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NBA: i Thunder di Gallinari ko contro Memphis, ok Spurs e Pelicans Serge Ibaka (Toronto Raptors) - Credit: KR4 / IPA / Fotogramma
BASKWT NBA 2019-2020 8 agosto 2020

NBA: i Thunder di Gallinari ko contro Memphis, ok Spurs e Pelicans

di Federico Bandirali

San Antonio ritrova vittoria e Belinelli. Ennesimo ko per i Kings, mentre Boston demolisce Toronto

Altre sei partite nella bolla del Disney World resort Orlando, con la situazione ormai fluida a Est (Washington matematicamente fuori), e la battaglia per un posto nei playoff a Ovest che diventa sempre più serrata nonostante il primo successo di Memphis nella bolla.

Questi i risultati delle partite delle partite della notte NBA tra venerdì 7 e sabato 8 agosto:

Memphis Grizzlies-Oklahoma City Thunder 121-92

Dopo 4 ko consecutivi dalla ripartenza nella bolla, Memphis agguanta il primo successo e resta ottava a Ovest, anche se il play-in per accedere ai playoff è ormai scontato. Partenza razzo di OKC che vola via in avvio di match e sembra più volte sul punto di dilagare arrivando anche sul +18. Le rotazioni, però, sono allargatissime con la testa dei Thunder già rivolta alla postseason,

 

I Grizzlies ne approfittano, piazzano un contro-parziale monstre tra secondo e terzo quarto e mettono in ghiaccia il match che permette loro di tenere lontano le inseguitrici. Eloquenti i 12 di Gallinari in soli 19’, mentre Paul è il top score di OKC a quota 17. Memphis ne trova 22 di un solido Dillon Brooks, Valanciunas va in doppia doppia per l’ennesima volta (19+11), Ja Morant lo emula per punti segnati ma al posto dei rimbalzi “smazza” 9 assist deliziando i palati fini con giocate da fenomeno in erba nella parte finale del match.

Brooklyn Nets-Sacramento Kings 119-106

I decimati Nets centrano un bel successo nonostante le assenze importanti e numerose, piegando la resistenza dei Kings con quelli che, allo stato attuale, sono stati promossi in quintetto base. A deciderla i soliti tre: LeVert con 27 (e sette assist) e percorso quasi netto dal campo, Joe Harris con 21 e 5 triple, Jarrett Allen con una tripla doppia sfiorata da 17+11 con 8 assist smazzati che sono anche il record in carriera per il promettente centro di Brooklyn, che punta ancora al 7° posto a Est per evitare i Bucks nel 1° turno dei playoff.

 

Sacramento, ormai tagliata fuori dalla lotta per il play-in a Ovest, trova ancora in sontuoso Bogdanovic, che dopo aver scollinato i 30 nella precedente vittoria ne mette a referto 27 con 111 conclusioni a bersaglio su 19 tiri dal campo. Il contorno, però, è avvilente, con i Kings rientrati in hotel dopo la sconfitta per iniziare a preparare i bagagli: tempo 7 giorni e la “bolla” sarà solo un ricordo.

 

Philadelphia 76ers-Orlando Magic 108-101

Priva di Simmons, Philadelphia si aggrappa al quintetto base e a rotazioni ristrette per piegare i tenaci Orlando Magic. Al Horford (21), finalmente, si mostra all’altezza della situazione giocando in spot 4 accanto a un Embiid (23+13) salito di colpi nella ripresa e determinante nel parziale che chiude il match, mentre Tobias Harris centra la doppia doppia (23+15).

 

Orlando, ad ogni modo, non si strappa certo le vesti per una sconfitta che, complice quella di Washington, consegna ai “quasi padroni di casa” la certezza di giocare (e perdere) il primo turno di playoff. 22 per Fournier e 21 con 12 rimbalzi per Vucevic, ma senza prendersi il settimo posto a Est, con i Nets che sembrano averlo ipotecato, la sfida di post-season contro i Bucks del probabile MVP, Giannis Antetokounmpo, è una condanna annunciata.

 

New Orleans Pelicans-Washington Wizards 118-107

I Pelicans piegano gli Wizards, al quinto ko consecutivo dalla ripartenza e vera cenerentola nella bolla, con la sconfitta che chiude virtualmente la breve avventura di Washington nella “bolla” di Disney World. La matematica dice che, nonostante i 23 di Hachimura, e le prove solide di Bryant )(22) e Brown JR (20), la postseason non è più matematicamente raggiungibile, nemmeno passando dal play-in.

 

Diverse le aspettative dei Pelicans, che riescono a compensare l’assenza del rookie prodigio Zion Williamson rimanendo in corsa per lo spareggio playoff a Ovest, dove ormai è bagarre. 28 per un redivivo Jrue Holiday, con 17 del solito Ingram e sette uomini in doppia cifra per coach Gentry. Incluso un ritrovatoNicolò  Melli, che uscendo dalla panchina aggiusta la mano sbilenca delle ultime uscite chiudendo con 10 punti in 18’ sul parquet, l’80% al tiro e un paio di triple, aggiungendoci 6 rimbalzi e ben 3 stoppate, per un +18 di plus/minus che rende bene l’idea dell’impatto del lungo ex Fenerbahçe sul match.

San Antonio Spurs-Utah Jazz 119-111

 

Gregg Popovich ritrova sia Marco Belinelli (8) che il successo contro i rimaneggiati Jazz, privi di tutte le stelle e sempre costretti ad inseguire, continuando così a lottare per un posto ai playoff. 24 per White da una parte e Clarkson dall’altra, ma il gap finale non rende bene l’idea del dominio dei San Antonio Spurs, padroni del match per tutti i 48’ di gioco.

 

Toronto Raptors-Boston Celtics 100-122

In quella che, probabilmente, sarà la finale della Eastern Conference, i Celtics mandano un messaggio ai Raptors dominando i canadesi per 48’. Non solo, perché dopo aver iniziato il match nel migliore dei modi gli uomini di coach Stevens, trascinati da Brown (20 con 4 triple) e Tatum (18 in 28’ con un eloquente +38 di +/-). Ma non c’è solo il “J team” per la franchigia più vincente della storia Nba, con Kemba Walker )17) che accumula altri minuti importanti alla ricerca della miglior condizione fisica per la postseason pur dovendo convivere con un ginocchio che continua a creare problemi all’ex play di Charlotte.

 

Rotazioni allargate e sette uomini in doppia cifra per punti segnati tra i “verdi” di Boston, mentre Toronto trova solo VanVlett che per metterne 13 si deve prendere 14 tiri, con il quarto conclusivo utile solo a ridurre il gap e una sensazione di ridimensionamento generale per la truppa di coach Nurse dopo diverse uscite convincenti. Facile che, una volta visti scappar via i rivali, i Raptors abbiano staccato la spina sia fisicamente che mentalmente, salvando energie in ottica playoff, ma la debacle è di quelle “pesanti” psicologicamente.

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