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MotoGP: ufficiale il ritiro di Valentino Rossi a fine 2021 Valentino Rossi nel box Petronas - Credit: Jan Woitas / IPA / Fotogramma
MOTOMONDIALE 2021 5 agosto 2021

MotoGP: ufficiale il ritiro di Valentino Rossi a fine 2021

di Federico Bandirali

Il Dottore lo ha annunciato alla vigilia del GP di Stiria. 9 titoli mondiali, 115 vittorie e 235 podi, e mancano 9 gare

È stato stupendo, “Dottore”, ma come tutte le storie anche questa dopo 26 stagioni nel Motomondiale è finita.

Valentino Rossi, tenendo fede alle promesse, appena prima della ripresa dalla pausa estiva della MotoGP ha infatti annunciato il proprio ritiro al termine della stagione 2021, per dedicarsi nel 2022 al suo nuovo team nella classe regina VR46 motorizzato Ducati. Ancora 9 gare per ammirare il nove volte iridato in pista, dopo cinque lustri nei quali il fuoriclasse di Tavullia ha raccolto nove titoli mondiali (7 nella classe regina tra MotoGP e 500 cc di cui 5 consecutivi tra Honda e Yamaha dal 2001 al 2005), con 115 GP vinti e 235 podi (di cui 199 nella massima cilindrata).

ll tutto condito da 65 pole position, bottino non da poco se si considera la poca propensione ad essere veloce sul giro secco del “Dottore”.

 

A 42 anni e mezzo, però, per Rossi è giunto il momento di dire basta, appendere il casco al chiodo e comunicare a media e tifosi che il 14 novembre a Valencia correrà l’ultima gara in carriera. “Ho deciso di ritirarmi a fine stagione”, le parole secche di Vale nella consueta conferenza stampa che precede il GP di Stiria sul circuito austriaco dello Spielberg.

 

“Mi dispiace tanto, avrei voluto correre altri 20-25 anni ma purtroppo non è possibile. Però è stato bello, ci sono stati momenti indimenticabili in cui mi sono divertito un sacco, questo me la porterò sempre dietro” le parole di Rossi. Che ha aggiunto: “Dall’anno prossimo la mia vita cambierà. Non correrò con la moto, una cosa che ho fatto più o meno per gli ultimi 30 anni, è stato molto, molto bello”. Le auto, a quanto pare, lo attendono.

 

Evidente comunque l’accenno anche al nuovo ruolo di team principal, che lo vedrà ancora presenza fissa o quasi nel paddock ma senza la tuta della Yamaha del team Petronas come nella disgraziata metà di stagione del 2021.

 

Rossi, che ha esordito non ancora 17enne in Malesia in 125 in sella all’Aprilia il 31 marzo nel 1996 e colto la prima vittoria pochi mesi dopo (cinque, per l’esattezza) a Brno. Un assaggio di quello che sarebbe stato, con il titolo in 125 conquistato l’anno seguente in trionfo prima di passare in 250 e, sempre con la casa di Noale, bissare quanto fatto nella cilindrata di mezzo nel 1999 dopo un anno di apprendistato.

 

Chiusa l’esperienza in Aprilia, il campione di Tavullia è poi passato alla Honda in 500, dando spettacolo già nel 2001 vincendo mondiale e 11 GP dopo una seconda parte di 2000 entusiasmante.

 

Memorabili le sfide e i duelli estremi con campioni quali Max Biaggi, Sete Gibernau, Casey Stoner, Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo e infine Marc Marquez, che nel 2015 gli tolse il meritato 10° titolo iridato in un’annata strana in cui gli spagnoli della MotoGP "remavano" tutti contro di lui.

 

La notizia, ad ogni modo, era nell’aria viste le difficoltà degli ultimi anni e il problema di non essere più competitivo al vertice che aveva tolto entusiasmo e divertimento a Rossi. Un cavallo di razza, abituato solo a vincere. Con un ruolo importante giocato dalle nuove gomme, che secondo il Doc e non solo hanno reso tutte le gare una sorta di terno al lotto.

 

Passato luglio in vacanza con la compagna e futura moglie (forse) Francesca Sofia Novello, per Rossi gli stimoli della pista sono finiti o quasi, almeno come pilota. Epilogo scontato, dunque, dopo tanti segnali nel merito lanciati durante le numerose interviste rilasciate ultimamente. Tempo di appendere il casco al chiodo mantenendo al contempo la parola data: annunciare il proprio futuro prima della ripresa del Motomondiale dopo il break estivo.

 

Parola mantenuta, che non coglie di sorpresa nessuno. Adesso, però, a cominciare dal doppio appuntamento austriaco Vale dovrà darsi da fare. Nove gare, se la pandemia lo permetterà, non sono poche per divertirsi, far divertire i tifosi e centrare il podio numero 200 nella classe regina prima dell’addio.

Impossibile tifare contro, anzi, poi sarà il tempo dei confronti per stabilire se il più grande motociclista italiano sia stato Rossi o Giacomo Agostini, che ha vinto sì di più ma potendo correre contemporaneamente in più classi.

 

Risposta ardua da dare, e per fortuna non impellente. Grazie di tutto, Dottore. A prescindere dall’epilogo della stagione 2021 e dal futuro roseo sia professionalmente che nella vita privata.

Sono stati 26 anni intensi, fatti di successi e delusioni (su tutte il Mondiale perso a Valencia contro il compianto Hayden), ma emozionanti come pochi e che valgono al Doc l’ingresso nella storia dello sport italiano e mondiale di un altro Rossi: l'eterno Valentino...

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