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MotoGP: se Rossi continuerà nel 2021 non sarà “per salutare i tifosi” Valentino Rossi - Credit: Robert Michael / IPA / Fotogramma
MOTOMONDIALE 22 maggio 2020

MotoGP: se Rossi continuerà nel 2021 non sarà “per salutare i tifosi”

di Federico Bandirali

Il Dottore deve decidere entro metà estate se proseguire passando alla Yamaha del team Petronas

Valentino Rossi ha le idee abbastanza chiare rispetto al futuro e alla possibilità di gareggiare anche nel 2021, almeno per quanto concerne gli obiettivi.

Elementi che si evincono da quanto affermato in un’intervista pubblicata sul sito ufficiale della MotoGP nella quale il Dottore ha tuonato: “Una cosa è certa, se vado alla Yamaha Petronas non lo farò per dire ciao ai miei tifosi. Piuttosto mi fermo”.

 

L’opzione di approdare al team malese ma con una moto identica a quella ufficiale, anche per sviluppo e gruppo di lavoro, è sul tavolo da tempo, ovvero da quando la casa di Iwata ha deciso di affidare per il biennio 2021-2022 le due M1 ufficiali a Maverick Vinales e a Fabio Quartararo, stella emergente “prelevata” proprio dal team Petronas.

 

Come già chiarito, il “Dottore” avrebbe preferito testare la propria competitività prima di decidere, ma la pandemia da coronavirus e il conseguente rinvio dell’inizio del Motomondiale (probabile il 19 luglio a Jerez con un calendario “particolare”) lo costringeranno ad affidarsi alle sensazioni, non ai riscontri della pista.

 

La scadenza fissata è per metà estate, anche perché il team di Razali non intende aspettare oltre, ma rispetto al cambio di scuderia le parole del campione di Tavullia fugano ogni dubbio, se mai ve ne fossero stati: “È una squadra giovane, ma al suo interno ci sono molte persone che conosco ed è un’opzione validissima, ora devo solo decidere. Ma già so che se andrò sarò in un team di primo livello, Petronas lo ha dimostrato l’anno scorso con Quartararo e Franco Morbidelli. Il mio primo obiettivo è continuare, ma devo vedere come sto”.

 

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L’idea che si sono fatti tutti nel paddock è che il matrimonio si celebrerà, ma i piani come detto erano altri, cioè “cambiare qualcosa nel team (il nuovo capotecnico David Munoz, n.d.r) e attendere l’estate per capire il mio livello di competitività rispetto al 2019, un aspetto cruciale”.

 

Tuttavia, come già detto altre volte, il Dottore si trova nella sfortunata condizione di dover scegliere se continuare o meno “senza poter correre. In sostanza, devo capire se dentro di me ho abbastanza forza e motivazione”.

 

Rossi ha poi chiarito di non aver ancora parlato con il proprietario del team Petronas, il malese Razlan Razali, “ma lo farò prossimamente e condivido appieno il suo pensiero quando afferma che devo andare là per essere competitivo e non pensare già al ritiro”.

 

Un argomento toccato marginalmente anche in un’altra intervista concessa a Repubblica, con Rossi che ha commentato la decisione della Yamaha ufficiale di non puntare sul suo talento ritenuto in “parabola discendente” anche nel 2021: “Me lo aspettavo, non è stata una sorpresa, ma il mio rapporto con loro va al di là di questo. Ci siamo dati tanto a vicenda, mi fa piacere che siano pronti a darmi una moto ufficiale anche per la prossima stagione”.

 

La competitività, però, è tutto per il fuoriclasse di Tavullia, combattuto tra la probabilissima nostalgia per i tempi che furono qualora, spiazzando i più, dovesse chiudere a fine 2020 dopo un mondiale “anomalo”: “Quando lascerò la MotoGP mi mancherà tanto: ho sempre fatto il pilota. Però vale la pena continuare solo se vai forte. Devo fare risultato, salire sul podio”.

 

Nulla di nuovo dunque, e la netta sensazione che la caccia al 10° titolo iridato proseguirà anche l’anno prossimo, ma il non sbilanciarsi lascia intendere come, qualche volta, l’idea di smettere sia stata più che una semplice ipotesi, anche per la frustrazione di competere con una moto inferiore non solo alla Honda e alla Ducati, ma per la lunghi tratti delle scorse stagioni anche alla Suzuki.

 

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