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MotoGP, Nakagami attacca: “In Honda Marquez decide sempre e su tutto”

Takaaki Nakagami- Credit: Luca Marenda / PACIFIC PRES / SIPA / IPA / Fotogramma

MOTOMONDIALE 202212 maggio 2022

MotoGP, Nakagami attacca: “In Honda Marquez decide sempre e su tutto”

di Federico Bandirali

Il pilota del team LCR non digerisce il puntare solo sullo spagnolo: “Se dice no su qualcosa, vale per tutti gli altri”

Marc Marquez, dopo aver vinto i titoli mondiali nell’allora 125 cc (oggi Moto3) e in Moto2, dal 2012 si è legato ad Honda dando vita ad un’accoppiata vincente e “solida”, con la Casa di Tokyo ad assecondare da subito lo spagnolo “ricevendo” in cambio altri sei mondiali piloti prima del lungo calvario – ancora non completamente risolto – dovuto alla caduta con conseguente frattura dell’omero destro nel GP inaugurale del 2020 e proseguito con due recidive di diplopia.

 

Da quel momento le cose per la Casa di Tokyo sono precipitate, nonostante qualche lampo del Cabroncito nel 2022, non sono andate benissimo (eufemismo), e anche in precedenza i compagni nel team ufficiale – Jorge Lorenzo su tutti – hanno faticato oltremodo.

 

Senza il suo punto di riferimento, infatti, Honda si è letteralmente persa per strada, anche se il giapponese Takaaki Nakagami ritiene che la leadership di Marquez all'interno di HRC non è in discussione e non lo è stata nemmeno nei momenti peggiori, quando il maggiore dei due fratelli di Cervera poteva chiudere la carriera se, anche nella ripresa dagli infortuni, la sorte avesse guardato altrove.

 

Nakagami, che dal 2018 corre con il team satellite LCR di Lucio Cecchinello dopo aver “scalato” le classi del Motomondiale nella più classica delle gavette, in un’intervista rilasciata al sito Motorsport-Total ha chiarito quanto contino – moltissimo – i pareri dell’otto volte iridato nel decidere come sviluppare la RC213V: “Tutto dipende dalle indicazioni di Marc. Se dice 'no' a qualcosa, vuol dire che è un 'no' per tutti i piloti Honda. Se qualcuno dice di sì, ma Marquez dice di no, allora significa ancora no”.

 

Una metodologia che non tiene quindi conto degli stili di guida inevitabilmente diversi degli altri tre piloti Honda, che spiega bene il perché dei fallimenti passati degli altri alfieri del costruttore nipponico in MotoGP durante le scorse stagioni e anche nelle prime sei gare del 2022.

 

Nakagami, che punta alla “promozione” al fianco di Marquez e che è visto di buon occhio da Honda per la nazionalità, non ha comunque evitato di affondare il colpo reclamando velatamente il salto: “Nel team ufficiale c'è ancora l'opportunità di intraprendere una strada completamente diversa, ma questo non è possibile in una formazione satellite. A volte è difficile, troppo difficile da accettare, ma bisogna adattarsi”.

 

Come se non bastasse il giapponese, al pari degli altri piloti della Casa di Tokyo, è costretto a “fare i conti” con una RC213V profondamente rinnovata a livello progettuale rispetto al passato proprio per essere meno “Marquez dipendente”, che però fatica molto e sembra ancora limitata rispetto al reale potenziale: “La moto di quest'anno è basata su un concetto completamente nuovo. Tutti quanti dobbiamo ancora capirla”.

 

Come chiarito da Nakagami permane una criticità non ancora risolta segnalata da Marquez, ovvero “la mancanza di feeling con l’anteriore che rappresenta è il nostro punto debole”. Non esattamente le premesse migliori in vista del GP di Francia, in programma sullo storico circuito di Le Mans domenica 15 maggio 2022.