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MotoGP, le pagelle del GP di Aragon 2020 al MotorLand Alex Rins - Credit: Gaetano Piazzolla / Fotogramma
MOTOMONDIALE 2020 19 ottobre 2020

MotoGP, le pagelle del GP di Aragon 2020 al MotorLand

di Federico Bandirali

Rins e Alex Marquez da 10. Dovizioso lotta, Quartararo stecca: colpa sua?

Andato in archivio il primo dei due GP di Aragon in programma al MotorLand con la vittoria di Alex Rins e il ritorno in testa alla classifica iridata della stessa Suzuki con Joan Mir, come di consueto è tempo di pagelle.

 

MotoGP 2020: le pagelle del GP di Aragon

Alex Rins: 10

Decimo in griglia, parte bene e, dopo una rimonta tanto veemente quanto “pulita”, si mette al comando con sorpassi calibrati a pennello e senza esitazioni per andare a prendersi una vittoria che vale doppio nella stagione della “consacrazione” del compagno di team Joan Mir.

Come chicca, nelle tornate finali sconsiglia ad Alex Marquez di provare ad attaccarlo, facendogli fare i salti mortali per restare in sella alla sua Honda. Serviva una prestazione solida, e lo spagnolo non ha deluso. Ritrovato.

 

Alex Marquez: 10

In gara forse è il migliore, ma dopo aver pagato pegno nelle qualifiche riesce solo a bissare il secondo posto ottenuto a Le Mans senza riuscire a completare l’attacco a Rhins nel finale. Sarebbe stato il giusto coronamento per una rimonta in stile Marquez, non Alex ma Marc.

 

Con Honda che, dopo aver deciso di farlo passare al team satellite di Lucio Cecchinello nel 2021 sostituendolo con Pol Espargaro, probabilmente ora sta mangiandosi le mani. Il peso del cognome è importante, ma Alex non è solo il fratellino di Marc ma un pilota con diritto di cittadinanza nella classe regina e uno stile di guida molto diverso da quello dell’otto volte iridato. Vendicativo (con Honda).

 

Joan Mir: 8

Si prende la leadership del mondiale complice il disastro in gara di Fabio Quartararo, ma la sensazione è che abbia gettato via l’occasione per allungare ancor più nella classifica iridata e, soprattutto, centrare il primo successo in MotoGP. La rabbia una volta arrivato al traguardo (e poi sul podio) era evidente. Ed è normale che sia così, perché lo spagnolo ha davanti a sé un futuro brillante. Campione arrabbiato.

 

Maverick Vinales: 6

Parte a razzo prendendosi la prima posizione e prova la classica “fuga alla Vinales”. Peccato che dopo un paio di tornate le due Suzuki lo abbiano infilato senza troppi problemi. Solitamente, però, in giornate simili il pilota di punta della Yamaha scompare nelle retrovie, mentre ad Aragon, nonostante pneumatici a dir poco logori, non ha mollato lottando fino alla fine. Il quarto posto lo tiene in lotta per il mondiale, e con due giri in più sarebbe anche salito sul podio al posto di Rins. Solido (stranamente).

 

Takaaki Nakagami: 7,5

Il giapponese del team Honda LCR convince sempre di più. La dote principale? Essere sempre sul pezzo, continuando a maturare senza mai sbagliare nulla. E nel 2021 Honda gli affiderà una moto sostanzialmente ufficiale. Nulla da dire, visto che è l’unico pilota sempre andato a punti e in crescita costante. Continuo.

 

Franco Morbidelli 6

La Yamaha in gara non mantiene le promesse delle prove, e il “Morbido” patisce. Ma, a differenza di Quartararo, non molla e lotta fino al traguardo, pur avendo a disposizione una M1 in versione 2019 solo aggiornata. Poteva vincere? Dopo le qualifiche sembrava di sì. Ha fatto quanto possibile? Senza dubbio alcuno. Tenace.

 

 

Andrea Dovizioso: 5,5

Si salva dopo la sfuriata per la scia lasciata a Petrucci in qualifica costatagli l’accesso alle Q2. Partito dalla 13esima casella al via, dopo un buono spunto al via e una gara interminabile, resta il miglior pilota Ducati al traguardo. E, soprattutto, approfitta dei problemi di Quartaro per restare aggrappato al sogno iridato. Può e deve fare meglio, ma spetta anche a Ducati dargli modo di farlo. Combattivo (e arrabbiato).

 

Fabio Quartararo: 5

Difficile pensare che il passaggio dalla pole al 18° posto in gara sia solo colpa sua e non di problemi tecnici accusati dalla sua Yamaha o dagli pneumatici. Resta che dopo una partenza discreta, il francese ha perso la leadership del mondiale e finito nel peggiore dei modi il primo dei due GP al MotorLand di Aragon. Sette giorni per far vedere che la “colpa” della débâcle era effettivamente imputabile a fattori esterni e non a sue pecche. Perché, altrimenti, il 5 diventerebbe un 1, con tanto di addio ai sogni iridati. Da rivalutare.

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