo al quarto posto “all-time” dietro a Don Nelson, Lenny Wilkens e Gregg Popovich, l’unico ancora in attività.

 

Capace come altri 6 coach di vincere almeno 50 partite in 10 stagioni differenti, alla guida dei Jazz è riuscito nell’impresa di chiudere 16 stagioni consecutive con un record “vincente”.

Immediatamente dopo l’annuncio della tragica notizia - che rende il 2020 ancor più “pesante” per la Nba dopo i decessi dello storico Commissioner David Stern il 1° gennaio e la prematura scomparsa di un’altra leggenda qual era Kobe Bryant (e della figlia Gianna) a causa di un incidente in elicottero, oltre a quella del primo giocatore scozzese della Nba, Robert Archibald – la franchigia di Salt Lake City ha diramato un comunicato ufficiale:

“Jerry Sloan sarà sempre sinonimo di Utah Jazz. Farà per sempre parte dell'organizzazione degli Utah Jazz e ci uniamo alla sua famiglia, agli amici e ai fan per piangere la sua perdita.  Siamo grati per quello che ha realizzato qui e per i decenni di dedizione, lealtà e tenacia che ha portato alla nostra franchigia. Jerry ha avuto un impatto enorme sui Jazz, come dimostrato dal suo stendardo appeso alle travi dell'Arena. Le sue 1.223 vittorie di allenatore dei Jazz, 20 playoff e due presenze alle finali dell'Nba sono risultati incredibili”.

 

La nota, citati i numeri, prosegue con considerazioni differenti:

“Il suo approccio a muso duro lo rese solo più amato. Anche dopo essere andato in pensione, la sua presenza alle gare degli Jazz ha sempre suscitato una risposta fragorosa da parte dei tifosi. Come Stockton e Malone come giocatori, Jerry Sloan incarna la nostra organizzazione. Ci mancherà molto e esprimiamo le nostre più sentite condoglianze a sua moglie, Tammy, a tutta la famiglia Sloan e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato”.

Sicuramente non pochi…

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